Salario minimo, Bertelli: “Atto di civiltà per tutelare il lavoro. Aiuterà giovani e donne”
di Giovanni PonsPatrizio Bertelli, presidente del gruppo Prada
MILANO — Lo scontro politico sul salario minimo è sempre acceso ma tra i grandi imprenditori, come Patrizio Bertelli che guida il gruppo Prada, ci sono pochi dubbi sul fatto che vada introdotto. Anche se può portare a un incremento dei costi per le imprese, e quindi anche dei prezzi per i consumatori.
Dottor Bertelli, tra maggioranza e opposizione si è aperto un duro dibattito sulla necessità o meno di introdurre un salario minimo orario di 9 euro lordi in tutti i contratti di lavoro. Lei che idea si è fatto?
«Io credo che l’introduzione di un salario minimo sia innanzitutto un atto di civiltà. Ci sono ben quattro articoli della Costituzione, l’1, il 4, il 35 e il 37 che ribadiscono come la nostra Repubblica tuteli il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni. L’Italia è l’ottava potenza economica del mondo ma in Europa è una delle cinque nazioni, insieme a Austria, Danimarca, Finlandia e Svezia a non prevedere un limite minimo di retribuzione. Mi pare sia giunto il momento di colma…
MILANO — Lo scontro politico sul salario minimo è sempre acceso ma tra i grandi imprenditori, come Patrizio Bertelli che guida il gruppo Prada, ci sono pochi dubbi sul fatto che vada introdotto. Anche se può portare a un incremento dei costi per le imprese, e quindi anche dei prezzi per i consumatori.
Dottor Bertelli, tra maggioranza e opposizione si è aperto un duro dibattito sulla necessità o meno di introdurre un salario minimo orario di 9 euro lordi in tutti i contratti di lavoro. Lei che idea si è fatto?
«Io credo che l’introduzione di un salario minimo sia innanzitutto un atto di civiltà. Ci sono ben quattro articoli della Costituzione, l’1, il 4, il 35 e il 37 che ribadiscono come la nostra Repubblica tuteli il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni. L’Italia è l’ottava potenza economica del mondo ma in Europa è una delle cinque nazioni, insieme a Austria, Danimarca, Finlandia e Svezia a non prevedere un limite minimo di retribuzione. Mi pare sia giunto il momento di colmare questa lacuna».
Alcuni sindacalisti sono preoccupati che l’introduzione di un salario minimo induca gli imprenditori più aggressivi ad adeguare i salari verso il basso, qualora i loro contratti siano superiori ai 9 euro. È una giusta preoccupazione?
«Non credo proprio che gli imprenditori possano comportarsi in questo modo. I contratti nazionali dell’industria prevedono già salari superiori ai 9 euro e lì staranno. Semmai il salario minimo per legge contribuirebbe a mettere ordine nella giungla dei contratti, sono oltre mille quelli depositati, permettendo un adeguamento ai rapporti di lavoro con retribuzione oraria inferiore ai 9 euro e che secondo l’Istat rappresentano il 18,2% del totale e coinvolgono 3 milioni di lavoratori».
L’introduzione di un salario minimo potrebbe contribuire anche a migliorare quei rapporti di lavoro catalogati come “non standard”, cioè che mancano di uno o più elementi che caratterizzano il lavoro tradizionale?
«Di fatto sì, le forme di lavoro “non standard” riguardano le categorie più vulnerabili, sia dal punto di vista della continuità dei contratti, sia considerando la loro intensità lavorativa. Nel complesso sono quasi 5 milioni gli occupati considerati “non standard”, ovvero che non hanno forme di contratto tradizionali».
E sono soprattutto giovani….
«Chi si trova oggi in questa situazione sono principalmente giovani fino a 34 anni e donne».
Come è la situazione attuale del mercato del lavoro nelle aziende di moda?
«La professionalità del settore richiede un livello di eccellenza molto elevato e ciò implica importanti investimenti da parte delle società sulle risorse umane. Siamo impegnati nella formazione dei nuovi artigiani attraverso la Prada Group Academy. Lo scorso marzo abbiamo annunciato un piano di assunzione di 400 figure entro fine anno, di cui 200 saranno formate dalla Prada Group Academy. Le aziende come la nostra hanno il compito di dare continuità al sapere artigianale».
Avete fatto un accordo sindacale sul premio di risultato e sul welfare aziendale. Quali sono i vantaggi per l’azienda?
«L’accordo con le organizzazioni sindacali che abbiamo annunciato è un ottimo segnale per il gruppo. È fondamentale porre al centro delle attività i nostri collaboratori e le loro famiglie, facendo crescere nuove generazioni di lavoratori qualificati che abbiano il senso di appartenenza al gruppo Prada».
Molti imprenditori del Nord sostengono che dagli aumenti salariali andrebbero tolti i contributi, per lasciare nelle mani dei lavoratori più soldi. E ridurre il cuneo fiscale.
«Il livello salariale è un tema molto delicato nel panorama italiano da un pò di tempo a questa parte. A maggior ragione oggi, con livelli di inflazione alti. Credo che tutti gli strumenti che vanno nella direzione di un aumento del livello salariale dovrebbero essere presi in considerazione. Pubblico e privato, ciascuno con i propri strumenti e nei propri limiti, dovrebbero collaborare su questo tema, per evitare che si generi scontento sociale e per creare condizioni favorevoli a una crescita economica significativa nei prossimi anni».
I numeri di Prada del semestre sono in netto miglioramento, a cosa si deve questa performance?
«I nostri marchi Prada e Miu Miu, e tutto il gruppo nel suo complesso, continuano la loro crescita a doppia cifra, con vendite al dettaglio a più 21% anno su anno. Sia Prada sia Miu Miu confermano di avere un grande potenziale di crescita. E abbiamo presenza globale e ben bilanciata. La strategia è chiara e la nostra organizzazione rafforzata e ben equipaggiata per eseguirla. Ma dobbiamo considerare che il nostro settore ha vissuto un periodo di crescita molto elevata e andiamo sicuramente incontro a progressiva normalizzazione».
Come sta funzionando la nuova governance con l’arrivo dell’ad Andrea Guerra?
«Siamo molto soddisfatti dell’arrivo di Andrea Guerra e siamo contenti che abbia accettato questo incarico anche per facilitare il passaggio generazionale a Lorenzo. La nostra governance è chiara e l’organizzazione non può che beneficiare di questa struttura rinforzata».
L’accoppiata stilistica Miuccia Prada - Raf Simons sembra stia funzionando bene, quali sono i vantaggi e svantaggi?
«Non vedo svantaggi in questo senso. Miuccia Prada e Raf Simons lavorano molto bene insieme e i risultati del brand Prada sono la dimostrazione del fatto che la loro collaborazione funziona».