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La Casa Bianca avvisa Meloni: “Sui diritti Lgbtq+ serve più attenzione”. Lei sceglie di parlare a Fox, la tv pro-Trump

Giorgia Meloni e Joe Biden

 (afp)

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Il giorno dopo il faccia a faccia, precisazione di Washington. Critiche dal New York Times. A dicembre prevista l’uscita dalla Via della Seta: la premier a Pechino a novembre, prima le missioni di Tajani e Farnesina
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WASHINGTON – “Il Presidente Biden ha sollevato la questione dei diritti Lgbtq+ durante il suo incontro col primo ministro italiano Meloni, e ha espresso il proprio sostegno per l’uguaglianza di tutti gli individui”. Il giorno dopo il vertice di Washington, la Casa Bianca tiene a fare questa precisazione, con un messaggio inviato a Repubblica. Lo scopo è chiarire che il tema dei valori e dei diritti non è stato toccato in maniera generica, ma per riaffermare come gli Usa difendano il trattamento equo di tutte le persone.

Durante la conferenza stampa di giovedì sera, Meloni aveva risposto così ad una domanda riguardo le perplessità espresse dai media americani sulle politiche interne del suo governo: “Con Biden non abbiamo avuto un dialogo su questo tema. Il presidente ad un certo punto ha fatto un riferimento al tema degli Lgbtq+, parlando delle divisioni della politica. Ma se la sua domanda è se mi sia stato chiesto qualcosa su questo, nessuno lo ha fatto”. La Casa Bianca ha quindi se…

WASHINGTON – “Il Presidente Biden ha sollevato la questione dei diritti Lgbtq+ durante il suo incontro col primo ministro italiano Meloni, e ha espresso il proprio sostegno per l’uguaglianza di tutti gli individui”. Il giorno dopo il vertice di Washington, la Casa Bianca tiene a fare questa precisazione, con un messaggio inviato a Repubblica. Lo scopo è chiarire che il tema dei valori e dei diritti non è stato toccato in maniera generica, ma per riaffermare come gli Usa difendano il trattamento equo di tutte le persone.

Durante la conferenza stampa di giovedì sera, Meloni aveva risposto così ad una domanda riguardo le perplessità espresse dai media americani sulle politiche interne del suo governo: “Con Biden non abbiamo avuto un dialogo su questo tema. Il presidente ad un certo punto ha fatto un riferimento al tema degli Lgbtq+, parlando delle divisioni della politica. Ma se la sua domanda è se mi sia stato chiesto qualcosa su questo, nessuno lo ha fatto”. La Casa Bianca ha quindi sentito la necessità di chiarire. Perché magari è vero che nessuno ha chiesto nulla alla premier, non essendo questo il modo in cui si procede durante simili appuntamenti. Ma è altrettanto vero che la questione è stata sollevata da Biden con un obiettivo preciso, ossia esprimere “il suo sostegno per l’uguaglianza di tutti gli individui”. E questo per almeno due motivi. Il primo: la difesa dei diritti delle minoranze rappresenta un pilastro della politica del presidente — e in generale dei valori fondanti degli Stati Uniti — e quindi non può essere dimenticata, anche se in questo momento la fermezza di Meloni nel difendere l’Ucraina e la decisione di uscire dalla Via della Seta sono prioritarie. Il secondo è che l’anno prossimo — quando si spera l’invasione russa sia archiviata — ci saranno le elezioni presidenziali e Biden non può rischiare di alienare alcune constituency fondamentali per la sua rielezione, a partire dai bacini elettorali degli Lgbtq+ e delle altre minoranze.

E d’altra parte, la sintonia registrata nelle dichiarazioni pubbliche dei due leader nello Studio Ovale, all’insegna della “profonda amicizia”, non possono certo cancellare antiche diffidenze e consolidate distanze ideali. Mentre lo storico David Brover denuncia sul New York Times la ‘’vena autoritaria’’ del governo Meloni. La presidente del Consiglio, si sa, è stata a lungo una fan di Donald Trump, definito in passato “un modello”. L’altro ieri, interpellata, ha preferito dribblare la domanda sui fatti di Capitol Hill e la differente visione trumpiana sull’Ucraina, evitando di prendere le distanze dall’ex Presidente e dicendosi più genericamente «repubblicana”. Ecco, è sempre nella chiave dell’equilibrismo diplomatico che va interpretata anche la decisione di concedere nella notte italiana a Fox News l’unica intervista registrata ai media americani. Una testata che non ha perso la passione per Trump, nonostante i numerosi guai giudiziari (l’ultima incriminazione è di pochissime ore fa). Una rete che combatte furiosamente Biden e che nei suoi programmi allude ormai esplicitamente a un presunto declino cognitivo del Presidente. Scegliendo Fox, Meloni manda un segnale all’universo repubblicano e cerca di far digerire al proprio mondo il rapporto con il leader dem.

Resta il fatto che sul fronte delle scelte di politica internazionale le decisioni continuano a essere assunte in totale sintonia con la Casa Bianca. La prossima, in particolare, è fondamentale: l’uscita dalla Via della Seta. Dopo il faccia a faccia nello Studio Ovale, Meloni ha annunciato un imminente viaggio in Cina. Avverrà con ogni probabilità a novembre e servirà proprio a chiudere la partita del memorandum. L’abbandono italiano è previsto per dicembre. L’idea è costruire comunque una piattaforma che preservi gli scambi commerciali con Pechino in tutti i settori in cui non esiste un veto esplicito di Washington. La missione di Meloni sarà preceduta da almeno due trasferte: già la prossima settimana un inviato della Farnesina volerà in Cina, poi toccherà ad Antonio Tajani.

E certo dell’uscita soft dalla Via della Seta si è finito a parlare anche ieri, durante l’incontro privato tra la premier ed Henry Kissinger. Un colloquio annunciato a sorpresa e ospitato a Villa Firenze, la residenza dell’ambasciatrice italiana Mariangela Zappia. Il centenario ex segretario di Stato americano, grande esperto di relazioni con la Cina e “punto di riferimento — per dirla con la premier — della diplomazia”, è reduce tra l’altro da una missione a Pechino che lo ha condotto una settimana fa a colloquio con Xi Jinping. Un contatto utile a Meloni, un canale di comunicazione sempre attivo con il Dragone.

La visita nella capitale americana porta in dote anche il plauso degli Stati Uniti alla candidatura italiana all’Expo 2030 e la visita al cimitero militare di Arlington. In serata, ricevimento in ambasciata e incontro con diversi amministratori delegati di aziende. Un appuntamento a cui è invitata anche la direttrice del Fmi Kristalina Georgieva, cruciale per sbloccare i prestiti alla Tunisia. “Ho visto in ambasciata anche Kristalina Georgieva" e "abbiamo scambiato qualche battuta sul G7 e naturalmente anche sulla Tunisia" ha detto la premier dopo il ricevimento. Oggi, infine, qualche ora di svago per la premier, accompagnata a Washington anche dalla figlia Ginevra.

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