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Reddito di cittadinanza, i timori dei sindaci di destra: “In arrivo turbolenze sociali”. La richiesta al governo di agire subito

(ansa)
La preoccupazione dei primi cittadini dopo l’sms dell’Inps che annuncia lo stop al sussidio e invita a rivolgersi ai servizi sociali. Lagalla: “Ci saranno fibrillazioni, è inevitabile”
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ROMA — Non è questione di sinistra o di destra, è che il governo  – questa l’opinione condivisa – ha scaricato sui sindaci la povertà. Perciò anche i sindaci di destra sono sul fronte del malcontento e preoccupati per quello che accadrà con la cancellazione del Reddito di cittadinanza. E per il caos generato dall’sms dell’Inps che ha convinto chi ha perso l’assegno che a supplire saranno i servizi sociali dei Comuni, a cui invita a rivolgersi. Senza considerare che le città non hanno fondi, personale e piattaforme per dare risposte immediate.

E così a Castellammare di Stabia, comune del napoletano, commissariato, è stato affisso l’avviso: “Si invitano i cittadini a non recarsi presso l’ufficio servizi sociali senza essere convocati, in quanto Comune e servizi sociali non hanno alcuna facoltà di riattivare il Reddito di cittadinanza sospeso. Appena riceveranno istruzioni, saranno i servizi sociali a convocare tempestivamente”. «Le turbolenze sociali», così le chiama il …

ROMA — Non è questione di sinistra o di destra, è che il governo  – questa l’opinione condivisa – ha scaricato sui sindaci la povertà. Perciò anche i sindaci di destra sono sul fronte del malcontento e preoccupati per quello che accadrà con la cancellazione del Reddito di cittadinanza. E per il caos generato dall’sms dell’Inps che ha convinto chi ha perso l’assegno che a supplire saranno i servizi sociali dei Comuni, a cui invita a rivolgersi. Senza considerare che le città non hanno fondi, personale e piattaforme per dare risposte immediate.

E così a Castellammare di Stabia, comune del napoletano, commissariato, è stato affisso l’avviso: “Si invitano i cittadini a non recarsi presso l’ufficio servizi sociali senza essere convocati, in quanto Comune e servizi sociali non hanno alcuna facoltà di riattivare il Reddito di cittadinanza sospeso. Appena riceveranno istruzioni, saranno i servizi sociali a convocare tempestivamente”. «Le turbolenze sociali», così le chiama il primo cittadino di Catania Enrico Trantino, «sono tante». Trantino è un esponente di Fratelli d’Italia, meloniano di chiara fede. Si dichiara «agnostico» sul Reddito di cittadinanza. Ma una cosa sa, e cioè che «da lunedì ho convocato una riunione con i servizi sociali per organizzare cosa fare». Catania, nella classifica dei percettori di Reddito del 2019, risultava la quinta città con più richieste. Ma nel gruppetto di testa tra i territori dove l’assegno ha svolto un ruolo fondamentale di lotta alla povertà c’è Palermo. Roberto Lagalla, alla guida di una giunta di centrodestra, premette che «va riconsiderata la modalità e io ho sempre avuto molte riserve su come è stato erogato». Ma con altrettanta franchezza ammette: «Ci sarà una fibrillazione, è inevitabile. Sono un po’ preoccupato, ma posso assicurare che nessuno di coloro che hanno bisogno sarà lasciato indietro». Nel capoluogo siciliano sono arrivati 11.573 sms di sospensione del Rdc, a Napoli 21 mila, perché sono Campania e Sicilia le regioni a più alto numero di assistiti. Al Nord la situazione è diversa. Il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, forzista, che amministra la città complessivamente da 17 anni, sostiene che del Rdc non c’è bisogno: «Qui mancano i cuochi, i macellai, gli operai, ai ragazzi va detto che devono andare a lavorare. Il Sud? Il Sud dobbiamo rilanciarlo!».

L’Anci, l’associazione dei Comuni, guidata da Antonio Decaro, batte un colpo: nelle prossime ore incontrerà la ministra del Lavoro, Marina Calderone, per dire che così i Comuni non possono farcela. Si sfoga Decaro, sindaco dem di Bari: «Già sarà complicata la tenuta sociale dopo il taglio del Reddito, poi l’errore di comunicazione dell’Inps di rivolgersi ai Comuni sta recando ulteriori difficoltà in famiglie e persone già fragili». E Roberto Pella, forzista, sindaco di Valdengo, vice presidente dell’Anci, concorda sul fatto che «misure contro la povertà ci vogliono subito». A suonare l’allarme è il sindaco di Benevento e politico centrista di lungo corso, Clemente Mastella. «Benevento non è Napoli, ma quando si accende la miccia la collera sociale è un fuoco che arriva ovunque». Sollecita a dire «agli utenti di non rivolgersi ai Comuni che non hanno possibilità materiali per fare fronte a difficoltà sociali di questo tipo. Gli occupabili, supportati verso l’inserimento lavorativo con un sostegno di 353 euro, dovranno andare ai centri per l’impiego». E anche il sindaco di Ercolano, Ciro Buonajuto, di Italia Viva, commenta: «Sono critico sul Reddito, ma ora si scaricano le difficoltà sulle spalle dei Comuni. Io sono preoccupato, un quinto dei residenti a Ercolano campa con l’assegno».

I sindaci del centrosinistra sono sul piede di guerra. Matteo Ricci, primo cittadino dem di Pesaro e presidente di Ali, attacca: «Il governo scarica la responsabilità sociale sui Comuni che non hanno risorse per fare fronte al taglio del Rdc». E i sindaci di Catanzaro, Nicola Fiorita, di Cosenza, Franz Caruso, di Reggio Calabria, il facente funzione Palo Brunetti, di Crotone, Vincenzo Voce hanno avvertito il governo che «c’è bisogno di una deroga». Osvaldo Napoli, di Azione, sintetizza: il cerino è stato lasciato in mano ai sindaci.

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