“Niente veti su Le Pen”. La campagna di Salvini che non piace a Meloni
dal nostro inviato Emanuele LauriaCERVIA – La nuova rincorsa elettorale dell’ex Capitano comincia in sella a una rassicurante bici con il cestello, lontano dalla consolle del dj, dalle cubiste, dai mojito. Matteo Salvini riparte da Milano Marittima ma non dagli eccessi del Papeete: nello stabilimento balneare dal quale nel 2019 lanciò il fallito assalto al governo Conte manco si fa vedere. Preferisce un lido a mezzo chilometro di distanza, al riparo da fotografi e telecamere, erige un muro davanti alle poche ore di vacanza con il figlio, si concede un pranzo con alcuni fedelissimi sulla spiaggia della Pinarella: ci sono Stefano Bolognini, Jacopo Morrone, l’eurodeputato Massimo Casanova. Ecco il low profile del segretario di un partito pacificato che, attorno a un’immagine istituzionale, fa partire la campagna per le Europee. Non rinunciando a essere ruvido nei confronti degli alleati, a picchiare duro sulle future intese internazionali. A dividere.
Sul palco sotto la Torre di San Michele dice ai compagni di viagg…
CERVIA – La nuova rincorsa elettorale dell’ex Capitano comincia in sella a una rassicurante bici con il cestello, lontano dalla consolle del dj, dalle cubiste, dai mojito. Matteo Salvini riparte da Milano Marittima ma non dagli eccessi del Papeete: nello stabilimento balneare dal quale nel 2019 lanciò il fallito assalto al governo Conte manco si fa vedere. Preferisce un lido a mezzo chilometro di distanza, al riparo da fotografi e telecamere, erige un muro davanti alle poche ore di vacanza con il figlio, si concede un pranzo con alcuni fedelissimi sulla spiaggia della Pinarella: ci sono Stefano Bolognini, Jacopo Morrone, l’eurodeputato Massimo Casanova. Ecco il low profile del segretario di un partito pacificato che, attorno a un’immagine istituzionale, fa partire la campagna per le Europee. Non rinunciando a essere ruvido nei confronti degli alleati, a picchiare duro sulle future intese internazionali. A dividere.
Sul palco sotto la Torre di San Michele dice ai compagni di viaggio italiani di non mettere veti su Marine Le Pen, sui tedeschi dell’Afd, sugli austriaci di Fpo. Estremisti di matrice nazionalista e populista che, ricorda Salvini, nei loro Paesi rappresentano secondo i sondaggi la prima o la seconda forza politica: “Non si posso escludere dal centrodestra europeo che si vuole costruire”. La reazione, dagli ambienti di FdI, è a dir poco fredda: “Nessuna preclusione ma il pieno sostegno all’Ucraina per noi è una linea rossa”, fa sapere una fonte della delegazione meloniana a Bruxelles. E i partner di Salvini a Bruxelles, su questa materia, non rispettano i parametri richiesti. Alternative fur Deutschland, ad esempio, ha scelto come capolista Maximilian Krah, un deputato noto per le sue posizioni filorusse, che peraltro ha dichiarato di non credere a un progetto di destra europea allargata.
Le Pen con il Ppe non vuol dialogare (sentimento corrisposto), mentre Fpo punta a guidare senza particolare riguardo per la causa ucraina un Paese, l’Austria, che è fuori dalla Nato. La premier Giorgia Meloni, che peraltro è di ritorno da un viaggio alla Casa Bianca in cui ha promesso a Biden il pieno appoggio dell’Italia contro l’aggressione di Putin, non può permettersi un’intesa con queste forze politiche. “I problemi che ha oggi la Lega sono frutto degli errori del passato", si fa sapere da ambienti di Fratelli d’Italia in Europarlamento. Il viaggio è ancora lungo ma le pregiudiziali, insomma, sono già state poste. Carlo Fidanza, il capodelegazione, dice che “la priorità è far crescere il più possibile la famiglia dei conservatori e costruire terreni di accordo con un Ppe che dimostra di non volere più guardare a sinistra. A urne chiuse si valuteranno gli allargamenti”. “Ovviamente la Lega fa parte di percorso”, dice Fidanza. E non si spinge oltre.
Ma Salvini, a Cervia, ha comunque segnato una direzione. E non intende indietreggiare. Anzi, nei dieci mesi che mancano alle Europee, tenterà di marcare le distanze. E di fare campagna elettorale attraverso la sua azione nel governo. La conferenza di martedì scorso alla Lanterna di via Tomacelli, a Roma, nella quale ha radunato manager pubblici e rappresentanti di ordini professionali per illustrare i progetti di grandi opere, sarà replicata in altre regioni italiane. In Sicilia, per parlare del Ponte sullo Stretto; in Piemonte, per la Torino-Lione. Sarà il tour dell’”ingegner” Salvini, le cui foto con il casco da cantiere invadono i social. Il tutto mentre il leader leghista di stanza a Porta Pia rafforza anche la sua rete di relazioni sindacali. A Cervia, sul palco della festa del Carroccio, hanno parlato solo i rappresentanti dei sindacati che su materie di stretta attualità - come il no al salario minimo - sono in linea con la Lega: Luigi Sbarra della Cisl, Francesco Paolo Capone dell’Ugl (storico bacino di voti leghisti gestiti dal sottosegretario Claudio Durigon), Roberto Capobianco di Conflavoro, sigla che rappresenta 80 mila piccole e medie imprese. La partita della Lega è iniziata. “I rapporti fra Matteo e Giorgia non sono mai stati migliori che in questo periodo”, garantiscono dallo staff del segretario. Ma competition is competition, e Salvini deve dimostrare di riuscire a risalire la china, rispetto almeno ai sondaggi che continuano a collocare la Lega al 9 per cento. A costo di continuare a irritare gli alleati con la rivendicazione di scomode amicizie internazionali e i proclami di condoni fiscali a