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“Ci tolgono il Reddito senza darci lavoro”. Nella periferia di Bari che tifava Meloni

Viaggio nel nel quartiere San Paolo dove sono 4.000 i fruitori del sussidio tolto dal governo: “Abbandonati con un sms senza alternative”. L’allarme di don Cassano: “Le mafie arrivano come agenzie di welfare”
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BARI — La condanna arriva alle sette della sera, quando il sole si abbassa e il vento è diventato il protagonista principale della scena: leggero ma piacevole. Mauro, 45 anni, per venti minuti spiega la sua frustrazione davanti al messaggio ricevuto dall’Inps che gli comunicava che non avrebbe più potuto percepire il Reddito di cittadinanza. «Io che sono andato ad attaccare i manifesti di Giorgia alle elezioni», dice indicando in realtà cartelloni vecchi, quelli con il fondo blu con Meloni che sembra Charlize Theron (e sulla sua faccia qualcuno ha scritto a penna: “Vai Giorgia”, con cinque punti esclamativi), «io che ci ho creduto, ho avuto il messaggio. La verità è che quando arrivano al Governo, sono tutti uguali: rizz vacant». Ora in barese, l’espressione «rizz vacant» significa «riccio vuoto» che a queste latitudini è da intendersi come la peggiore delle offese: perché davanti alla migliore delle promesse (un riccio da aprire), si manifesta il massimo delle delusione (nessun frutt…

BARI — La condanna arriva alle sette della sera, quando il sole si abbassa e il vento è diventato il protagonista principale della scena: leggero ma piacevole. Mauro, 45 anni, per venti minuti spiega la sua frustrazione davanti al messaggio ricevuto dall’Inps che gli comunicava che non avrebbe più potuto percepire il Reddito di cittadinanza. «Io che sono andato ad attaccare i manifesti di Giorgia alle elezioni», dice indicando in realtà cartelloni vecchi, quelli con il fondo blu con Meloni che sembra Charlize Theron (e sulla sua faccia qualcuno ha scritto a penna: “Vai Giorgia”, con cinque punti esclamativi), «io che ci ho creduto, ho avuto il messaggio. La verità è che quando arrivano al Governo, sono tutti uguali: rizz vacant». Ora in barese, l’espressione «rizz vacant» significa «riccio vuoto» che a queste latitudini è da intendersi come la peggiore delle offese: perché davanti alla migliore delle promesse (un riccio da aprire), si manifesta il massimo delle delusione (nessun frutto).

Ed è da qui, quindi, dal riccio vuoto di Bari, che bisogna partire per capire che sta accadendo in queste ore nell’Italia del Reddito che non c’è più. Certo, l’Italia di qualche truffatore e di alcuni sfaticati. Ma soprattutto - a passeggiare per le strade del quartiere San Paolo di Bari, 50mila persone e 4mila fruitori del reddito - l’Italia di gente sfortunata, per anni abbandonata, che aveva trovato una stampella e che ora con un sms ha scoperto che qualcuno gliel’ha tolta da sotto le gambe.

«Ho 59 anni e il messaggio mi è arrivato l’altra mattina», racconta Roberto Lissona. «La mia famiglia aveva una piccola azienda di grossisti. Trasportavamo merce con i furgoni. L’arrivo degli ipermercati ci ha ucciso. I miei genitori poi si son ammalati, io ero solo e mi sono perso. Il Reddito ha aiutato in questi anni, non lo nego. Ma quasi me ne vergognavo: io voglio lavorare ma è difficile alla mia età. Non ho più il fisico per sopportare lavori e paghe da schiavo. I soldi dello Stato mi hanno aiutato a pagare l’affitto e fare la spesa. Ma ho sempre sperato che arrivasse la chiamata per un impiego e non l’sms che mi toglieva l’assegno». Roberto dice di essere un simpatizzante della premier, da sempre. Il San Paolo nel 2018 aveva votato in massa per il Movimento 5 Stelle, raggiungendo oltre il 60 per cento. Nel 2022 invece ha scelto la Meloni: nei collegi uninominali hanno stravinto i candidati del centrodestra e anche nelle sezioni del San Paolo, per esempio la numero 11 della scuola elementare Chiaia, c’è stato l’incredibile sorpasso. «Sapevamo che Meloni contestava il reddito, e infatti chi ha votato 5 Stelle lo ha fatto proprio per paura di perderlo. Ma anche a me il Reddito così creava un problema – continua Roberto – perché non volevo i soldi ma il lavoro. Questo governo mi ha tolto entrambe le cose».

«Forse chi ha scelto questa strada per comunicare lo stop al Reddito non ha capito il contesto nel quale si muove» dice Nicola Paparella, uno dei responsabili dei patronati della Cgil qui al San Paolo. «Questa gente contava su quei soldi, perché così lo Stato aveva detto loro promettendo di aiutarli a trovare un impiego: hanno affitti, impegni economici con la famiglia. Tutto da un giorno all’altro sparisce, lasciandoli abbandonati in mezzo alle onde. Ma ce ne rendiamo conto?».

Filippo Melchiorre è il senatore di questo collegio, eletto con Fratelli d’Italia: consigliere comunale da più di 20 anni, ex assessore ai Servizi sociali nelle giunte di centrodestra, persona assai perbene, tra i preferiti di Pinuccio Tatarella, che qui vale come importante punto di curriculum. «Noi non abbiamo tradito alcuna promessa: chi ci votava, sapeva che avremmo eliminato il Reddito. E che noi manteniamo le promesse». Ma così è spingere nel vuoto, senza paracadute. «Tocca ai Comuni» dice Melchiorre. «Da assessore, ho contribuito a fondare la prima comunità di ex detenuti proprio qui al San Paolo. Fu un successo. È una questione di prospettiva: non bisogna portare il pesce a casa dei cittadini, ma dare loro la canna da pesca». Francesca Bottalico, pasionaria assessora ai Servizi sociali della giunta Decaro, alla metafora di Sanpei non ci sta: «È assurdo non aver pianificato un percorso di accompagnamento, un sostegno per le persone. E per le amministrazioni, con risorse umane ed economiche. Tra un mese avremo migliaia di persone sotto gli uffici».

E quello, forse, è il rischio meno grave. Don Angelo Cassano, prete di un quartiere vicino e altrettanto difficile, Japigia, e segretario regionale di Libera, ha una paura ancora peggiore: «Le mafie arrivano come agenzie di welfare dove lo Stato si ritira. Chi perde il reddito, perde la speranza ed è pronto a tutto, quello che la criminalità organizzata vuole. Proprio a Bari abbiamo sentito un capomafia lamentarsi del reddito di cittadinanza: «Nessuno vuole venire a lavorare più con noi, perché hanno il Reddito, diceva. A conferma che l’antimafia si fa non con la repressone ma con le misure sociali».

Era quello che il San Paolo si aspetta dai politici di cui si fida. Pochissimi, per la verità. Da sempre questo è territorio di grandi portatori di voti, diciamola come è scritto nelle carte della magistratura: di corruzione elettorale. E invece a queste politiche – e in parte anche alle precedenti, così come alle comunali – hanno votato perché ci hanno creduto. «Io ho votato per Giorgia perché mi piace, è donna si è fatta da sola»: Alessia, 39 anni e due figlie, è appena scesa dalla metropolitana che collega il quartiere con il centro - un’opera che ha cambiato la vita di molti - lavora come colf, a nero, in una casa del più centrale quartiere Libertà per 8 euro all’ora, non prende il Reddito per «motivi di mio marito». «Forse - aggiunge - quando vanno lì, diventano davvero tutti uguali. Noi invece rimaniamo gli stessi». Dal treno scende anche una bambina bellissima di nemmeno tre anni. L’hanno chiamata Elodie. Perchè, faticando ogni giorno con la geografia, sperano nella fantasia.

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