Da Telekom alle stragi: le commissioni “clava” che piacciono alla destra
di Concetto VecchioROMA – Correva il 2002. Silvio Berlusconi l’anno prima aveva stravinto le elezioni, il centrosinistra si leccava le ferite. Un po’ come ora. A maggio, nel giro di pochi giorni, il Parlamento, su impulso del centrodestra, istituì due commissioni d’inchiesta: Telekom-Serbia e Mitrokhin. La prima poggiava sulle vanterie di uno strano personaggio, Igor Marini, che sosteneva di saperla lunga su presunte tangenti versate a Romano Prodi, Piero Fassino, Lamberto Dini. La seconda voleva vederci chiaro, in chiave ex Pci, sul dossier dell’ex archivista del Kgb, Vasilij Nikitič Mitrokhin.
Fino a quel momento le commissioni parlamentari d’inchiesta si erano occupate in larga parte di rilevanti questioni sociali (la mafia, il Sud, il terremoto dell’80) o di tragedie della Repubblica (il delitto Moro, la P2), ora l’impressione era di trovarsi dinanzi a un inedito: commissioni cioè che avevano nel mirino gli avversari politici, per giunta all’opposizione.
Un po’ come sta avvenendo ora, Guido Cal…
ROMA – Correva il 2002. Silvio Berlusconi l’anno prima aveva stravinto le elezioni, il centrosinistra si leccava le ferite. Un po’ come ora. A maggio, nel giro di pochi giorni, il Parlamento, su impulso del centrodestra, istituì due commissioni d’inchiesta: Telekom-Serbia e Mitrokhin. La prima poggiava sulle vanterie di uno strano personaggio, Igor Marini, che sosteneva di saperla lunga su presunte tangenti versate a Romano Prodi, Piero Fassino, Lamberto Dini. La seconda voleva vederci chiaro, in chiave ex Pci, sul dossier dell’ex archivista del Kgb, Vasilij Nikitič Mitrokhin.
Fino a quel momento le commissioni parlamentari d’inchiesta si erano occupate in larga parte di rilevanti questioni sociali (la mafia, il Sud, il terremoto dell’80) o di tragedie della Repubblica (il delitto Moro, la P2), ora l’impressione era di trovarsi dinanzi a un inedito: commissioni cioè che avevano nel mirino gli avversari politici, per giunta all’opposizione.
Un po’ come sta avvenendo ora, Guido Calvi? «Ci sono similitudini», risponde il giurista, allora parlamentare dei Ds, e vice della Commissione presieduta da Enzo Trantino, avvocato del Msi e padre dell’attuale sindaco di Catania, Enrico. «Andammo persino a Belgrado, ad interrogare la direttrice della Banca centrale serba. Furono mesi di martellante campagna di stampa, soprattutto sui giornali della destra. Un esempio di stupidità politica. Perché l’inchiesta non approdò a nulla, era tutto falso, non ci fu nemmeno la relazione finale, e io portai le carte al procuratore Maddalena di Torino. Marini venne condannato per calunnia».
Oggi l’opposizione si ribella alla Commissione Covid, perché vi coglie un modo per processare i governi Conte e Draghi. Protesta per quella sul reddito di cittadinanza contro l’ex presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, si oppone alla riscrittura degli anni di piombo e della strage alla stazione di Bologna: tutte portate avanti da Fratelli d’Italia. «Le commissioni clava», denunciano Pd, M5S, +Europa.
Fabio Rampelli (Fdi) però insiste nel chiedere un’indagine «sui giovani caduti di sinistra e di destra». Alfredo Antoniozzi ribadisce che va fatta pure quella sulle stragi: «Su Bologna ci sono troppi aspetti da chiarire». Oggi - proprio nel giorno dell’anniversario - il Pd, con Andrea De Maria, illustrerà una mozione in aula in cui si chiede che le commissioni non interferiscano con le sentenze dei giudici, che hanno accertato la matrice fascista della bomba.
Piovono commissioni d’inchiesta. Anche il centrosinistra ha le sue, perché vige una sorta di manuale Cencelli. Femminicidio. Periferie. Morti sul lavoro. Per il Covid manca il via libera del Senato. A fine giugno è stata varata in Commissione quella su Emanuela Orlandi. Ripartirà quella sulla morte di David Rossi e sugli abusi nel centro di Forteto, voluta dalla destra. Quella sulla tragedia Moby Prince, presieduta dal livornese Andrea Romano, è stata chiusa alla fine della scorsa legislatura, ma il pd Marco Simiani ha proposto di rifarne un’altra.
Sono troppe? Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella la settimana scorsa ha mandato un segnale fortissimo sul merito. «In quel messaggio ha detto che non possono essere al quadrato: quelle che fanno l’indagine all’inchiesta giudiziaria», specifica il costituzionalista Michele Ainis. «L’articolo 82 della Costituzione afferma che i poteri sono gli stessi della magistratura, in caso di audizione di un testimone, ma non fino al punto di trasformarsi in un quarto giudizio». E l’inchiesta Covid su Roberto Speranza e Giuseppe Conte è stata appena chiusa con l’archiviazione: Calvi assisteva Speranza.
Ainis ricorda che le commissioni sono di due tipi. Quelle politiche, volte a indagare su comportamenti deviati dello Stato, come la P2, o quelle legislative, che raccolgono elementi per poi legiferare, esempio: la giungla retributiva. «Nella legislatura 2013-2018 ne sono state ben varate sedici. Io ci vedo lo specchio di un disordine istituzionale. Riguarda anche il governo che legifera con i decreti legge. Nessuno, come ha ricordato Mattarella, fa più il proprio mestiere».