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La riforma Rai targata Pd: “Serve il modello Bbc per fermare la lottizzazione”

Stop alle nomine di partito e cda nominato da una Fondazione nella proposta di legge
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Mai più lottizzazione. Men che meno vertici designati in base alla fedeltà, anziché alla competenza. Una prima bozza della proposta di legge è pronta. Si compone di quattro articoli e punta a fare ciò che le forze politiche, nessuna esclusa, predicano da anni: liberare la Rai dai partiti. Sottrarla al giogo del governo che, specie con la riforma Renzi, ha ampliato a dismisura i suoi poteri di intervento sulla Tv di Stato. In che modo? Affidando a una Fondazione – i cui organismi saranno nominati non già dall’esecutivo, ma da soggetti istituzionali e accademici in base a criteri di acclarata professionalità – tutti gli aspetti organizzativi e di indirizzo del servizio pubblico, mentre al Cda dell’azienda resteranno solo compiti di gestione e operativi. 

La road map

L’idea è farina del sacco democratico, ma lo schema che si intende seguire è quello del salario minimo: alla ripresa di settembre, prima di essere depositato in Parlamento, la segretaria Elly Schlein offrirà il testo al…

Mai più lottizzazione. Men che meno vertici designati in base alla fedeltà, anziché alla competenza. Una prima bozza della proposta di legge è pronta. Si compone di quattro articoli e punta a fare ciò che le forze politiche, nessuna esclusa, predicano da anni: liberare la Rai dai partiti. Sottrarla al giogo del governo che, specie con la riforma Renzi, ha ampliato a dismisura i suoi poteri di intervento sulla Tv di Stato. In che modo? Affidando a una Fondazione – i cui organismi saranno nominati non già dall’esecutivo, ma da soggetti istituzionali e accademici in base a criteri di acclarata professionalità – tutti gli aspetti organizzativi e di indirizzo del servizio pubblico, mentre al Cda dell’azienda resteranno solo compiti di gestione e operativi. 

La road map

L’idea è farina del sacco democratico, ma lo schema che si intende seguire è quello del salario minimo: alla ripresa di settembre, prima di essere depositato in Parlamento, la segretaria Elly Schlein offrirà il testo al confronto di tutti i gruppi di opposizione per provare a costruire un’ampia convergenza. Quindi, dopo aver allargato il dibattito a esperti del settore e dipendenti Rai, tenterà di coinvolgere anche la maggioranza. Così da arrivare all’approvazione della legge – questo è l’obiettivo – entro la prossima estate, quando l’attuale board giungerà a scadenza naturale e potrà essere rinnovato con le nuove regole.

Modello Bbc

“Oggi la Rai, più che in passato, rischia una paralisi decisionale dovuta all’incrocio tra la tradizionale lottizzazione e un incerto bipolarismo”, si legge nelle premesse della proposta dem. Ma “in un panorama di grandi cambiamenti nel campo delle comunicazioni, un’azienda che non sia in grado di prendere decisioni strategiche corre il serio pericolo di essere tagliata fuori da ogni competitività”. Da qui la necessità di introdurre “elementi strutturali che migliorino la qualità” dell’offerta; di stabilire una nuova governance capace di “allentare il controllo della politica”; di procedere con una profonda revisione dell’assetto societario sul modello “dei grandi servizi pubblici occidentali”. In particolare la britannica Bbc, la più antica e prestigiosa emittente pubblica del mondo.

Regole anti-lottizzazione

Secondo il Pd l’invadenza dei partiti compromette non solo il pluralismo, che è comunque bene primario, ma il funzionamento stesso del principale broadcaster nazionale: “Oggi la lottizzazione va di pari passo con l’instabilità del vertice societario”, che infatti di solito cambia – come si è visto – a ogni cambio di maggioranza politica, determinando l’impossibilità di fare progetti di sviluppo a medio-lungo termine. E però “nessuna azienda radiotelevisiva può funzionare in un contesto di precarietà permanente come l’attuale”, spiegano i dem: “Mandati troppo brevi, scarsa autonomia decisionale e organizzativa del management, mancato inserimento di risorse professionali giovani e qualificate sono sintomi di una malattia che mette in forse l’avvenire del servizio pubblico”. È dunque necessario invertire la rotta prima che l’agguerritissima concorrenza di Mediaset, per non parlare delle grandi piattaforme come Netflix e Prime, prendano il sopravvento. Grazie a una riforma che metta “la Rai in condizione di competere nello scenario futuro, recuperando quell’autonomia e quell’indipendenza strutturali che rappresentano la condizione per offrire una vera diversità di contenuti editoriali rispetto alla televisione commerciale”.

La Fondazione

Alla base della proposta c’è la costituzione di una Fondazione, che assume il ruolo di azionista di controllo ora esercitato dal governo per il tramite del ministero dell’Economia: a essa sono attribuiti compiti di indirizzo e di impulso; di tutelare e rappresentare l’utenza; di predisporre, far sottoscrivere e far rispettare il contratto di servizio; di difendere l’autonomia anche attraverso il potere di scelta degli amministratori della concessionaria radio-tv, ai quali resteranno funzioni meramente gestionali e operative. La nomina del Cda Rai spetterà perciò alla Fondazione. Ragione per quale sono stati fissati paletti una serie di paletti molto stringenti per garantire autorevolezza e libertà d’azione: composto da 11 membri “scelti tra persone di riconosciuto prestigio professionale e di notoria indipendenza, che si siano distinte nei settori della comunicazione, dell’audiovisivo, del cinema, delle arti, della cultura, del diritto, dell’economia, dei mezzi di comunicazione, delle reti di comunicazione elettronica o delle nuove tecnologie”, il Consiglio della Fondazione verrà designato da una pluralità di soggetti istituzionali e accademie. Cinque dai presidenti delle Camere, due dalla Conferenza Stato-Regioni, due dalla Conferenza dei rettori universitari, uno dai Lincei, l’ultimo eletto dai dipendenti di Viale Mazzini.

La clausola

In più si prevede anche una clausola contro i “trombati” della politica: non potrà farne parte chi “nei due anni precedenti” abbia ricoperto incarichi di governo, elettivi a qualunque livello o ruoli e uffici di rappresentanza nei partiti, ovvero l’incarico di presidente, amministratore delegato o consigliere di amministrazione nell’ambito di imprese private operanti nel settore delle comunicazioni. Quanto alle finalità generali, la Fondazione “garantisce l’autonomia del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale dal potere politico ed economico; verifica il valore pubblico della programmazione; assicura la gestione efficiente della Rai e di tutte le società controllate”. Una specie di sogno per spegnere Tele-Meloni e restituire competenza, merito e indipendenza al servizio pubblico.

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