Panino contro spezzatino. Cambia il menu dei tg sovranisti. Almeno in tv, che alla radio è tutta un’altra storia. In radio il direttore si chiama Francesco Pionati ed è lui lo chef stellato del “panino Rai”, qualcuno gliene attribuisce persino l’invenzione, anche se il copyright pare appartenga a Clemente Mimun che lo cucinò per la prima volta trent’anni orsono nell’angolo cottura del Tg2. Ebbene, il nuovo capo supremo del Tg1, quel Gian Marco Chiocci caro a Giorgia Meloni, non ne vuol più sapere dei sandwich tradizionali in cui, nei servizi politici, si dà voce prima al governo (oppure alla maggioranza), ci si infila in mezzo una spruzzatina di opposizione e si chiude di nuovo con la maggioranza, che così ha l’ultima parola su ogni tema del giorno. L’ex inviato del Giornale lo ha detto in redazione illustrando il suo piano editoriale, approvato con il 71% dei voti, un consenso più alto rispetto ai predecessori: “E meno male che erano tutti di sinistra”, hanno subito ironizzato a Saxa…
Panino contro spezzatino. Cambia il menu dei tg sovranisti. Almeno in tv, che alla radio è tutta un’altra storia. In radio il direttore si chiama Francesco Pionati ed è lui lo chef stellato del “panino Rai”, qualcuno gliene attribuisce persino l’invenzione, anche se il copyright pare appartenga a Clemente Mimun che lo cucinò per la prima volta trent’anni orsono nell’angolo cottura del Tg2. Ebbene, il nuovo capo supremo del Tg1, quel Gian Marco Chiocci caro a Giorgia Meloni, non ne vuol più sapere dei sandwich tradizionali in cui, nei servizi politici, si dà voce prima al governo (oppure alla maggioranza), ci si infila in mezzo una spruzzatina di opposizione e si chiude di nuovo con la maggioranza, che così ha l’ultima parola su ogni tema del giorno. L’ex inviato del Giornale lo ha detto in redazione illustrando il suo piano editoriale, approvato con il 71% dei voti, un consenso più alto rispetto ai predecessori: “E meno male che erano tutti di sinistra”, hanno subito ironizzato a Saxa Rubra. E lo ha ripetuto stamattina in commissione di Vigilanza, raccontando come ha già trasformato il primo notiziario nazionale: una varietà di portate offerte al pubblico pagante (il canone) che non prevede “panini”, ma opinioni raccolte in diretta nei palazzi e interviste lunghe ai leader politici, quasi sempre – guarda caso – di centrodestra. Peccato che accanto avesse il massimo specialista nel ramo, Pionati appunto, il quale ha rivendicato la bontà della pietanza, ritenendola l’unica possibile per provare a rispettare il pluralismo informativo. Un siparietto imperdibile.
"Mi sono posto il tema di come approcciarsi alla politica”, ha spiegato Chiocci ai commissari della Vigilanza. “A detta di tutti la politica del Tg non è accattivante. Mi sono chiesto se ha senso raccontarla come facciamo oggi, forse possiamo tentare nuove strade per dare una mano alla politica e all'offerta del Tg1. Si può andare oltre il politichese, oltre alla vecchia narrazione fatta di pastoni con i vocali di maggioranza e opposizione, si può pensare a una alternativa al cosiddetto “panino”, magari facendo domande in presenza, leggendo la politica di traverso”. Ebbene, secondo il direttore della testata ammiraglia, “i telespettatori credo non aspettino altro e la sfida è alla nostra portata. Già nel 2000 il sindacato Usigrai – ricorda – aveva buttato giù un documento in cui si dice che è illegittimo contestare la violazione dei principi di correttezza e completezza dell'informazione solo sulla base della quantità di tempo e che l'attualità può giustificare un temporaneo sbilanciamento. Non si possono ricevere supinamente i sonori dei politici, la scaletta del Tg la decide il direttore. Sono i giornalisti che dettano l'agenda ai politici e non il contrario". Un ragionamento mirato soprattutto a giustificare il costante squilibrio del “suo” telegiornale, che ormai da settimane riserva al governo e alla coalizione a trazione meloniana il 70% del “parlato”, lasciando le briciole ai partiti di minoranza. Ma per Chiocci, anziché provare a controbilanciare, bisogna cambiare le regole: invece di fare il monitoraggio mese per mese, come fa sia Agcom sia l’Osservatorio di Pavia, “si può discutere almeno su dati trimestrali?" propone alla Vigilanza. Così è più facile sgarrare: nei momenti di maggiore difficoltà della premier o di un esponente della destra, si alza il tasso di propaganda a favore, per abbassarla quando magari la polemica si placa. E così anche, per esempio, alla vigilia delle campagne elettorali. Sarà probabilmente questa la ragione per cui "per me il panino è incomprensibile”, conclude Chiocci, “e lo dico davanti a chi il panino l’ha inventato”.
Ed è lì che Pionati si è risentito. Intervenendo in sede di replica, il direttore del Giornale radio ha contestato il collega, trattandolo come un pivellino al confronto di uno con la sua esperienza: “Io ho una lunghissima carriera in Rai e una, anche se molto più breve, nei ranghi parlamentari”, premette. Dopodiché "sono stato impropriamente indicato come l'inventore del “panino”, che non era un modo per appesantire l'informazione, ma il tentativo di riferire la posizione di tutti, di ricondurre a un'unità logica il dibattito politico su ogni tema. E sinceramente dopo di me non ho visto granché di meglio, se non il cosiddetto “spezzatino”, che è più indigesto per i telespettatori e meno adatto alle nostre tradizioni culinarie". Una frecciata intinta nel vetriolo. E non basta. Poiché “la completezza dell'informazione è missione centrale del servizio pubblico", per Pionati non si può prescindere dal minutaggio, da rispettare in percentuali precise, per far capire bene la posizione delle forze di governo, di maggioranza e di opposizione. "Tutto quello che passa attraverso il filtro umano dell'ingegno deve essere misurato da regole, perché se non fissiamo dei paletti ognuno tira la coperta dove vuole”, la lezione cencelliana del direttore della Radio. “L'unico modo oggettivo è dare qualche dato certo sul quale ragionare. Ho delle riserve sulla cosiddetta imparzialità, ma credo molto nella completezza, al dare voce a tutte le posizioni in campo" in modo da "fornire tutti gli elementi di conoscenza per consentire ai cittadini di formarsi una coscienza civica e un orientamento politico". Panino contro spezzatino: il dibattito è aperto.