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Da Cossiga a FdI, ecco come nasce la falsa pista palestinese sulla strage di Bologna

L’ex presidente della Repubblica nel 1991 negò la matrice fascista e fu osannato da Pino Rauti. Raisi prima, Mollicone poi hanno coltivato la tesi della mano straniera
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ROMA - La notizia trapelò tre giorni dopo. La mattina del 15 marzo 1991, un venerdì, Francesco Cossiga era stato ascoltato dal Comitato parlamentare per il controllo dei servizi di sicurezza e a precisa domanda di Pinuccio Tatarella, il patriarca del Msi, aveva risposto: “La targa alla stazione di Bologna che definisce fascista la strage del 1980 va tolta”.

Aveva letto un testo scritto, che contraddiceva clamorosamente quanto affermato nell’agosto dell’80, all’indomani dell’attentato, ovvero che la matrice era fascista. Come le sentenze hanno poi confermato, alla fine di un iter complesso che arriva ai giorni nostri. Al Comitato Cossiga disse che era stato messo fuoristrada dai servizi segreti. Segretario del Msi era Pino Rauti. Il Secolo, il giornale del partito, uscì con una tiratura record di 50mila copie e il titolo: “Cossiga: chiedo scusa al Msi”.

Nasceva così la pista palestinese. La tesi prevalente della destra di ieri e di oggi, a dispetto dei verdetti della magistratura,…

ROMA - La notizia trapelò tre giorni dopo. La mattina del 15 marzo 1991, un venerdì, Francesco Cossiga era stato ascoltato dal Comitato parlamentare per il controllo dei servizi di sicurezza e a precisa domanda di Pinuccio Tatarella, il patriarca del Msi, aveva risposto: “La targa alla stazione di Bologna che definisce fascista la strage del 1980 va tolta”.

Aveva letto un testo scritto, che contraddiceva clamorosamente quanto affermato nell’agosto dell’80, all’indomani dell’attentato, ovvero che la matrice era fascista. Come le sentenze hanno poi confermato, alla fine di un iter complesso che arriva ai giorni nostri. Al Comitato Cossiga disse che era stato messo fuoristrada dai servizi segreti. Segretario del Msi era Pino Rauti. Il Secolo, il giornale del partito, uscì con una tiratura record di 50mila copie e il titolo: “Cossiga: chiedo scusa al Msi”.

Nasceva così la pista palestinese. La tesi prevalente della destra di ieri e di oggi, a dispetto dei verdetti della magistratura, che le ha esplorate tutte.

E tutto è nato quindi con Cossiga. L’anno dopo il Movimento sociale si spese per ricandidarlo al Quirinale. I missini tappezzarono le città di manifesti con le sue parole. Nel 2005 Cossiga parla per primo del “lodo Moro”, di quell’accordo sancito dalla Dc con i palestinesi agli inizi degli anni Settanta, per porre l’Italia al riparo degli attentati in cambio del transito di armi. La vendetta per la presunta rottura di quel patto, dopo l’arresto dell’autonomo Daniele Pifano e di alcuni terroristi, tra cui Abu Saleh, sorpresi con i missili ad Ortona, nel novembre 1979 - nove mesi prima della strage alla stazione - è la tesi del libro Bomba o non bomba, del parlamentare bolognese Enzo Raisi. Raisi in quegli anni è il capofila di quelli che in Alleanza nazionale contestano la versione della strage fascista. Il Fronte popolare avrebbe colpito l’Italia per vendicarsi dell’arresto di Saleh. Raisi, che da tempo vive in Spagna, si batte ancora adesso, sulla base dei documenti emersi nella Commissione Mitrokhin nel 2005. È l’umore prevalente nel partito di Giorgia Meloni, che ieri, a proposito di Bologna, ha parlato di terrorismo, omettendo la matrice.

Una teoria che scagionerebbe gli ex Nar Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, condannati nel 1995. Il loro “spontaneismo armato” mai si sarebbe fatto guidare da Licio Gelli per uccidere 85 innocenti. Lo pensano anche in taluni ambienti di sinistra, tra gli ex Lotta continua e manifesto, e tra i Radicali, che li hanno accolti, permettendo ai due terroristi di destra di rifarsi una vita dopo il carcere.

Nel 2017 anche l’udc Carlo Giovanardi - sostenitore della tesi della bomba palestinese sul Dc9 di Ustica - accreditò la medesima ipotesi, affermando che “37 anni dopo gli italiani non possono conoscere le carte dei nostri servizi segreti a Beirut ancora secretate, da cui si ricavano decisivi elementi sul ruolo dei palestinesi filo libici e dei loro alleati terroristi europei nella storia di Italia, riferiti al periodo in cui esplosero il DC9 ad Ustica il 27 giugno e la stazione di Bologna il 2 di agosto”. Interpellato da Repubblica Giovanardi ha sostenuto di “avere sempre rispettato le sentenze sul 2 agosto”. “Avallando la pista palestinese per Ustica implicitamente prova a introdurla anche per Bologna”, ragiona Paolo Bolognesi, il presidente dei familiari delle vittime.

In tempi recenti è stato Federico Mollicone, una delle figure di spicco del nuovo corso meloniano, a portare avanti il lavoro di Raisi in Parlamento. Mollicone gestisce anche un intergruppo su Bologna e già nel 2019, con la deputata Paola Frassinetti, aveva chiesto di riaprire l’indagine, insistendo sulla pista palestinese.

Perché Cossiga introdusse la pista alternativa? Forse per reclamare, in una logica interna alla Dc, la mancata verità su quel che era avvenuto al riparo del lodo?

Resta il fatto che è diventata la battaglia ideologica della destra, che ieri ha approvato in Parlamento la mozione filo palestinese di Mollicone. Ora si vorrebbe di più: una commissione d’inchiesta. Dopo il rovesciamento dell’egemonia culturale si punta a rovesciare le sentenze.

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