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Il rito “nero” del solstizio d’inverno e il fuoco della tradizione: ecco di cosa si nutre la formazione culturale dei giovani di FdI

Non solo il Tolkien letto nei campi Hobbit che frequentò pure Meloni. I militanti di Azione studentesca e Gioventù nazionale sulla rivista Agoghè e sui libri di editori di destra imparano “il senso del sacro verso la causa”. E spuntano figure e rituali di stampo fascista
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MILANO – La “perversa teoria della Grande Sostituzione” e il razzismo élitario di Evola. Le suggestioni ordinoviste e la Germania degli anni ’30. Il formativo rito del solstizio d’inverno, immancabile nello zaino dei gruppi di estrema destra, e la lampada di Yule – anche detta Julleuchter – che il comandante delle forze di sicurezza del Terzo Reich, Heinrich Himmler, consegnava alle Waffen SS nel castello di Wewelsburg, la fortezza del nazionalsocialismo, nella Renania Settentrionale-Vestfalia: lì i gerarchi venivano allevati nel segno dell’occultismo dell’ordine del Sole nero (dodici raggi). Il linguaggio mutuato dal movimentismo nero anni ’70 per sciorinare slogan e temi identitari: dalla lotta al mondialismo e alla globalizzazione, e dunque alla società multietnica e multirazziale, all’elogio dell’etno-nazionalismo e dell’elemento naturale. La foresta, la terra, il “fuoco della Tradizione”. In contrapposizione all’odiato ambientalismo moderno di Greta Thunberg, alla quale…

MILANO – La “perversa teoria della Grande Sostituzione” e il razzismo élitario di Evola. Le suggestioni ordinoviste e la Germania degli anni ’30. Il formativo rito del solstizio d’inverno, immancabile nello zaino dei gruppi di estrema destra, e la lampada di Yule – anche detta Julleuchter – che il comandante delle forze di sicurezza del Terzo Reich, Heinrich Himmler, consegnava alle Waffen SS nel castello di Wewelsburg, la fortezza del nazionalsocialismo, nella Renania Settentrionale-Vestfalia: lì i gerarchi venivano allevati nel segno dell’occultismo dell’ordine del Sole nero (dodici raggi). Il linguaggio mutuato dal movimentismo nero anni ’70 per sciorinare slogan e temi identitari: dalla lotta al mondialismo e alla globalizzazione, e dunque alla società multietnica e multirazziale, all’elogio dell’etno-nazionalismo e dell’elemento naturale. La foresta, la terra, il “fuoco della Tradizione”. In contrapposizione all’odiato ambientalismo moderno di Greta Thunberg, alla quale loro, i giovani patrioti meloniani, controbattono schierando Izabella Nilsson Jarvandi, l’anti-Greta. E poi le letture (le vediamo tra poco). Con un consiglio "della casa": “Il nozionismo amorfo lasciamolo ai topi da biblioteca – si legge in un numero della rivista-bollettino “Agoghè”, stesso nome dei campi nazionali di formazione –. Il nostro mondo non sarà salvato da studiosi stanchi, ma da chi ha fatto, da sempre, leva sull’aspetto essenziale del pensiero che si fa azione. E al bando ogni neutralismo!”.

La cultura secondo i militanti di Azione Studentesca-Gioventù Nazionale, le giovanili di Fratelli d’Italia.

Prima cosa: guai a chiamarla così, “cultura”. Fa intellettuale di sinistra, basta egemonia, è il tempo di un “nuovo ordine” e anche in campo intellettuale la parola d’ordine è: “riallineare”. Loro, i camerati-patrioti, preferiscono il termine “Kultur”, inteso come l’identità di una nazione. “Da sempre – altro monito – è essenziale connettere l’etica dell’azione quotidiana con l’apprendimento, il senso del sacro verso la causa”. Le domande sorgono dopo. Quando, sempre sul bollettino di lotta Agoghè, che è uno strumento di formazione politico-ideologica, una specie di prontuario per le comunità identitarie italiane che ruotano intorno a AS e a GN - saltano fuori – diciamo – gli altarini. Non sono i prevedibili martiri delle Foibe, l’Europa che deve tornare potenza, l’Europa in crisi, da salvare, il culto del vigore fisico e lo sport come via spirituale, Sergio Ramelli, Soros, patria, nazione e minestroni nazionalisti vari. Quello va da sé. Sono i testi sul nazionalsocialismo, che alzano l’asticella.

Nel 2019 Agoghè – scaricabile on line dal sito di Azione Studentesca – esce con un paginone nel quale si descrive con un certo pathos il rito del solstizio d’inverno. Richiamo e pratica irrinunciabile per gli estremisti neri, dai “nonni” neonazi veneti del disciolto Fronte Nazionale di Franco Freda ai loro nipoti varesotti della Comunità militante dei dodici raggi (sotto inchiesta per tentata ricostituzione del partito fascista). “Ci siamo preparati, come ogni anno, a vivere nei migliori dei modi questa notte di veglia e di lotta a fianco del Sol Invictus… Chi siamo noi per esimerci dal mito, per allontanarcene, per credere di poterne fare a meno, per permettere che ce ne privino?”. Già, il mito. Il buio nazista, la notte di inquietante esoterismo sorta dall’iniziale rigetto delle tradizioni natalizie care ai tedeschi (il solstizio d’estate del 1922 fu scelto da alcuni membri dei Freikorps per assassinare a Berlino il ministro ebreo della Repubblica di Weimar). Ecco che spunta, sul bollettino dei giovani di Giorgia Meloni, la Julleuchter. La lampada Yule adottata su ordine del gerarca Himmler, l’uomo chiave della Gestapo. La storia dell’onorificenza alle SS è spiegata in un ampio box.

Va detto che sì, i fratellini d’Italia, quando vogliono, sono abili a lanciare messaggi. Se necessario dissimulando, giocando di sponda. Pochi giorni fa su Instragram hanno postato una pensiero di Antoine de Saint-Exupéry. “Perché desidero che l’uomo emani la sua luce. Poco mi importa che il cero sia grosso. Solo la fiamma mi dà la misura della sua qualità”. La luce, la lampada, la fiamma, il fuoco. Cosmogonie fratellesche che già ai tempi dei campi Hobbit – i tempi di Giorgia – andavano forte come forte andava e va Tolkien. Ma chi pensa che la sola saga del Signore degli Anelli occupi l’immaginario collettivo e il pantheon dei giovani patrioti, sbaglia. Sempre Agoghè da’ modo ai militanti identitari di apprezzare anche altre figure. E qui siamo (torniamo) tra Julius Evola e Ordine Nuovo (sciolto nel 1973 dal ministero dell’Interno per ricostituzione del partito fascista, ndr). Nei “consigli di lettura” sul bollettino comunitario sono comparsi autori come Rutilio Sermonti, che di ON è stato tra i fondatori e dirigente – nel 2014 prima della morte fu indagato con l’accusa di avere dato vita a “Avanguardia Ordinovista” – e Paolo Giachini. Chi è? Amico di Evola, è l’avvocato-amico-protettore di Erich Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine. È stato con lui per 18 anni. “L’ho ospitato in casa e lo aiutavo a fuggire per consentirgli di recarsi in incognito alle Fosse Ardeatine”, disse in un’intervista nel 2014.

Nomi che ritornano. Ombre che oscurano la luce dei campi di formazione, dove – vedi l’ultimo sul lago di Garda, nel veronese – ci si sfida al tiro alla fune e si praticano l’“appartenenza” e la “scanzonatezza”. E allora si riapre il tema letture. Quali sono i testi “in azione”, insomma, “non da topi di biblioteca”, per Azione studentesca e Gioventù nazionale? Qualche esempio. Le opere di Dominique Venner, il saggista storico e militare francese – esponente della Nouvelle Droite – che si tolse la vita il 21 maggio 2013 nella cattedrale di Notre-Dame. Un colpo di pistola in testa in segno di protesta contro la progressiva scomparsa dei valori tradizionali dell’Europa. I saggi di Venner sono pubblicati da “Passaggio al bosco” (dall’opera di Ernst Junger e il suo messaggio di ribellione) la casa editrice fiorentina oggi leader dell’area identitaria. L’etichetta si presenta così: “un progetto editoriale politicamente scorretto. Cultura libera e ribelle contro il pensiero unico”.

La retorica con cui la destra estrema sdogana libri di fascisti e gerarchi, teorici del razzismo, autori di apologie del fascismo e del nazismo. A ogni raduno di Azione studentesca, Gioventù Nazionale, Casaggì – il centro sociale nero collegato alle ali giovanili di FdI – non manca mai lo stand di “Passaggio al bosco”. “Concepiamo la cultura come un grande organismo vivente nel quale ogni parte contribuisce all’armonia e alla bellezza dell’insieme”, fa scrivere l’editore Marco Scatarzi. Cerchiamo, nei titoli in catalogo, “armonie” e “bellezze dell’insieme”. Nella collana “fascismi”, ecco un’infilata di opere di Mussolini, da “Audacia!” a “Risorgere e combattere”. E poi, tra gli altri, “Avanguardismo rivoluzionario, epica e mistica della giovinezza in camici nera”, “Camerata”, “destra rivoluzionaria e nazionalismo europeo – riarmare le idee di Adriano Romualdi” (evoliano, figlio di Pino Romualdi, ndr), “La dottrina del fascismo”.

Dicono quelli di “Passaggio al bosco” che sono “contro le tentazioni del calcolo, contro l’apatia della neutralità, contro le accademie del buonsenso”. Una collana si intitola, tanto per cambiare, Agoghè. Un’altra “plus ultra” – lo sport come superamento di sé, e poi Patrie in rivolta, e poi le biografie. Pino Romualdi (vicesegretario del Partito fascista repubblicano e tra i fondatori del Msi, ndr), Filippo Corridoni, il neonazista cileno Miguel Serrano. Si spazia, ma il perimetro è quello dell’ “Idea”, come dice la gioventù meloniana. Delle radici che non gelano. Tra “la marcia su Roma”, “La rivolta ideale” (nascita e tramonto del Msi) c’è posto anche per un “La sinistra degli orchi – dal ’68 a Bibbiano, tra manipolazione dei minori, teoria gender e pedo-sessualità” e persino per una “radiografia del fenomeno Matteo Salvini”. Quest’ultima opera è firmata da Gabriele Adinolfi, fondatore di Terza Posizione, con prefazione di Mario Borghezio, il fascista in camicia verde.

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