✕

Imbarazzi, silenzi, sospetti. L’ombra dell’inchiesta sul dossieraggio sulle vacanze dei deputati

(ansa)
La destra urla al complotto e invoca indagini sui mandanti. Ironia tra i dem: “Non ci sono dossier su di noi, vuol dire che non contiamo”
2 minuti di lettura

C’è un clima da ultimo giorno di scuola alla Camera dei deputati, i trolley accatastati nella stanzetta attigua al corridoio dei passi perduti, le chiacchiere scambiate sulle vacanze ormai imminenti. A sinistra si discetta di mete culturali — l’intellighenzia, si sa, non ama sudare — a destra invece l’orizzonte è gravido di nuvoloni. A preoccupare la maggioranza non è il voto sulla delega fiscale, che procede spedita, bensì l’ombra lunga del complotto intravista dietro il dossieraggio di politici e vip svelato dall’inchiesta di Perugia.

Non tutti hanno però voglia di parlarne. Troppo poco nitidi i contorni dell’affaire nato da un esposto del ministro Guido Crosetto — La Verità ha sparato in prima pagina che l’indagine scaturisce dai controlli anti-riciclaggio su due fratelli, vicini alla criminalità organizzata, coi quali l’ignaro titolare Difesa condivideva le quote in tre diverse società — quindi tocca restare cauti. “Non vede che sto facendo colazione? E comunque non ho letto i gio…

C’è un clima da ultimo giorno di scuola alla Camera dei deputati, i trolley accatastati nella stanzetta attigua al corridoio dei passi perduti, le chiacchiere scambiate sulle vacanze ormai imminenti. A sinistra si discetta di mete culturali — l’intellighenzia, si sa, non ama sudare — a destra invece l’orizzonte è gravido di nuvoloni. A preoccupare la maggioranza non è il voto sulla delega fiscale, che procede spedita, bensì l’ombra lunga del complotto intravista dietro il dossieraggio di politici e vip svelato dall’inchiesta di Perugia.

Non tutti hanno però voglia di parlarne. Troppo poco nitidi i contorni dell’affaire nato da un esposto del ministro Guido Crosetto — La Verità ha sparato in prima pagina che l’indagine scaturisce dai controlli anti-riciclaggio su due fratelli, vicini alla criminalità organizzata, coi quali l’ignaro titolare Difesa condivideva le quote in tre diverse società — quindi tocca restare cauti. “Non vede che sto facendo colazione? E comunque non ho letto i giornali”, si sottrae la meloniana Augusta Montaruli mentre addenta una pizzetta alla bouvette. E pazienza se il caso è esploso, domina tutti i siti e i programmi di informazione. I contorni sono ancora sfocati, meglio non esporsi. Andarci coi piedi di piombo. Come quelli del leghista Stefano Candiani che attraversa di corsa il Transatlantico: “Dov’è la novità?” minimizza “è da Roma antica che si fanno dossier, si mettono in giro voci per colpire l’avversario”. Lui ne sa qualcosa, Salvini negli anni ne ha denunciati parecchi. Perciò “non capisco di cosa ci si stupisca, semmai il tema è a vantaggio di chi sono stati confezionati e per quale utilizzo”.

Eccolo il punto. Sul quale i più alti in grado dei Fratelli, ma pure di Forza Italia, sembrano non avere dubbi: è una manovra oscura contro il gabinetto Meloni. Sentite il capogruppo azzurro Paolo Barelli: “Se è vero quel che scrive la stampa”, il caveat necessario, “è molto grave perché si verifica in un periodo particolare della vita politica italiana”. Quale periodo onorevole? “«Quando il centrodestra va al governo spunta un dossieraggio su esponenti dell’esecutivo. Non è strano? Ripeto, se fosse vero, sarebbe un’invasione di campo che somiglia molto a un’interferenza terza, illegittima”. È una cospirazione, un intrigo, i berlusconiani se ne intendono. “Ora sta ai giudici accertare la verità”, conclude, “però fa paura immaginare di essere spiati solo perché si appartiene a una precisa coalizione”. E siccome “è proprio quel che sta emergendo, si tratta di un’attività eversiva”, sentenzia il destro Federico Mollicone.

La butta sullo storiografico Fabio Rampelli, il mentore che Giorgia ha inchiodato alla vicepresidenza di Montecitorio. “Il problema”, dice, “è che la nostra democrazia è ancora troppo in disordine. Gli anni in cui è stata demolita l’autorità delle istituzioni ha prodotto una ferita non rimarginata per cui ciclicamente i vari poteri dello Stato entrano in conflitto, cercando di prendere il sopravvento uno sull’altro. Questi dossier illegali servono per ricattare, magari puntano a generare terremoti, cadute e sostituzioni”. Ma chi è il mandante? Tommaso Foti, seduto su un divanetto, punta il dito contro i 5Stelle: “Ciò che abbiamo letto pone interrogativi pesanti sulla gestione e la vigilanza in organismi delicatissimi. Non voglio buttarla in politica”, mette le mani avanti il capogruppo di FdI, “ma forse il precedente procuratore nazionale antimafia Cafiero de Raho, che oggi è vicepresidente della commissione Antimafia, una sua opinione se l’è fatta e potrebbe renderla pubblica”. Limpido il sottotesto: è stato lui ad autorizzare, quand’era in servizio, l’accesso alle banche dati violate dal tenente della Finanza finito sotto indagine?

Una questione che tuttavia sembra agitare quasi solo il centrodestra. Perché se pure il verde Angelo Bonelli parla di “vicenda inquietante”, sollecitando “un’informativa del governo perché voglio sapere chi c’è dentro questa storia. Io ci sono? Devono essere resi pubblici tutti i nomi”, fra le file dem prevale l’ironia. “Potrebbero aver spiato pure te quando eri segretario del Pd”, scherza Stefano Graziano rivolto a Nicola Zingaretti, che prima sbianca e poi si replica netto: “Facessero, non ho niente da nascondere, io”. Più in là Claudio Mancini, accanto a un gruppo di colleghi, se la ride: “Pare che i dossierati siano 300, ma se noi non siamo nell’elenco significa che non contiamo nulla?”. 

Leggi i commenti