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Antimafia, Verini (Pd) attacca Colosimo: “Eliminare le liste di impresentabili è un’idea infelice, non si può allentare il rigore”

Walter Verini, 67 anni, senatore del Pd e capogruppo in Commissione antimafia

 
Intervista al capogruppo Dem a palazzo San Macuto: “La storia di questa commissione non è stata avanspettacolo. Non basta celebrare gli anniversari, bisogna dire no al governo che elimina gli strumenti contro la corruzione”
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ROMA - Walter Verini contesta Chiara Colosimo. Il capogruppo dei Dem a palazzo San Macuto pone un altolà alla presidente meloniana e dice: “Sia all’altezza di una commissione che ha contribuito a fare la storia dell’Antimafia in Italia”.

“Basta con l’antimafia da avanspettacolo” dice Colosimo al Foglio. Frase forte no? Ma è stata davvero questo la commissione Antimafia fino a oggi?

“L'Antimafia non è stata avanspettacolo. La commissione ha alle spalle una storia di grande serietà e, nel tempo, ha dato un contributo fondamentale al contrasto alle mafie e all'elaborazione di contributi legislativi che sono considerati un esempio a livello internazionale”.

Palazzo San Macuto ha visto il lavoro di uomini e donne come Chiaromonte, Violante, Bindi, e non era certo “avanspettacolo”.

“Mi riferivo esattamente a queste tre presidenze, che hanno prodotto relazioni, atti, squarciato veli sulle stragi, sulle complicità, rappresentando uno Stato rigoroso e fermo contro la criminalità organizzata, a…

ROMA - Walter Verini contesta Chiara Colosimo. Il capogruppo dei Dem a palazzo San Macuto pone un altolà alla presidente meloniana e dice: “Sia all’altezza di una commissione che ha contribuito a fare la storia dell’Antimafia in Italia”.

“Basta con l’antimafia da avanspettacolo” dice Colosimo al Foglio. Frase forte no? Ma è stata davvero questo la commissione Antimafia fino a oggi?

“L'Antimafia non è stata avanspettacolo. La commissione ha alle spalle una storia di grande serietà e, nel tempo, ha dato un contributo fondamentale al contrasto alle mafie e all'elaborazione di contributi legislativi che sono considerati un esempio a livello internazionale”.

Palazzo San Macuto ha visto il lavoro di uomini e donne come Chiaromonte, Violante, Bindi, e non era certo “avanspettacolo”.

“Mi riferivo esattamente a queste tre presidenze, che hanno prodotto relazioni, atti, squarciato veli sulle stragi, sulle complicità, rappresentando uno Stato rigoroso e fermo contro la criminalità organizzata, a fianco di tanti magistrati e servitori dello Stato caduti, e insieme anche a presidenti della Repubblica, e penso a Scalfaro, Ciampi, Napolitano e oggi Mattarella”.

Colosimo vuole mettere in soffitta le “liste di proscrizione” per chi si candida. “Niente lettere scarlatte sui reati di opinione, quella non è mafia” sostiene. L’Antimafia rinuncia a dire la sua parola sulle liste pulite in vista delle prossime amministrative?

“Termini davvero infelici. Sono state, e debbono essere, liste fatte seriamente, dove risultino nei tempi giusti - non il giorno prima del voto - carichi pendenti, condanne per gravi reati associativi e di corruzione (ma anche altri gravi reati che non possono essere cancellati) di candidati che i partiti non sono stati in grado di allontanare o escludere dalle liste. Se qualcuno talvolta ha strumentalizzato questa prassi, non vuol dire che l'Antimafia debba allentare il rigore, anzi, semmai renderla più incisivo e rapido”.

Non è stata una gravissima lacuna, nell’anniversario della strage di Bologna, parlare solo di un attentato terroristico e non di strage di matrice neofascista come ha fatto Mattarella?

“Sì, una lacuna fotocopia di quella della Meloni. Si nasconde la verità giudiziaria e storica di una strategia della tensione nera, eversiva, con complicità documentate e passate in giudicato di pezzi dello Stato e di poteri occulti. Del resto anche la commissione Antimafia dovrà dare il suo contributo per fare luce sugli aspetti ancora oscuri delle stragi e degli assassini. Bene che s’indaghi su Via d'Amelio, ma non basta. Occorre scavare sulle complicità tra eversione neofascista e mafie; tra massonerie e mafie; tra servizi segreti deviati e mafie. L'omicidio Mattarella prima, e poi Capaci, e poi via dei Georgofili e san Giorgio al Velabro… E indagare sulle regie politiche di queste stragi, sul ruolo delle 'menti raffinatissime’. O davvero vogliamo far credere che a dirigere tutto sia stata solo la mafia stragista rurale di Riina?”.

La nomina di Colosimo data al 23 maggio, da allora si contano alcune audizioni di magistrati importanti (Melillo, Lo Voi, De Lucia, Viola, Roberto Rossi), ma non è troppo facile sentire solo i procuratori e poi lanciare messaggi contraddittori?

“Le audizioni sono state di straordinario valore. Hanno offerto un quadro inquietante sulla modernità delle mafie, sulla loro capacità di penetrare nell'economia, nella finanza, negli appalti. Nelle istituzioni locali. Di saper usare criptovalute e piattaforme criptate. Di sostituire lo Stato nelle aree di marginalità sociale, con welfare criminale, usura, reclutamento di ragazzi disoccupati e figli dalla dispersione scolastica. E tutti, dico tutti, hanno detto guai a cancellare l'abuso d'ufficio, il concorso esterno in associazione mafiosa, a indebolire lo strumento investigativo delle intercettazioni che va semmai implementato e modernizzato tecnologicamente. Ecco, dico a Colosimo: fare Antimafia significa celebrare gli anniversari, ma soprattutto dire no alle proposte del governo che, sulla giustizia, indebolisce la lotta alla corruzione, allenta i controlli, vuole limitare le intercettazioni e taglia 300 milioni destinati a valorizzare i beni confiscati”.

Questa presidente ha taciuto su Saviano cacciato dalla Rai dicendo che “la commissione non si occupa di palinsesti”.

“Una frase infelice. Insieme ad Andrea Orlando abbiamo chiesto che la commissione se ne occupi. La cacciata di Saviano dal servizio pubblico, non è un tema di palinsesto, ma un altro segnale di indebolimento del contrasto alle mafie da parte di questo governo".

E non si è messa neppure dalla parte di Don Ciotti contro l’intemerata di Salvini che lo invita ad espatriar

“Un ministro che dice queste cose non offende solo una persona, un simbolo coerente di lotta alle mafie, ma migliaia di ragazze e ragazzi e di persone che si battono, spesso in condizioni difficilissime, in territori pericolosi, contro la criminalità e per la legalità. Anche su questo punto la presidente della commissione è stata reticente".

A oggi non c’è ancora, negli atti parlamentari, un programma chiaro di cosa voglia fare Colosimo, a partire dall’elenco dei consulenti, che hanno un ovvio peso. È un modo per depotenziare l’Antimafia?

“Voglio sperare di no. L'altro ieri c'è stato un confronto molto franco in commissione. Vogliamo che si approvino al più presto le linee programmatiche. Solo mercoledì scorso ha illustrato a voce delle “macro aree”. Alcune le condividiamo, ma ci sono serie lacune. Vogliamo discuterne prima della pausa estiva e poter lavorare anche in questo mese. Vogliamo che si definiscano i singoli comitati: se la plenaria è il cuore strategico, i comitati (in numero limitato e qualificati) sono essenziali per lavorare davvero. E poi, che si aspetta a nominare i consulenti volontari? Noi abbiamo indicato esperti di beni confiscati, misure preventive, finanza e riciclaggio, gioco d'azzardo, infiltrazioni. Esperti, non uomini e donne di parte”.

E Colosimo che aspetta?

“Noi abbiamo proposto e sostenuto magistrate di grande esperienza come Giuliana Merola, Franca Imbergamo, Elisabetta Cesqui. E altri esperti che hanno già collaborato con la commissione. E poi simboli della lotta alle mafie come Piero Grasso, Giuseppe Antoci, Paolo Borrometi da anni sotto scorta per gli attentati e le minacce subiti. Tutti questi e gli altri nomi proposti dagli altri gruppi e dalla stessa presidente vengano al più presto messi nella condizione di lavorare con noi”.

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