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Operazioni finanziarie dubbie per 100 miliardi. Ecco perché il faro di Bankitalia è indispensabile per le indagini

L’inchiesta della procura di Perugia su una presunta centrale di dossieraggio nella sezione Sos della Direzione nazionale antimafia ha generato un duplice allarme negli addetti ai lavori: preoccupazione per quanto accaduto, ma anche paura che la politica possa approfittare del polverone per buttare il bambino con l’acqua sporca
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Cento miliardi. Anzi, a essere precisi 99,9. Tanto vale in Italia il mercato delle Sos, le Segnalazioni di operazioni finanziarie sospette. Cento miliardi di euro spostati soltanto nel 2022 da un conto corrente a un altro, e che — secondo banche, notai, commercialisti, assicurazioni, agenzie di scommesse — possono essere frutto di riciclaggio o destinati a sostenere reati, dunque da segnalare alla Banca d’Italia: lo scorso anno 155 mila Sos. E basterebbe questo numero a far capire quanto esse siano uno strumento necessario per contrastare certi fenomeni criminali.

Non tutte, ovviamente, nascondono illeciti, ma di media una volta su quattro servono ad avviare indagini contro mafiosi, riciclatori dell’alta finanza e grandi evasori fiscali. Permettendo così allo Stato di recuperare miliardi di euro. “Se volessimo fare un paragone, ecco, le Sos in certi casi sono più importanti delle intercettazioni”, ragiona uno dei più quotati magistrati italiani che da anni, anche grazie all’ausilio de…

Cento miliardi. Anzi, a essere precisi 99,9. Tanto vale in Italia il mercato delle Sos, le Segnalazioni di operazioni finanziarie sospette. Cento miliardi di euro spostati soltanto nel 2022 da un conto corrente a un altro, e che — secondo banche, notai, commercialisti, assicurazioni, agenzie di scommesse — possono essere frutto di riciclaggio o destinati a sostenere reati, dunque da segnalare alla Banca d’Italia: lo scorso anno 155 mila Sos. E basterebbe questo numero a far capire quanto esse siano uno strumento necessario per contrastare certi fenomeni criminali.

Non tutte, ovviamente, nascondono illeciti, ma di media una volta su quattro servono ad avviare indagini contro mafiosi, riciclatori dell’alta finanza e grandi evasori fiscali. Permettendo così allo Stato di recuperare miliardi di euro. “Se volessimo fare un paragone, ecco, le Sos in certi casi sono più importanti delle intercettazioni”, ragiona uno dei più quotati magistrati italiani che da anni, anche grazie all’ausilio delle segnalazioni di Banca d’Italia, coordina indagini delicatissime sulla pubblica amministrazione.

Proprio per questo, l’inchiesta della procura di Perugia su una presunta centrale di dossieraggio nella Sezione Sos della Direzione nazionale antimafia ha generato un duplice allarme negli addetti ai lavori: preoccupazione per quanto accaduto ma anche paura che la politica possa approfittare del polverone per buttare il bambino con l’acqua sporca. “Le Sos danno fastidio a molti perché ci consentono di compiere indagini altrimenti impossibili sui patrimoni illegali. Sono fon-da-men-ta-li. Proprio per questo, essendo uno strumento prezioso e delicato, vanno maneggiate con cura. L’indagine di Perugia non deve essere il pretesto per il legislatore per depotenziare lo strumento, piuttosto per regolamentarlo meglio”.

La deriva era stata avvistata da tempo e il Parlamento ne era al corrente. I capi delle procure più importanti (Giuseppe Pignatone, allora a Roma; Francesco Greco, Milano e Giovanni Melillo, ai tempi a Napoli), auditi mesi fa, hanno sottolineato l’efficacia delle Sos ma si sono detti perplessi sulla centralizzazione del flusso delle segnalazioni alla Dna, priva secondo loro di una struttura capace di lavorare come ufficio di intelligence finanziaria. L’allarme è rimasto inascoltato. E il tempo ha dimostrato che forse avevano ragione, visto che il tenente della Finanza Pasquale Striano, indagato a Perugia, per difendersi dall’accusa di aver spiato la dichiarazione dei redditi del ministro Crosetto senza autorizzazione e senza mandato, ha replicato: «Ma questo era il modus operandi del mio ufficio!”. Prima ancora che partisse l’inchiesta per accesso abusivo a sistemi informatici, Melillo, divenuto capo della Dna, ha cambiato non a caso le procedure.

“Il flusso nel 2022 di operazioni sospette”, si legge nell’ultimo rapporto dell’Uif, l’Unità di informazione finanziaria di Bankitalia, “ammonta a 99,9 miliardi di euro contro i 91,4 nel 2021”. Le segnalazioni ricevute sono “oltre 155mila, l’11 per cento in più dell’anno precedente”, arrivano principalmente dalle banche ma negli ultimi anni sono cresciute quelle da altri canali.

Non tutte finiscono sui tavoli della Gdf, della Dna e della Dia. Spiega Enzo Serata, il direttore della Uif: “Nel 2022 circa il 30 per cento delle Sos è stato valutato come privo di sufficienti profili di rischio o connotato da deboli elementi a supporto del sospetto, quindi siamo stati costretti a revisionare gli indicatori di anomalia”. Le nuove disposizioni non hanno però ridotto la mole delle segnalazioni. “Nei primi quattro mesi del 2023 il numero di Sos si è attestato a 51.956 unità, con un incremento dell’8,2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2022”. Di queste, una su quattro ha “feedback positivo”.

Le Sos inviate per competenza all’Antimafia sono state soltanto 25mila, “con 41mila nominati presenti negli archivi”. E questo è un punto cruciale dell’indagine condotta dal procuratore Raffaele Cantone: perché il tenente Striano, a capo della Sezione Sos della Dna, ha lavorato dati e posizioni finanziarie anche di soggetti che non hanno niente a che fare con l’ambito di interesse dell’Antimafia? Oltretutto usando un terminale esterno. A che titolo? Nella risposta a questa domanda c’è il senso dell’inchiesta di Perugia.

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