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L’estate nera del turismo. Aerei, navi e treni in tilt: fioccano le cancellazioni

Collegamenti ancora in ginocchio in Sicilia a un mese di distanza dall’incendio in un terminal dell’aeroporto di Catania. Ritardi di ore nei traghetti verso la Sardegna. Stop ai treni in Basilicata
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ROMA – I numeri sono argomenti testardi. Così mentre la ministra del Turismo Daniela Santanchè vola a Tirana per fare accordi bilaterali con l’Albania per “rafforzare sinergie”, nella sua Italia gli addetti ai lavori iniziano a fare i conti su una estate che da “Open to meraviglia” rischia di trasformarsi in “Open to disastro”. Il caro biglietti, il caos aereo in Sicilia che in estate diventa un hub dei vacanzieri di mezza Europa. Traghetti vecchi e lumaca per la Sardegna, lavori autostradali in zone strategiche per la viabilità come l’ingresso al porto di Genova. E, ancora, treni dell’alta velocità in tilt e intere regioni che proprio in estate sono finite senza alcun collegamento su rotaia. Per non parlare dell’eterna emergenza incendi che ha colpito diverse regioni del Mezzogiorno. Il tutto in assenza di qualsiasi regia a Palazzo Chigi sugli interventi per mitigare questo disastro: anche se in realtà il governo di turismo si è occupato in questi giorni, ma per votare la proposta de…

ROMA – I numeri sono argomenti testardi. Così mentre la ministra del Turismo Daniela Santanchè vola a Tirana per fare accordi bilaterali con l’Albania per “rafforzare sinergie”, nella sua Italia gli addetti ai lavori iniziano a fare i conti su una estate che da “Open to meraviglia” rischia di trasformarsi in “Open to disastro”. Il caro biglietti, il caos aereo in Sicilia che in estate diventa un hub dei vacanzieri di mezza Europa. Traghetti vecchi e lumaca per la Sardegna, lavori autostradali in zone strategiche per la viabilità come l’ingresso al porto di Genova. E, ancora, treni dell’alta velocità in tilt e intere regioni che proprio in estate sono finite senza alcun collegamento su rotaia. Per non parlare dell’eterna emergenza incendi che ha colpito diverse regioni del Mezzogiorno. Il tutto in assenza di qualsiasi regia a Palazzo Chigi sugli interventi per mitigare questo disastro: anche se in realtà il governo di turismo si è occupato in questi giorni, ma per votare la proposta della Santanchè di raddoppiare i dipendenti del ministero. Intanto in Sicilia Confindustria stima un calo delle prenotazioni soprattutto nella parte orientale del “trenta per cento”. Mentre le località non balneari, come quelle in montagna, in alcuni casi arrivano ad un calo delle prenotazioni del “dieci per cento” secondo l’Anef, l’associazione degli esercenti delle funivie. Altro che “meraviglia”, campagna per la quale sono stati stanziati nove milioni di euro.

Voli dirottati e ritardi

Sono trascorse tre settimane dall’incendio partito da una stampante nel terminal unico dell’aeroporto di Catania (quinto scalo in Italia con oltre 10 milioni di passeggeri all’anno). Un incendio che ha mandato in tilt tutto il sistema aeroportuale dell’Isola, colpendo anche Trapani e Palermo. Una situazione che continua anche in questi giorni, nonostante dopo tre settimane sia stato montato un tendone dell’aeronautica militare per creare un mini terminal di emergenza. Il venti per cento dei voli è ancora dirottato a Trapani, Palermo e anche Lamezia Terme. E si tratta soprattutto di voli internazionali, con turisti sballottati a centinaia di chilometri dalle proprie destinazioni. Il governo cosa ha fatto in queste settimane? Al di là di litigare, con il ministro Adolfo Urso che ha definito “inaccettabile” la situazione e il governatore Renato Schifani che lo ha attaccato, chi governa a Roma e a Palermo non ha fatto granché. Il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva assicurato l’apertura della base aerea di Sigonella, salvo scoprire che senza assistenza a terra non può ospitare voli civili. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha convocato un tavolo dopo una settimana. Intanto ancora ieri si raccoglievano storie di viaggiatori che da Roma ad Agrigento hanno impiegato nove ore in aereo e poi in pullman tra strade dissestate ed eterni cantieri sulle due autostrade dell’Isola. Mentre stranieri in partenza da Catania per Sofia o Belgrado sono stati dirottati a Trapani e Lamezia Terme. Però Fratelli d’Italia ha fatto un comunicato durissimo: per chiedere il cambio dei vertici della società di gestione dello scalo etneo. Le poltrone, questa è l’emergenza.

Traghetti, ferrovie, autostrade

Nei giorni scorsi ha fatto scalpore la protesta dell’infettivologo Matteo Bassetti su come ha viaggiato con la sua famiglia sui traghetti da Genova verso la Sardegna. “Maleducazione, ritardo, sporcizia, incapacità relazionale, prezzi folli e tanta rabbia per quelle poche aziende italiane che fanno male all’immagine dell’Italia”, ha scritto. E a guardare i commenti su Tripadvisor dei turisti che salgono sulle navi per la Sardegna da Genova o da Civitavecchia il tenore non cambia. Tanto che tutti gli operatori hanno punteggi di gradimento bassissimi. E dire che il ministero dei Trasporti spende ogni anno oltre 100 milioni di euro per sovvenzionare il settore. Cifra alla quale si aggiunge la spesa delle singole Regioni per i servizi aggiuntivi, almeno altri 100 milioni. Non va meglio sul fronte dei treni: al di là del caos della scorsa settimana sull’alta velocità per un blocco, come capita spesso comunque nel nodo di Firenze, a colpire è la programmazione dei lavori in tutte le linee che collegano la Basilicata, ad esempio, rimasta del tutto isolata nel pieno della stagione turistica. E sul fronte autostradale? Oltre ai venti cantieri aperti sull’autostrada Palermo-Catania, o dell’abbattimento di un viadotto che sta bloccando Messina in uscita, anche all’altro capo dell’Italia la situazione non migliora: sono in corso proprio in questi giorni i lavori di una sopraelevata a Genova che collega l’autostrada al porto preso d’assolto per i collegamenti con Sardegna e altre mete.

Le disdette

Gli operatori, al di là delle polemiche, stanno facendo i conti con una realtà: le disdette e il calo delle prenotazioni. “In Sicilia Orientale stiamo registrando disdette fino al 30 per cento da qui a settembre e mentre le città d’arte italiane rimangono popolari, le destinazioni meno tradizionali stanno registrando un calo significativo delle visite fino al 20-30 per cento – dice il direttore di Federturismo Confindustria, Antonio Barreca - In generale il 2023 sta mettendo alla prova l’intero settore turistico italiano. Dobbiamo fare fronte a una serie di sfide, dal cambiamento climatico, con alluvioni al Nord e incendi al Sud, all’inflazione. L’Italia rimane una destinazione turistica ineguagliabile e dobbiamo continuare a lavorare per garantire che rimanga accessibile e accogliente per tutti”. In calo sono anche le destinazioni “secondarie” in estate, come quelle legate alla montagna: “Non è l’estate dei record, viaggiamo intorno a un meno dieci per cento ad esempio sulle Dolomiti o sull’Appennino Tosco-Emiliano”, dice Valeria Ghezzi presidente dell’Anef. Insomma, si rischia d’invertire la curva finora crescente del comparto. E il governo, in particolare la sua ministra al ramo, cosa sta facendo per affrontare tutte queste emergenze?

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