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Granchio blu, chip, intercettazioni, taxi: in due decreti pre-vacanze Meloni infila un po’ di tutto. E ignora i ripetuti moniti di Mattarella

Sul tavolo dell’ultimo Consiglio dei ministri prima della pausa di ferragosto ci sono due provvedimenti “omnibus”, con norme che spaziano dal Ponte sullo stretto, ai microchip, passando per gli incendi. Su misure così eterogenee si è acceso il faro del Quirinale
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ROMA – Il governo dichiara guerra al granchio blu, che nel Mediterraneo divora cozze, vongole, ostriche. E lo fa all’interno di un decreto legge “salsiccia” di 34 articoli, battezzato Asset, che mischia licenze taxi e abolizione del tetto di 240mila euro per i manager della società Ponte dello Stretto, stop agli algoritmi che drogano i prezzi per le rotte nazionali dei voli con le isole e il credito d’imposta per i semiconduttori. Un mischione omnibus. Un wurstel di cose molte diverse tra loro, che questo pomeriggio approderà in Consiglio dei ministri. Insieme a un altro decreto, chiamato Giustizia, che spazia dal Covid agli incendi boschivi, fino alle intercettazioni, passando per la nuova organizzazione al ministero della Cultura. Cosa hanno in comune le nuove regole sui positivi al Sars-CoV-2 con la riforma di Gennaro Sangiuliano?

Al Colle li stanno esaminando con lenti attente. Il presidente Mattarella ha più volte espresso la propria contrarietà ai decreti leg…

ROMA – Il governo dichiara guerra al granchio blu, che nel Mediterraneo divora cozze, vongole, ostriche. E lo fa all’interno di un decreto legge “salsiccia” di 34 articoli, battezzato Asset, che mischia licenze taxi e abolizione del tetto di 240mila euro per i manager della società Ponte dello Stretto, stop agli algoritmi che drogano i prezzi per le rotte nazionali dei voli con le isole e il credito d’imposta per i semiconduttori. Un mischione omnibus. Un wurstel di cose molte diverse tra loro, che questo pomeriggio approderà in Consiglio dei ministri. Insieme a un altro decreto, chiamato Giustizia, che spazia dal Covid agli incendi boschivi, fino alle intercettazioni, passando per la nuova organizzazione al ministero della Cultura. Cosa hanno in comune le nuove regole sui positivi al Sars-CoV-2 con la riforma di Gennaro Sangiuliano?

Al Colle li stanno esaminando con lenti attente. Il presidente Mattarella ha più volte espresso la propria contrarietà ai decreti legge disomogenei, e non è scontato che per effetto della moral suasion qualche comma eccentrico alla fine possa saltare. Perché allora il governo vi insiste?

«Ciascuno faccia il proprio mestiere», aveva ammonito il Capo dello Stato alla cerimonia del Ventaglio, il 27 luglio. Si riferiva anche all’eccesso della decretazione d’urgenza, con cui il governo, non da ora in verità, scavalca le Camere: i decreti godono in Parlamento di una corsia preferenziale. In questa legislatura ne sono stati presentati già 33, il primo sui rave party. In media uno ogni otto giorni, con picchi a dicembre e marzo, quando ne sono stati partoriti uno ogni cinque giorni. C’è quindi una dismisura, che stride con i casi straordinari di “necessità e urgenza” per i quali sono previsti.

C’è poi un’ulteriore degenerazione, su cui al Quirinale hanno molto insistito: ovvero l’andazzo di presentare un decreto e di aggiungervi, strada facendo, nel corso del dibattimento parlamentare, un gran numero di commi aggiuntivi. È stato il caso del Milleproroghe, che dagli originari 149 commi è lievitato di altri 205. Mattarella in quell’occasione, il 29 dicembre, scrisse una lettera alla premier Giorgia Meloni e ai presidenti delle Camere, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, con cui accompagnava l’approvazione, facendo notare lo snaturamento. L’invito era di ricondurre la decretazione d’urgenza entro limiti costituzionali e di favorire una valutazione più rigorosa degli emendamenti. L’andazzo però è continuato, al punto che lo scorso 25 maggio, era seguito un invito al Colle per i due presidenti delle Camere, perché spetta a loro il via libera gli emendamenti.

A quanto pare è più facile sconfiggere il granchio blu che i decreti salsiccia.

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