Salario minimo, Meloni chiama Schlein. La leader del Pd: “Dialogo, non sceneggiate”
di Lorenzo De CiccoÈ il red telephone, la linea rossa, della politica italiana. Meloni-Schlein. Il cellulare trilla e a parlarsi ci sono loro due, la presidente del Consiglio e la leader della prima forza di opposizione. Arcinemiche, ma si danno del tu. “Elly” risponde a “Giorgia”. Pubblicamente se le danno di santa ragione, ma fa parte del mestiere (e delle convinzioni reciproche). Però quando c’è da parlare senza tirarla troppo per le lunghe, insomma senza intermediari, ecco il canale diretto che si attiva. Si sono sentite, di nuovo, lunedì pomeriggio. Argomento pesante: il salario minimo. Conversazione schietta, dritta al punto. La telefonata della premier era studiata, per tastare il terreno, poche ore prima che la notizia diventasse ufficiale: tutte le forze di minoranza sono state convocate per venerdì a Palazzo Chigi. Oggetto del vertice: discutere della paga base da 9 euro l’ora, come da proposta di legge formato campo largo, col sigillo di Conte, Calenda, Magi, Fratoianni e Bonelli (tranne Renz…
È il red telephone, la linea rossa, della politica italiana. Meloni-Schlein. Il cellulare trilla e a parlarsi ci sono loro due, la presidente del Consiglio e la leader della prima forza di opposizione. Arcinemiche, ma si danno del tu. “Elly” risponde a “Giorgia”. Pubblicamente se le danno di santa ragione, ma fa parte del mestiere (e delle convinzioni reciproche). Però quando c’è da parlare senza tirarla troppo per le lunghe, insomma senza intermediari, ecco il canale diretto che si attiva. Si sono sentite, di nuovo, lunedì pomeriggio. Argomento pesante: il salario minimo. Conversazione schietta, dritta al punto. La telefonata della premier era studiata, per tastare il terreno, poche ore prima che la notizia diventasse ufficiale: tutte le forze di minoranza sono state convocate per venerdì a Palazzo Chigi. Oggetto del vertice: discutere della paga base da 9 euro l’ora, come da proposta di legge formato campo largo, col sigillo di Conte, Calenda, Magi, Fratoianni e Bonelli (tranne Renzi, che difatti al vertice non andrà).
Per preparare l’incontro, stavolta, si è fatta viva Meloni. Non era la prima volta. Anzi, ogni tanto succede. “Normale”, ha detto la segretaria dem al forum di Repubblica di fine maggio. Il primo abbocco telefonico è avvenuto quando l’ex deputata di occupy Pd ha scalato il Nazareno, a fine febbraio, conquistando i galloni di leader del partito democratico. Ma erano solo congratulazioni, vedi alla voce formalità. Da quel memento in poi, di tanto in tanto, il telefono vibra. E si parlano, a tu per tu. Era accaduto tre settimane fa, poco prima che Meloni aprisse a un confronto sul salario minimo. Due giorni fa, il bis, appena prima che da Chigi partisse la pec firmata dal sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano: tutti convocati per le 17 di venerdì, nella Sala Verde del palazzo del governo. Potrebbe esserci anche Matteo Salvini.
Dallo staff di Giuseppe Conte giurano che la premier non si sia fatta sentire personalmente col capo pentastellato. Anzi, al pari di Riccardo Magi di +Europa, dal Movimento trapela un certo fastidio per le modalità di convocazione, anticipata prima a mezzo stampa, tramite le agenzie, e poi con la mail certificata del governo. Schlein invece su questo non fa polemica, si mostra pragmatica, punta al bersaglio grosso, cioè convincere la maggioranza di destra a una piroetta sul salario minimo, bollato fino a poche settimane fa come inutile o addirittura dannoso, misura “da Unione sovietica” (copyright di Antonio Tajani). Poi però qualcosa si è mosso: via l’emendamento soppressivo, discussione rinviata a settembre. Certo, melina parlamentare. Ma l’incontro di dopodomani mostra che qualcosa si muove. Che il malcontento sociale dei ceti sbalestrati dalla crisi e dall’inflazione ha convinto la premier a una linea meno oltranzista, a rinunciare al muro contro muro. “Purché non sia un bluff mediatico», dicono dall’altro fronte. O “un diversivo per coprire i casi Santanchè e De Angelis”.
Ecco, di questo hanno parlato i leader del centrosinistra nel pomeriggio. Riuniti, prima volta, in una video-call collettiva. Tutti in cam: Conte, Calenda, Fratoianni, Bonelli, Magi. E Schlein, che ha mandato il link in chat. Calenda è il più ottimista. Con Meloni si è whatsappato e ieri ha ringraziato via tweet per l’incontro. Conte insiste perché il fronte comune regga, “non cediamo a misure parziali, modello spezzatino”. Anche per questo ieri è stata rilanciata l’idea della petizione comune, raccolta firme web ma anche coi banchetti (pure del M5S). Anche la leader del Pd fissa i paletti, contenuti in un video postato ieri: non sia una “sceneggiata agostana”, dice Schlein, “torniamo in Parlamento anche domani”. E dal governo i dem chiedono ascolto su altre due vicende: “Chiarezza sulle gravi affermazioni fatte dal responsabile comunicazione del Lazio, Marcello De Angelis, su cui Giorgia Meloni e il suo governo non hanno ancora detto nulla”. Chiarezza sui ristori per l’Emilia Romagna alluvionata. Perché “ancora non si è visto un euro”. Glielo dirà dopodomani, faccia a faccia. Poi, in caso, c’è il telefono.
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