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Mulè (FI): “Sulla strage di Bologna no al revisionismo. In FdI improvvidi rigurgiti contro l’anima del Paese”

Giorgio Mulè

 
Il vicepresidente della Camera: “In Europa Forza Italia corre da sola nel Ppe: dobbiamo marcare le differenze dai conservatori di Meloni”
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Giorgio Mulè, lei aveva invitato Francesco Rocca e Marcello De Angelis a trovare insieme una via d’uscita. Dopo le scuse per il post sulla strage di Bologna, l’ex estremista nero resta al suo posto: è la via d’uscita giusta?

“Rocca avrà fatto una valutazione, avrà ritenuto che le scuse profonde e sentite di De Angelis ristabiliscono la credibilità e l’autorevolezza che il portavoce deve avere. Non mi sento di aggiungere altro”.

Aumentano le dichiarazioni di esponenti di destra che riscrivono i fatti accaduti nel nostro Paese.

“Basta rileggere la cronaca di questi mesi: dalle altissime cariche istituzionali ai semplici militanti di FdI, ci sono state uscite che gli stessi protagonisti hanno definito sbagliate e che io chiamo improvvide, legate a fatti della storia, o della storia giudiziaria, che hanno marcato l’Italia negli ultimi 60 anni. Rigurgiti che, nel caso di De Angelis, sono esasperati da vicende personali o familiari, ma che da parte di altri sono frutto di un’elaborazione ch…

Giorgio Mulè, lei aveva invitato Francesco Rocca e Marcello De Angelis a trovare insieme una via d’uscita. Dopo le scuse per il post sulla strage di Bologna, l’ex estremista nero resta al suo posto: è la via d’uscita giusta?

“Rocca avrà fatto una valutazione, avrà ritenuto che le scuse profonde e sentite di De Angelis ristabiliscono la credibilità e l’autorevolezza che il portavoce deve avere. Non mi sento di aggiungere altro”.

Aumentano le dichiarazioni di esponenti di destra che riscrivono i fatti accaduti nel nostro Paese.

“Basta rileggere la cronaca di questi mesi: dalle altissime cariche istituzionali ai semplici militanti di FdI, ci sono state uscite che gli stessi protagonisti hanno definito sbagliate e che io chiamo improvvide, legate a fatti della storia, o della storia giudiziaria, che hanno marcato l’Italia negli ultimi 60 anni. Rigurgiti che, nel caso di De Angelis, sono esasperati da vicende personali o familiari, ma che da parte di altri sono frutto di un’elaborazione che fa a pugni con l’anima del Paese”.

La premier Giorgia Meloni non ha ritenuto di intervenire.

“La leader e i dirigenti di Fratelli d’Italia avranno fatto delle considerazioni che conducono in questa direzione. Non voglio entrare nelle scelte di altri partiti”.

È un problema il fatto di avere come principale alleato un partito che non riesce a smarcarsi da tentazioni o condizionamenti neofascisti?

!Per noi non è un problema, nella misura in cui abbiamo rimarcato con forza il nostro carattere antifascista, il nostro carattere che è sempre stato lontano dal revisionismo, seppur di maniera o di opportunità. In questo c’è la distanza evidente fra Forza Italia e gli altri partiti. Vede, la nostra può essere giudicata come attività di disturbo e invece c’è un fatto identitario che reclamo e rilancio. Le radici culturali di Forza Italia non sono cambiate: e sono quelle del Berlusconi di Onna, del Berlusconi degli ultimi tempi”.

Differenze che non impediscono al Ppe, la famiglia di riferimento di Forza Italia, di aprire le braccia a Giorgia Meloni in vista delle Europee.

“Weber ha detto una cosa che può anche essere accolta con un’alzata di sopracciglio: Meloni e altri devono dimostrare di essere al fianco dell’Europa che lui ha in mente. Il Ppe in Polonia sta con Tusk, che sfida Morawiecki, uno dei leader dei Conservatori. Se il vento di centrodestra che è calato in Spagna dovesse scemare anche in Polonia, la prospettiva europea cambia decisamente. Una cosa è certa: noi, oggi, dobbiamo marcare le differenze”.

Sta dicendo che è sbagliato fare un’alleanza fra Ppe e Conservatori?

“Dico che rinvierei la corsa ad amalgamarsi al dopo elezioni europee, con un dato di ingovernabilità già acquisito. Noi abbiamo nel dna il popolarismo e non il populismo, abbiamo una diversità di approccio. Poi, dopo il voto, se è il caso faremo di necessità virtù. Alle Europee non corre il centrodestra unito, corrono Forza Italia e il Ppe. Non dobbiamo avere paura a sottolineare la nostra identità, le nostre idee che possono essere diverse dagli altri, dal patto di stabilità all’immigrazione. È un’opinione personale, sottolineo”.

Però sembra quasi un’autocandidatura alla guida del partito.

“Macché. Ci potranno essere una, dieci, cento candidature. Ma finora abbiamo solo la data del congresso, non abbiamo le regole. Tajani ha detto che di qui a poco saranno stabilite. Aspettiamo”.

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