“Nemici”, “invasori”, “strategia terroristica”. Così il ministro Musumeci riscrive con la penna nera la storia dello sbarco del ‘43
di Marco PatucchiL’osservazione arriva nelle ultime righe del libro: “I giovani hanno il diritto di conoscere per intero quelle pagine di storia, al di là del giudizio sull’esito che ha avuto la Seconda guerra mondiale. Perché riconoscere le atrocità commesse anche dalle Forze armate delle democrazie occidentali non significa rivedere il giudizio sul significato generale della guerra stessa e sulle responsabilità di quanti l’hanno generata. Significa solo che le vittime innocenti vanno ricordate tutte e sempre, a prescindere dalla giustezza di una causa”. Insomma, più che mettere le mani avanti, Nello Musumeci mette le mani dietro nella sua ultima fatica letteraria (‘La Sicilia bombardata’, Rubettino Editore). Anche perché in testa al volume fa bella mostra di sé una citazione di Arrigo Petacco che torna utile in questi tempi di revisionismo sul Secolo breve, dal conflitto mondiale ai legami mai rescissi tra fascismo e destra italiana: “Quando la guerra finisce, le bugie dei vinti sono smascherate, qu…
L’osservazione arriva nelle ultime righe del libro: “I giovani hanno il diritto di conoscere per intero quelle pagine di storia, al di là del giudizio sull’esito che ha avuto la Seconda guerra mondiale. Perché riconoscere le atrocità commesse anche dalle Forze armate delle democrazie occidentali non significa rivedere il giudizio sul significato generale della guerra stessa e sulle responsabilità di quanti l’hanno generata. Significa solo che le vittime innocenti vanno ricordate tutte e sempre, a prescindere dalla giustezza di una causa”. Insomma, più che mettere le mani avanti, Nello Musumeci mette le mani dietro nella sua ultima fatica letteraria (‘La Sicilia bombardata’, Rubettino Editore). Anche perché in testa al volume fa bella mostra di sé una citazione di Arrigo Petacco che torna utile in questi tempi di revisionismo sul Secolo breve, dal conflitto mondiale ai legami mai rescissi tra fascismo e destra italiana: “Quando la guerra finisce, le bugie dei vinti sono smascherate, quelle dei vincitori diventano storia”.
Ed allora per qualche riflessione vale la pena partire proprio da quel diritto alla conoscenza rivendicato dal ministro della Protezione civile, un’intera carriera politica nella destra, dal Msi di Almirante, erede diretto della Rsi, ai FdI oggi al governo. E l’impressione è che, ancora una volta, dietro al sacrosanto rispetto di tutte le vittime della guerra, per intenderci il principio affermato anche da Luciano Violante a proposito dei ragazzi di Salò nel discorso di insediamento alla presidenza della Camera quasi trent’anni fa, si celi l’ennesimo tentativo di riscrivere la storia, magari approfittando della preparazione culturale media non proprio eccelsa dei giovani italiani, in particolare su vicende che affrontano a malapena nelle pagine finali dei programmi di storia di licei e istituti superiori.
Il lavoro di Musumeci è apprezzabile per la meticolosità con la quale vengono ricostruiti i giorni terribili passati dai siciliani sotto le bombe angloamericane nei mesi antecedenti lo sbarco del 1943, cioè alla vigilia del primo passo di uno scarpone alleato sulla terra dell’Europa nazifascista. Niente di diverso da quanto raccontano le cronache della vita e della morte nelle città europee vittime della violenza di una guerra totale, dai bombardamenti di Londra e quelli delle città tedesche e del nord Italia, con in mezzo ovviamente l’indicibile massacro degli ebrei innocenti nei ghetti, nelle retrovie dell’avanzata nazista vero est, nei campi di concentramento. Fino a Hiroshima e Nagasaki
Ma un giovane digiuno dei rudimenti della storia europea (purtroppo la stragrande maggioranza dei nostri ragazzi e, ammettiamolo, dei loro genitori) una volta chiuso il libro di Musumeci si sarà fatto l’idea di una guerra dove il confine tra il bene e il male non esisteva, come se l’esito finale del conflitto mondiale fosse ininfluente su quella che sarà, per fortuna, la storia delle democrazie occidentali.
Da un lato, la “strategia terroristica aerea di inglesi e americani” (regolarmente definiti “nemici” e “invasori”); i “vili atti di sadismo”; la “feroce aggressione”; lo sdegno dell’autore per la resa agli angloamericani senza combattere di Pantelleria (un puntino nel Mediterraneo dove dilagavano gli Alleati), così come l’ammirazione per la fermezza morale dei siciliani nel non cedere al terrorismo alleato, salvo deprecare il sollievo con il quale li accolgono perché simbolo della fine della guerra; gli arresti “indiscriminati” di fascisti; il malcelato compiacimento nell’affermare che “la Sicilia è l’unica regione italiana dove la guerra di ‘liberazione’ (rigorosamente tra virgolette, le stesse per la ‘libertà’ portata da soldati che hanno indossato “anche la divisa di criminali di guerra”, nda) ,da parte degli angloamericani non trova alcuna facilitazione, alcun sostegno nell’antifascismo militante”.
Dall’altro, la “pericolosa (sic) incrinatura tra il Partito fascista e il popolo”; le perplessità dell’autore sulla “strisciante e insidiosa opera di demoralizzazione di molti parroci nei confronti dei soldati italiani, in linea con il nuovo pacifismo supernazionale avviato dal Vaticano”; l’ammirazione dei siciliani “per il contegno disciplinato e la scrupolosa organizzazione” dell’esercito nazista.
Insomma, Musmeci sembra immergere il suo pregevole lavoro di compilazione di studi e testimonianze, nella miscela di una memoria quantomeno nostalgica. Tanto che per apprendere che quella terribile guerra fu “voluta dal fascismo”, un “tragico errore fondato su un’alleanza sbagliata”, il giovane e ignaro lettore dovrà avventurarsi nella prefazione firmata da un altro ministro, Gennaro Sangiuliano, che evidentemente non ha letto con attenzione neanche questo libro. Al pari, immaginiamo, di chi era negli uffici della Casa Bianca durante il recente incontro tra Giorgia Meloni e Joe Biden.