Schiaffo di Meloni sul salario minimo. Crepe nell’opposizione
di Lorenzo De CiccoGiorgia Meloni
(ansa)ROMA - Gli appunti di Giorgia sono una cartolina alle opposizioni: tanti saluti al salario minimo. La premier archivia la pratica. E lo fa proprio alla vigilia del vertice a Palazzo Chigi per discutere di una paga base da 9 euro l’ora, chiesta da tutte le minoranze (tranne Renzi). Vertice convocato lunedì dalla stessa Meloni, che però, prima ancora di accomodarsi nella Sala Verde alle 17 di domani, già bolla la proposta come “controproducente”, sferza il centrosinistra, “perché non l’hanno approvata prima?”, e difende l’abolizione del Reddito di cittadinanza, «non torneremo sui nostri passi”. “E allora ci spieghi: che ci ha convocato a fare?”, si chiedono dall’altro lato del campo. Però alla fine dovrebbero presentarsi tutti. Perché il sospetto, al Nazareno di Elly Schlein e non solo, è che il video-social della presidente del Consiglio, “Gli appunti di Giorgia”, mirasse proprio a questo, a far saltare il tavolo in anticipo. A convincere cioè almeno un pezzo del centrosinistra a sfila…
ROMA - Gli appunti di Giorgia sono una cartolina alle opposizioni: tanti saluti al salario minimo. La premier archivia la pratica. E lo fa proprio alla vigilia del vertice a Palazzo Chigi per discutere di una paga base da 9 euro l’ora, chiesta da tutte le minoranze (tranne Renzi). Vertice convocato lunedì dalla stessa Meloni, che però, prima ancora di accomodarsi nella Sala Verde alle 17 di domani, già bolla la proposta come “controproducente”, sferza il centrosinistra, “perché non l’hanno approvata prima?”, e difende l’abolizione del Reddito di cittadinanza, «non torneremo sui nostri passi”. “E allora ci spieghi: che ci ha convocato a fare?”, si chiedono dall’altro lato del campo. Però alla fine dovrebbero presentarsi tutti. Perché il sospetto, al Nazareno di Elly Schlein e non solo, è che il video-social della presidente del Consiglio, “Gli appunti di Giorgia”, mirasse proprio a questo, a far saltare il tavolo in anticipo. A convincere cioè almeno un pezzo del centrosinistra a sfilarsi, per poi poter dire: vi abbiamo invitati, nemmeno siete venuti.
Ecco perché almeno per adesso, dopo un rapido giro di telefonate sul fronte Schlein-Conte-Calenda, il campo largo ha optato comunque per esserci. Domani varcheranno tutti il portone di Chigi. Dalla leader del Pd al capo del M5S, dal segretario di Azione a Riccardo Magi di +Europa, Angelo Bonelli dei Verdi e Nicola Fratoianni di Sinistra italiana. Va capito però cosa succederà dopo. Cioè se la destra riuscirà comunque a scardinare il fronte delle opposizioni, che per una volta, attorno al salario minimo, si era faticosamente compattato. Giuseppe Conte da giorni, capito l’andazzo, va ripetendo: la nostra proposta è quella e non possiamo accettare accoglimenti parziali o spezzatini. Dunque “prendere o lasciare”. Elly Schlein sembra condividere, tanto che col M5S e gli altri progetta una raccolta firme tra web, banchetti e feste dell’Unità. Lo stesso sembrano pensare i rossoverdi.
E Calenda? Ecco, Calenda sembra intenzionato a mostrarsi, come dice lui, "pragmatico”. E dunque, ragiona l’ex ministro dello Sviluppo, sì, “le ultime dichiarazioni di Meloni sono un errore, ma al tavolo andiamo perché disponibili ad accorciare le distanze, altrimenti sarebbe inutile”. Per il capo di Azione, “non ha senso dire ‘prendere o lasciare’ da un lato o dall’altro: bisogna trovare una soluzione per dare una risposta a 3 milioni e mezzo di lavoratori”.
Forse intuendo questa possibile sponda, Meloni prepara un pacchetto anti-salario minimo: “C’è il margine di presentare insieme” alle opposizioni, fa sapere via social, “una proposta seria contro i salari bassi e per fornire i parametri salariali per i lavoratori non coperti dalla contrattazione collettiva”. Un intervento minimal. A Chigi, dove siederanno anche i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, che ha definito il salario minimo roba “da Urss”, saranno piazzati alcuni fogli, con alcune “idee”, riferiscono fonti di maggioranza. In sostanza, quattro punti: niente salario minimo legale (che pure FdI proponeva fino al 2019), ma un’estensione della contrattazione collettiva a chi è scoperto, rinnovo dei contratti anche con detassazione e stretta su subappalti e appalti, con modifiche al codice. Più qualche escamotage per i contratti pirata, come l’introduzione di una quattordicesima più sostanziosa, per compensare.
Proposte di cui ha parlato ieri il sottosegretario leghista Claudio Durigon e che potrebbero essere inserite nel collegato al decreto Primo maggio, per portare le misure in Aula subito dopo la chiusura estiva del Parlamento. Inutile dire che il grosso delle opposizioni non è disposto a trattare. “Mi chiedo che senso abbia così l’incontro di venerdì”, mugugna Riccardo Magi. “Noi a una passerella non ci stiamo”, dicono in contemporanea Bonelli e Fratoianni, “ma al vertice ci saremo”. Conte prepara gli appunti, ma è pessimista: “Il dialogo parte in salita, Meloni non ha nemmeno letto la proposta. Proverò a spiegarle come stanno le cose con dei grafici”.