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Sex worker, la proposta di legge dei Radicali: “Riconoscere il lavoro sessuale come un’autonoma e legittima professione”

Avviata la raccolta di firme. Il provvedimento intende rimuovere decriminalizzare la prostituzione rimuovendo “tutti divieti, le sanzioni e gli ostacoli normativi che si abbattono su un’intera categoria di persone”
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Decriminalizzare il sex work. È questo l’obiettivo alla base dell’iniziativa dei Radicali italiani che hanno avviato una raccolta di firme per la loro proposta di legge sulla prostituzione. Un provvedimento in cui chiedono “una piena decriminalizzazione del sex work” puntando nello specifico a rimuovere “tutti i divieti, le sanzioni e gli ostacoli normativi che si abbattono su un’intera categoria di persone”. Lo scopo, spiegano dal partito, è “riconoscere il lavoro sessuale come un’autonoma e legittima professione”. 

Una proposta di legge, quella dei Radicali, del tutto opposta al provvedimento depositato a gennaio alla Camera da FdI e che, nelle intenzioni del primo firmatario Edmondo Cirielli, intende prevedere il carcere per i clienti delle prostitute che si appartano in automobile (non in appartamento). 

"La legge attuale sul sex work - si legge in una nota dei Radicali – ha ottenuto un unico risultato: prendere di mira le lavoratrici e i lavoratori d…

Decriminalizzare il sex work. È questo l’obiettivo alla base dell’iniziativa dei Radicali italiani che hanno avviato una raccolta di firme per la loro proposta di legge sulla prostituzione. Un provvedimento in cui chiedono “una piena decriminalizzazione del sex work” puntando nello specifico a rimuovere “tutti i divieti, le sanzioni e gli ostacoli normativi che si abbattono su un’intera categoria di persone”. Lo scopo, spiegano dal partito, è “riconoscere il lavoro sessuale come un’autonoma e legittima professione”. 

Una proposta di legge, quella dei Radicali, del tutto opposta al provvedimento depositato a gennaio alla Camera da FdI e che, nelle intenzioni del primo firmatario Edmondo Cirielli, intende prevedere il carcere per i clienti delle prostitute che si appartano in automobile (non in appartamento). 

"La legge attuale sul sex work - si legge in una nota dei Radicali – ha ottenuto un unico risultato: prendere di mira le lavoratrici e i lavoratori del sesso e rendere le loro condizioni di vita meno sicure”. Analizzando i dati del Codacons, secondo il partito “il numero stimato di persone che esercitano nel mondo del sex work supera i 100mila, per un mercato di circa 3 milioni di clienti e un fatturato che si aggirerebbe sui 3,6 miliardi di euro l'anno”. A vendere servizi sessuali sarebbero principalmente donne, ma anche persone trans (attorno al 15%) e uomini (forse il 5%). “I clienti – dicono i Radicali - sono invece principalmente uomini di ogni età, professione, opinione politica, livello di istruzione e di reddito".

La proposta di legge ha radici antiche. "Nel 1982 – ricorda una nota del partito - nasceva il Comitato per i diritti civili delle prostitute guidato da Pia Covre e Carla Corso per chiedere tutele, dignità e diritti. Il primo documento si intitolava ‘Le prostitute rivendicano il diritto all'esistenza’ e chiedevano la depenalizzazione dei reati che rendevano loro la vita impossibile. Le lavoratrici del sesso iniziarono a prendersi uno spazio all'interno del movimento femminista, riscrivendo la prostituzione come sex work e definendo il loro femminismo esattamente in virtù del loro utilizzo della sessualità al di fuori dei percorsi tracciati dall'ordine patriarcale (come il matrimonio o la monogamia), ‘l'essere donne di tutti, e quindi donne di nessuno, e il godere di una libertà sessuale pari a quella degli uomini’".

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