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Salario minimo, il dem Scotto ribatte a Meloni: “Dinamite le sue promesse sul cuneo fiscale, le farà pagare ai più deboli”

Il deputato del Pd risponde alle obiezioni della premier sulla paga base: “Il problema non è la produttività, ma lo sfruttamento. Il Cnel? Così si depotenzia il Parlamento”. E ancora: “A nome di chi parla? Anche di Lega e FI?”
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Il dem Arturo Scotto non ha dubbi: Giorgia Meloni “mischia le pere con le mele”. Il riferimento è all’obiezione (una delle tante) mossa dalla premier contro le opposizioni e che può essere sintetizzata così: il salario minimo non è la risposta, meglio tagliare il cuneo fiscale. Meloni non ha fatto mistero di voler lavorare ad una sforbiciata concentrata sui redditi bassi in vista della prossima legge di bilancio. Lo ha ribadito nell’intervista rilasciata a Repubblica, Stampa e Corriere della masseria di Ceglie Messapica, dove la premier si è concessa qualche giorno di vacanza.

Tra i temi caldi, in vista della manovra d’autunno, spicca il salario minimo, su cui le opposizioni – seppur con qualche sfumatura  – non intendono mollare la presa sull’esecutivo. Scotto, deputato dem, pone due questioni: una di merito e una di metodo, ma non prima di aver replicato alla premier convinta che l’opposizione stia giocando al “gioco del cerino”: “Lei si è fabbricata un cand…

Il dem Arturo Scotto non ha dubbi: Giorgia Meloni “mischia le pere con le mele”. Il riferimento è all’obiezione (una delle tante) mossa dalla premier contro le opposizioni e che può essere sintetizzata così: il salario minimo non è la risposta, meglio tagliare il cuneo fiscale. Meloni non ha fatto mistero di voler lavorare ad una sforbiciata concentrata sui redditi bassi in vista della prossima legge di bilancio. Lo ha ribadito nell’intervista rilasciata a Repubblica, Stampa e Corriere della masseria di Ceglie Messapica, dove la premier si è concessa qualche giorno di vacanza.

Tra i temi caldi, in vista della manovra d’autunno, spicca il salario minimo, su cui le opposizioni – seppur con qualche sfumatura  – non intendono mollare la presa sull’esecutivo. Scotto, deputato dem, pone due questioni: una di merito e una di metodo, ma non prima di aver replicato alla premier convinta che l’opposizione stia giocando al “gioco del cerino”: “Lei si è fabbricata un candelotto di dinamite da sola promettendo il taglio strutturale del cuneo fiscale e rischia di doverlo far pagare ai più deboli con i tagli a scuola e sanità”.  

La prima questione sollevata dal deputato riguarda la posizione di Meloni secondo cui la paga base non farebbe altro che danneggiare la contrattazione collettiva, finendo addirittura per abbassare i minimi tabellari già sopra i nove euro l’ora. Secondo Scotto, al contrario, l'effetto sarebbe quello di alzarli. “Il salario minimo è una frusta per quei contratti che sono sotto i 9 euro lordi orari portandoli sulla soglia e non tocca quelli che sono sopra”. Il deputato cita l’esempio tedesco: “In Germania il salario minimo è a 12 euro, ma il sindacato metalmeccanico che rappresenta 3,9 milioni di tute blu ha rinnovato non più tardi di sei mesi fa il contratto collettivo con un aumento dell’8,5 per cento dei salari più una clausola che adegua gli stipendi all’andamento dell’inflazione”.

Per Scotto, dunque, serve a poco dire di voler intervenire sui contratti non coperti dalla contrattazione, perché – afferma – “il nodo sono i lavoratori che hanno un contratto e sono sotto i 9 euro”. Problema risolvibile in toto solo grazie ad una soglia sotto la quale neanche la contrattazione può spingersi. La seconda questione, quella di metodo, riguarda la proposta messa sul tavolo da meloni di rimandare al Cnel la redazione di una mediazione che accontenti tutti, maggioranza e opposizione. Il tema è stato posto anche dalla segretaria del Pd Elly Schelin, secondo cui il Consiglio presieduto dall’ex ministro forzista Renato Brunetta non può essere considerato la "terza Camera”. Secondo Scotto così si “depotenzia il ruolo del Parlamento”.

Ma il problema è anche un altro, cioè che il Cnel ha già depositato una proposta sul tema sotto forma di memoria alla commissione Lavoro della Camera, ma nel testo non si fa riferimento ad alcun minimo legale. “Si parla di altro”, dice Scotto. La si considera una misura che limita la contrattazione e lega la dinamica dei salari alla bassa produttività”. Una tesi, quest’ultima, "discutibile", perché è “difficile sostenere che per i rider piuttosto che per la vigilanza privata o che per alcuni settori dei servizi, che sono spesso abbondantemente sotto i 9 euro, il problema sia la produttività”. Il problema semmai – conclude Scotto – è sempre lo stesso: “lo sfruttamento”.

Infine, sul piano politico, Scotto fa notare: “Oggi la destra comincia a parlare del fatto che vuole intervenire sulle gare al massimo ribasso su cui si fa profitto sul costo del lavoro. Non più tardi di quattro mesi fa hanno modificato il codice degli appalti reintroducenti i subappalti a cascata. Vogliono cambiare la loro stessa legge? Pronti a firmare subito insieme un emendamento in legge di bilancio che cancelli questa schifezza”. Ma sorge il dubbio: “Meloni a nome di chi parla? Di Fratelli d’Italia o anche di Lega e Forza Italia? Tajani e Salvini hanno liquidato l’incontro con le opposizioni senza aspettare un commento della Presidente del Consiglio. Hanno detto: mai con questo governo un salario minimo per legge. Giocano al poliziotto buono e al poliziotto cattivo?”.

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