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Conte: “Meloni fa lobbismo di Stato. Sul salario minimo il Paese è con noi”

Giuseppe Conte

 (fotogramma)
Il leader del M5S: “Dopo mesi di discussioni la premier non aveva uno straccio di soluzione. Non ha una visione, crea solo una guerra fra poveri”
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MILANO - A Giuseppe Conte l’intervista di Giorgia Meloni non è piaciuta: “Nessuna soluzione prospettata: tanto fumo, zero arrosto. Non ha alcuna visione”, dice rispondendo agli stessi tre giornali, Repubblica, Corriere della Sera e Stampa. “Anzi — dice — il suo metodo di governo è il lobbismo di Stato”.

Partendo dal salario minimo, la battaglia delle opposizioni, la presidente del Consiglio vi ha risposto: “Fate il gioco del cerino”.

“L’incontro a Palazzo Chigi è stato surreale. Dopo mesi di discussioni Meloni non aveva uno straccio di soluzione e di fronte alle nostre puntualizzazioni tecniche non c’è stata alcuna controreplica. L’unica idea è stata quella di valorizzare il Cnel di Renato Brunetta. Noi però abbiamo il Paese dalla nostra: la risposta alla petizione online è stata entusiasmante. In autunno faremo contare la voce dei cittadini, anche di quelli di centrodestra che il governo non vuole ascoltare”.

Con Brunetta se necessario vi incontrerete?

“Non rifiuto il confronto con n…

MILANO - A Giuseppe Conte l’intervista di Giorgia Meloni non è piaciuta: “Nessuna soluzione prospettata: tanto fumo, zero arrosto. Non ha alcuna visione”, dice rispondendo agli stessi tre giornali, Repubblica, Corriere della Sera e Stampa. “Anzi — dice — il suo metodo di governo è il lobbismo di Stato”.

Partendo dal salario minimo, la battaglia delle opposizioni, la presidente del Consiglio vi ha risposto: “Fate il gioco del cerino”.

“L’incontro a Palazzo Chigi è stato surreale. Dopo mesi di discussioni Meloni non aveva uno straccio di soluzione e di fronte alle nostre puntualizzazioni tecniche non c’è stata alcuna controreplica. L’unica idea è stata quella di valorizzare il Cnel di Renato Brunetta. Noi però abbiamo il Paese dalla nostra: la risposta alla petizione online è stata entusiasmante. In autunno faremo contare la voce dei cittadini, anche di quelli di centrodestra che il governo non vuole ascoltare”.

Con Brunetta se necessario vi incontrerete?

“Non rifiuto il confronto con nessuno ma il tempo di studiare è ormai finito, abbiamo accumulato studi e statistiche, ora è tempo di agire. E dico una cosa: noi non siamo disponibili a spaccare i lavoratori, pretendiamo dignità del lavoro per tutti e 4 i milioni di lavoratori sottopagati. L’obiettivo del centrodestra è quello invece di varare una misura per una parte della platea. Lo hanno già fatto su reddito di cittadinanza e autonomia differenziata, vogliono dividere il Paese e creare una guerra tra poveri. Il loro modus operandi è il lobbismo di Stato, non c’è una visione di Paese, non concepiscono misure che si rivolgano a tutti”.

Meloni dice che nella vostra proposta non c’era inserito, ad esempio, dove trovare i fondi per compensare in parte le imprese.

“Diversivi. L’agevolazione fiscale dipende da come la vuoi fare e per quanto tempo. Se poi vuole, la legge di bilancio gliela scriviamo noi...”.

Sul salario minimo c’è il primo tentativo di coordinamento dei progressisti allargato a Carlo Calenda?

“In questo caso è stata sottoscritta una proposta unitaria su una nostra battaglia storica, confido che con l’intervento dei cittadini verrà rafforzata. Altre battaglie ci saranno e altre ancora ne stiamo facendo”.

Ad esempio in e per l’Emilia-Romagna, regione che presto tornerà al voto?

“Come da nostro dna varranno temi e programmi, costruire un’opposizione ideologica e a tavolino non funziona. Auspichiamo che la convergenza aumenti”.

Meloni sembra non avere paura dell’autunno caldo, lei invece è preoccupato?

“Siamo di fronte a un disastro sociale annunciato, preso sottogamba dal governo, che però si sta ampliando con scelte sbagliate. La social card è una pistola ad acqua contro un incendio sociale. Stiamo tornando agli zero virgola della crescita, per la manovra di bilancio tra fabbisogno di cassa e minori entrate mancheranno alcune decine di miliardi di euro, senza uno straccio di modifica da proporre al nuovo Patto di stabilità e crescita. Per racimolare qualche voto alle Comunali la presidente del Consiglio ha parlato di tasse “pizzo di Stato” creando un disincentivo, ha alimentato una cultura tossica con ripetute strizzate d’occhio a furbi e furbetti. Una prospettiva viziosa”.

Il 7 ottobre sarà in piazza a Roma con la Cgil? Ed è d’accordo sulla proposta di una indicizzazione automatica all’inflazione dei salari?

“Concordiamo appieno sul fatto che c’è un problema di salario povero. 200 mila persone prendevano il reddito di cittadinanza integrando il loro salario e il governo questa soluzione l’ha cancellata. Poi faccio notare che in 22 su 27 Paesi europei dove c’è il salario minimo le retribuzioni sono tutte aumentate, perché innalzare i redditi più bassi ha un effetto benefico anche sugli altri. Invece in Italia da decenni vediamo la compressione salariale e la proletarizzazione del ceto medio. Quindi potremo sicuramente essere in piazza anche noi come M5S”.

Invece ha visto con favore la tassa sugli extraprofitti delle banche?

“Hanno seguito una nostra ricetta ma l’hanno scritta in modo raffazzonato, non porterà introiti significativi. Ma questa logica comunque andrebbe estesa al settore bellico, energetico, farmaceutico e assicurativo. Meloni ne parli con il ministro della Difesa Guido Crosetto: potrà verificare che l’industria bellica in Europa ha fatto +23 per cento in borsa da inizio anno, frutto anche dei mega profitti conseguiti”.

Ma armi a parte non teme “ritorsioni” poi sui consumatori?

“Se le norme vengono scritte bene non toccano gli ordinari profitti ma quelli extraordinari, che vanno usati in funzione redistributiva. Sono ipotesi caldeggiate da economisti come Joseph Stiglitz e Thomas Piketty, o da alcuni report del Fmi. Il problema è se si interviene solo quando si sente il terreno scricchiolare sotto i piedi. Queste norme vanno costruite con competenza tecnica e sagacia e non presentate al mercato come un espediente disperato”.

Il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari attacca le banche e dice che con i governi progressisti di Pd e 5 Stelle “sono stati fatti regali miliardari alle banche nuocendo alle casse pubbliche”. Cosa risponde?

“Sono parole a vanvera. Noi abbiamo garantito la tenuta del tessuto produttivo in un momento in cui rischiavamo il disastro economico, dando sicurezza sociale con il blocco dei licenziamenti e facendoci garanti di prestiti per le imprese. Nel momento più duro abbiamo incentivato la ripresa con transizione 4.0 e superbonus. Invece questa destra sociale è diventata asociale, dedita a un corporativismo selettivo”.

Voterà i nuovi decreti Salvini sull’immigrazione?

“No. Quel che vediamo con naufragi e morti in mare è un dramma che scuote le nostre coscienze. Per anni ogni estate Salvini e Meloni ci hanno tormentato sugli sbarchi, adesso che sono più che raddoppiati cercano di sviare l’attenzione, fanno finta di non sapere e non vedere. In Europa Meloni mette al primo posto i suoi amici polacchi e ungheresi e quindi il suo piano di redistribuzione entra in contraddizione. Vuole il piano Mattei senza metterci un euro, indice una conferenza sull’immigrazione senza Francia e Germania. Non ha alcuna visione”.

Ma a questo punto non è pentito di aver fatto cadere Draghi?

“Draghi è andato a casa perché nella sua agenda non c’era nulla per fronteggiare la crisi economica e sociale”.

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