Riforme, il sorpasso delle Province sull’Autonomia. La proposta di FdI: "Election day con le Europee il 9 giugno 2024”
di Giovanna CasadioWanda Ferro, la sottosegretaria meloniana all’Interno, conferma la sfida: election day il 9 giugno 2024 per le europee e per il ritorno all’elezione diretta delle Province. “L’obiettivo è una buona legge, perché abbiamo visto cosa comporta una norma sbagliata. Ma la scommessa è questa”, ribadisce Ferro. Quindi la riforma delle Province non finirà su un binario morto. Potrebbe anzi sorpassare l’esame dell’autonomia differenziata, su cui la Lega ha scommesso il tutto per tutto.
Ancora in pausa ferragostana, tuttavia tra pochi giorni si scalderanno i motori per la ripresa parlamentare. Temi economici al centro, ma c’è anche il valzer delle riforme istituzionali in Senato. In attesa della madre di tutte le riforme, secondo la premier Giorgia Meloni, ovvero del (quasi) inedito premierato.
Per le Province la partita è tutta aperta. Se l’accelerazione va in porto, l’Autonomia di Roberto Calderoli potrebbe rallentare. “Non c’è una pregiudiziale contrarietà sulla riforma delle Province, a…
Wanda Ferro, la sottosegretaria meloniana all’Interno, conferma la sfida: election day il 9 giugno 2024 per le europee e per il ritorno all’elezione diretta delle Province. “L’obiettivo è una buona legge, perché abbiamo visto cosa comporta una norma sbagliata. Ma la scommessa è questa”, ribadisce Ferro. Quindi la riforma delle Province non finirà su un binario morto. Potrebbe anzi sorpassare l’esame dell’autonomia differenziata, su cui la Lega ha scommesso il tutto per tutto.
Ancora in pausa ferragostana, tuttavia tra pochi giorni si scalderanno i motori per la ripresa parlamentare. Temi economici al centro, ma c’è anche il valzer delle riforme istituzionali in Senato. In attesa della madre di tutte le riforme, secondo la premier Giorgia Meloni, ovvero del (quasi) inedito premierato.
Per le Province la partita è tutta aperta. Se l’accelerazione va in porto, l’Autonomia di Roberto Calderoli potrebbe rallentare. “Non c’è una pregiudiziale contrarietà sulla riforma delle Province, a patto che ci siano risorse certe e funzioni chiare e personale adeguato”, avverte Andrea Giorgis, che segue per il Pd il pacchetto riforme a Palazzo Madama. Perché insomma non se ne faccia un moltiplicatore di incarichi e poltrone. Perché se è così, i Dem non la voteranno. Il presidente dell’Unione delle Province, Michele De Pascale, sindaco pd di Ravenna, ha affermato nelle scorse settimane in una riunione ad hoc al Palazzo della Provincia a Salerno organizzata da Franco Alfieri, che “l’indebolimento delle Province ha aumentato la disparità dei diritti e di opportunità tra i territori”. Quindi bene la riforma in discussione al Senato con il ritorno all’elezione diretta, “ma vogliamo anche un nucleo di competenze che facciano delle Province la sede della programmazione territoriale”.
Sul carro della riforma delle Province si potrebbero però nascondere sorprese. Gli emendamenti – su cui post pausa estiva comincerà la discussione generale – vedrebbero l’introduzione ad esempio, del terzo mandato per i sindaci. Sollevata dal gruppo delle Autonomie, la novità potrebbe piacere alla Lega che ha una nutrita schiera di primi cittadini in scadenza. C’è poi in vista un blitz trasversale per introdurre proprio nel disegno di riforma delle Province il terzo mandato per i “governatori”. Se ne parla tanto, ma non ci sono ancora atti concreti. Aprirebbe alla possibilità di una ricandidatura per il leghista Luca Zaia in Veneto o di Stefano Bonaccini, il governatore emiliano-romagnolo e presidente del Pd, e anche di Vincenzo De Luca in Campania.
Nel calendario della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama tra il 5 e il 7 di settembre è prevista l’audizione del Comitato per i Lep, i livelli essenziali di prestazione che ha voluto il ministro leghista Roberto Calderoli per dimostrare che l’autonomia non spaccherà l’Italia. Probabilmente non interverrà a Palazzo Madama Sabino Cassese, che quel comitato presiede, ma designerà uno o alcuni suoi rappresentanti. Il cosiddetto Clep (comitato per i Lep) ha perso pezzi: hanno lasciato prima Luciano Violante e Anna Finocchiaro e poi Giuliano Amato, Franco Gallo, Franco Bassanini e Alessandro Pajno. I “saggi” o garanti hanno denunciato le criticità, ma più ancora un nutrito dossier inviato il 28 luglio proprio al ministro elenca i dubbi, materia per materia da devolvere su richiesta delle Regioni, secondo quanto prevede il disegno di legge.
Giorgis attacca: “L’autonomia differenziata proposta da Calderoli e dal governo Meloni divide il Paese, aumenta le diseguaglianze già profonde e compromette la possibilità di crescita e di sviluppo anche delle regioni più dinamiche e ricche. E’ un progetto che contrasteremo con determinazione”. Quindi si ricomincia a settembre con lo scontro sull’autonomia e sui circa 300 emendamenti presentati.