Occhiuto: “Siccità e alluvioni ormai per noi grane quotidiane. Va colmato il gap tra territori”
di Matteo PucciarelliMILANO - Il presidente della Calabria Roberto Occhiuto (Forza Italia) guida anche la commissione Intermediterranea: 40 regioni di otto Stati Ue e di altri Paesi affacciati sul Mediterraneo. “Cambiamento climatico e desertificazione sono temi per noi ricorrenti”, dice.
Secondo uno studio di Bankitalia la crisi climatica toccherà anche le imprese, soprattutto al Sud. Condivide l’analisi?
“Assolutamente sì, quelle del Mediterraneo sono già le regioni più povere e dove si assiste a un generale spopolamento: manca la manutenzione del territorio e le istituzioni da sole difficilmente riescono a fare ciò che l’uomo faceva spontaneamente. Aggiungo che bisogna mitigare il rischio e per questo mi sono messo contro alcuni sindaci commissariando i Comuni che non facevano gli abbattimenti delle costruzioni abusive. Avremo davanti sfide nuove ma anche una straordinaria opportunità, se penso ad esempio che Gioia Tauro oggi è il primo porto italiano: il Sud come hub dell’Europa sul Mediterraneo. Sarò…
MILANO - Il presidente della Calabria Roberto Occhiuto (Forza Italia) guida anche la commissione Intermediterranea: 40 regioni di otto Stati Ue e di altri Paesi affacciati sul Mediterraneo. “Cambiamento climatico e desertificazione sono temi per noi ricorrenti”, dice.
Secondo uno studio di Bankitalia la crisi climatica toccherà anche le imprese, soprattutto al Sud. Condivide l’analisi?
“Assolutamente sì, quelle del Mediterraneo sono già le regioni più povere e dove si assiste a un generale spopolamento: manca la manutenzione del territorio e le istituzioni da sole difficilmente riescono a fare ciò che l’uomo faceva spontaneamente. Aggiungo che bisogna mitigare il rischio e per questo mi sono messo contro alcuni sindaci commissariando i Comuni che non facevano gli abbattimenti delle costruzioni abusive. Avremo davanti sfide nuove ma anche una straordinaria opportunità, se penso ad esempio che Gioia Tauro oggi è il primo porto italiano: il Sud come hub dell’Europa sul Mediterraneo. Sarò un visionario ma possiamo vivere ciò che è stato il Nord nel passato, che ha beneficiato dalla vicinanza geografica al motore dell’economia, la manifattura tedesca”.
A chi dice “ha sempre fatto caldo...”, cosa risponde?
“Che mi preoccupo quando non piove per la siccità e poi mi preoccupo quando piove perché rischiamo le alluvioni ogni volta. Ho sotto gli occhi questo e ce lo hanno tutti gli italiani, negare l’effetto significa negare l’evidenza”.
Parlava di rilancio del Sud ma intanto Salvini sposta fondi, la velocizzazione della linea Lamezia-Catanzaro e della Sibari-Porto Salvo sono state depennate per altre opere al Nord: era stato avvertito?
“Sì, i miei uffici hanno interloquito con Rfi. A noi interessa che i lavori si facciano, ci interessa di meno quali strumenti di finanziamento vengano utilizzati. Credo che Salvini abbia dimostrato attenzione per le infrastrutture per il Sud, penso ad esempio al Ponte sullo Stretto. Comunque ho chiesto altre risorse per alcuni tratti autostradali e ho avuto rassicurazioni, anche da Anas”.
Sul Pnrr il governo vi ha tagliato un miliardo. Come l’ha presa?
“Non alla Regione ma ai Comuni calabresi, per una cifra che va dai 600 ai 900 milioni ed è difficile da definire. Tuttavia la maggior parte delle risorse, il 98 per cento, è per progetti comunali che non erano stati ancora avviati. Le racconto una cosa: un mio dirigente si era messo a studiare quante talpe escavatrici fossero necessarie per tutti gli interventi previsti dal Pnrr. Ne sarebbero servite 120, ce ne sono 20 in Italia, le si fabbricano in Cina e ci vogliono 2-3 anni per averle: nell’individuare delle opere c’è stata forse una approssimazione”.
Ma sono soldi che dovevano arrivare in Calabria e non sarà così.
“È la stessa quota in percentuale tagliata alle altre Regioni. Ho sentito alcuni presidenti del Nord che chiedevano un ricalcolo, per avere più fondi loro: è assolutamente inaccettabile. Anche perché lo scopo del Pnrr era anche colmare i gap tra aree diverse. Si può cambiare attore della spesa: spostarli da Comuni magari senza ufficio tecnico ad altri nello stesso territorio più performanti, o alla Regione per finanziare attività strategiche”.
Tra questi tagli e l’autonomia differenziata però la forbice tra Nord e Sud può solo allargarsi.
“Non lo credo, stavolta non si parla solo di autonomia ma anche di Lep, cioè garantire gli stessi diritti sociali e civili, che tu sia di Crotone o Sondrio. Questa è una possibilità offerta dalla Costituzione ma la quantificazione non più secondo la spesa storica ma secondo i fabbisogni è una opportunità. Nel testo Calderoli c’è il vagone dell’autonomia, un altro sono i Lep, un altro ancora la perequazione. Con questi due vagoni il Sud se ne avvantaggia”.
È fiducioso?
“La strada va seguita con attenzione, presidenti di Regione e ministri di FI hanno chiarito che tutto è subordinato alla quantifica dei Lep”.
Berlusconi non c’è più, e si sente: la tassa sugli extraprofitti delle banche è stata varata all’oscuro di Tajani. È preoccupato per FI?
“No, ho grande fiducia in lui e credo sia l’unico che abbia la legittimazione della famiglia e del Ppe. Sulle banche ha preso una posizione coraggiosa, a dimostrazione che FI ha una sua identità. Quando c’era Berlusconi bastava lui per avere il voto, ora dobbiamo puntare proprio su questa identità: sui temi ambientali, sul tema dei migranti, coscienti che il Mediterraneo non può essere un cimitero di morti in mare, così sui diritti civili: occorre cogliere il sentiment dei giovani che non vogliono votare centrosinistra ma hanno una concezione laica”.
Sarete la sinistra della destra?
“No, saremo quelli che possono dire ciò che Lega e FdI non possono dire”.