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Calenda: “Crepe a destra sulle alleanze in Europa? Tanto Meloni li comanda tutti. Con Pd e 5S si può collaborare”

Carlo Calenda

 (fotogramma)
Il leader di Azione: “Altre battaglie dopo il salario minimo, ma il fronte alternativo è un’utopia. Non vedo il rischio di derive fascitoidi: neanche i treni sono in orario"
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ROMA - “Le uscite di Tajani sono un fuoco di paglia, tanto nel centrodestra comanda Meloni», dice il leader di Azione Carlo Calenda, in viaggio per la Normandia.

FI però ribolle. Sulla tassa per gli extraprofitti, sulle alleanze europee. Non può diventare una spina nel fianco per Meloni?

“Ma Tajani non ha la forza né politica né elettorale per esserlo. È solo marketing elettorale per le Europee. Giocano sulle sfumature, ‘io sono più conservatore’, ‘io più moderato’, ma poi comanda Meloni”.

A Tajani “fa schifo” l’Afd tedesca. Però in Italia governa con Meloni e Salvini. C’è una contraddizione?

“L’Afd è molto più a destra. Salvini e Meloni si sono dovuti rimangiare tutte le bordate estremiste, una volta al governo. Non vedo il rischio di derive fascistoidi da noi, anche perché la premessa sarebbe che qualcuno poi sappia far funzionare lo Stato. Ma qui nemmeno i treni arrivano in orario. I sovranisti non sono in grado di gestire nulla, dalla sanità all’economia. Parliamo delle politiche …

ROMA - “Le uscite di Tajani sono un fuoco di paglia, tanto nel centrodestra comanda Meloni», dice il leader di Azione Carlo Calenda, in viaggio per la Normandia.

FI però ribolle. Sulla tassa per gli extraprofitti, sulle alleanze europee. Non può diventare una spina nel fianco per Meloni?

“Ma Tajani non ha la forza né politica né elettorale per esserlo. È solo marketing elettorale per le Europee. Giocano sulle sfumature, ‘io sono più conservatore’, ‘io più moderato’, ma poi comanda Meloni”.

A Tajani “fa schifo” l’Afd tedesca. Però in Italia governa con Meloni e Salvini. C’è una contraddizione?

“L’Afd è molto più a destra. Salvini e Meloni si sono dovuti rimangiare tutte le bordate estremiste, una volta al governo. Non vedo il rischio di derive fascistoidi da noi, anche perché la premessa sarebbe che qualcuno poi sappia far funzionare lo Stato. Ma qui nemmeno i treni arrivano in orario. I sovranisti non sono in grado di gestire nulla, dalla sanità all’economia. Parliamo delle politiche di Urso? Fanno ridere”.

Come opposizioni vi siete compattati sul salario minimo. La petizione vola: quasi 300 mila firme. Se l’aspettava?

“Sì. È una battaglia di merito ma anche il simbolo del desiderio di un pezzo di Paese di riequilibrare il rapporto tra remunerazioni e ricchezza”.

Non faccia lo scaramantico: a quanto si arriva?

“«Agilmente sopra il mezzo milione di firme. Però chiariamoci: le firme sono un modo per mettere pressione sul governo. Va tenuto vivo il dialogo”.

Perché Azione non è nel Comitato pro-salario minimo?

“Scelta tecnica. Dovevamo fare la petizione su Change.org, poi qualcuno si è opposto e si è dovuta fare un’associazione per le norme sulla privacy, con Vito Crimi e altri. Io ho detto: vi supportiamo, ma non entriamo. Certo, se avessimo optato per Change.org il sito non sarebbe andato in crash”.

Tornerebbe da Meloni a Palazzo Chigi anche da solo?

“No, è un valore il fatto che le opposizioni abbiano lavorato assieme. Ha ragione Schlein a dire: adesso sta a Meloni produrre una proposta. O al Cnel, aggiungo io, come punto d’incontro fra i corpi intermedi”.

Accetterebbe un compromesso su un testo limitato, senza salario minimo?

“No: il salario minimo è il minimo sindacale. Va bene l’allargamento della contrattazione, che è anche nella nostra pdl. Ma il punto è che alcuni contratti sono sotto i 9 euro”.

Hanno fatto bene i pm di Milano a imporre alla Mondialpol di aumentare i salari dei vigilanti?

“Sì. Sono contratti da 4 euro l’ora. Assurdi. Vivere in una democrazia liberale non vuol dire sfruttare liberamente le persone. Significa che lo Stato mette una cornice di regole entro la quale opera il privato”.

Schlein e 5S dicono: l’opposizione si unisca su altre battaglie, dalla sanità al Pnrr. Azione ci sta?

“Certo che ci stiamo. Abbiamo una proposta su Pnrr e Industria 4.0 su cui si può lavorare insieme. La sanità è una battaglia su cui è nata Azione. È chiaro, rimangono posizioni politiche molto diverse, noi siamo il centro repubblicano e loro la sinistra. Ma troviamo il modo di collaborare, come di volta in volta cerco un accordo anche col governo”.

Immaginare un fronte alternativo alla destra è utopia?

“Ma questo fronte non potrebbe neanche votare l’invio di armi all’Ucraina! Finiamola col bipolarismo e torniamo al proporzionale”.

Con Renzi quando divorziate?

“Abbiamo già divorziato”.

I gruppi parlamentari sono ancora uniti, mentre ve ne dite di ogni su giornali e social. Non è un po’ ridicolo?

“Sono d’accordo, ma non posso farci niente. C’è il mio cognome nel simbolo, la decisione la deve prendere Renzi. Comunque siamo due partiti diversi e andremo separati alle Europee. Al 100%”.

Il generale anti-gay Vannacci si deve dimettere?

“È un troglodita razzista. Vedrei due alternative: dimissionarlo in tronco, perché un rappresentante delle istituzioni non può permettersi commenti razzisti e rivendicare il diritto all’odio è un reato”.

La seconda opzione?

“Fargli sorvegliare il faro delle isole Aleutine”.

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