I Berlusconi in pressing su Tajani. Le liti tra gli alleati sulle alleanze europee agitano Meloni
dal nostro inviato Tommaso CiriacoIl primo ministro dell'Albania Edi Rama con Giorgia Melonii. Il premier di Tirana ha pubblicato la foto sui social per salutare la presidente del Consiglio tornata in Puglia dopo la sua breve vacanza in Albania
CEGLIE MESAPICA (BR) – Qualcosa si è rotto. Nella maggioranza, nel cuore del governo. Mentre Giorgia Meloni riposava in una masseria pugliese, mentre navigava verso le coste d’Albania. Ci sono due vicepremier che giocano una battaglia esistenziale, in cui rischia di finire stritolato l’esecutivo. E c’è lei, la presidente del Consiglio, che non sa come muoversi. Non può dire a Matteo Salvini quello che pensa: basta con Le Pen e Afd, perché in Europa non posso permettermelo, perché così ci esponi con la prossima Commissione. Non può dire ad Antonio Tajani, che vedrà molto presto in un faccia a faccia: se chiudo a destra, devo condurre una campagna elettorale non troppo ostile a Macron e Scholz, perché tutto lascia pensare che il futuro riserverà una nuova “maggioranza Ursula”. È qui il dilemma, i veleni d’agosto e il rischio di escalation tra alleati. Aggravato dall’esempio spagnolo, dove i tentennamenti delle destre hanno regalato respiro al socialista Sanchez. Come maliziosamente le r…
CEGLIE MESAPICA (BR) – Qualcosa si è rotto. Nella maggioranza, nel cuore del governo. Mentre Giorgia Meloni riposava in una masseria pugliese, mentre navigava verso le coste d’Albania. Ci sono due vicepremier che giocano una battaglia esistenziale, in cui rischia di finire stritolato l’esecutivo. E c’è lei, la presidente del Consiglio, che non sa come muoversi. Non può dire a Matteo Salvini quello che pensa: basta con Le Pen e Afd, perché in Europa non posso permettermelo, perché così ci esponi con la prossima Commissione. Non può dire ad Antonio Tajani, che vedrà molto presto in un faccia a faccia: se chiudo a destra, devo condurre una campagna elettorale non troppo ostile a Macron e Scholz, perché tutto lascia pensare che il futuro riserverà una nuova “maggioranza Ursula”. È qui il dilemma, i veleni d’agosto e il rischio di escalation tra alleati. Aggravato dall’esempio spagnolo, dove i tentennamenti delle destre hanno regalato respiro al socialista Sanchez. Come maliziosamente le ricorda proprio Salvini, innescando un nuovo duello.
Se però si ragiona in termini di priorità, quella di Meloni non ha niente a che vedere con Bruxelles. È a Roma che la leader è alle prese con un enorme problema politico: gli allarmanti segnali di cedimento strutturale di Forza Italia sono potenzialmente destabilizzanti. Tutto ruota attorno al destino della creatura fondata da Silvio Berlusconi. La leader non è certa che possa reggere fino alle prossime elezioni per l’Europarlamento. Sa che i gruppi azzurri sono popolati da senatori che vorrebbero vederla in crisi. Osserva quanto accade al Senato, i movimenti in direzione di Salvini. E capisce che non può lasciare che la Lega raccolga quella eredità politica. Lo capisce e si muove, ingenerando però il sospetto che sia in atto una vera e propria spartizione - più o meno consensuale – di quel che resta del berlusconismo.
Anche così si spiega la reazione durissima di Tajani dopo lo schiaffo sugli extraprofitti. La presidente del Consiglio non sa quanto realmente temere l’offensiva del vicepremier. Sa però, perché gli è stato riferito da fonte certa e vicinissima ai vertici di Mediaset, che il ministro degli Esteri si è mosso dopo un confronto riservato e decisivo con la famiglia del Cavaliere, il principale asset che tiene in piedi Forza Italia. È lui, d’altra parte, a garantire gli equilibri politici tra l’esecutivo e uno dei più importanti gruppi imprenditoriali italiani, che fa capo a Marina Berlusconi e include pure banca Mediolanum. Ed è sempre lui ad aver dovuto leggere su tre giornali nazionali – tra i quali Repubblica – le parole certamente ponderate della presidente del Consiglio, che rivendicava la decisione di aver tenuto fuori il ministro degli Esteri dalle decisioni.
È anche un problema di chi garantisce cosa, in questa estate di veleni. Vale per Meloni, vale per Tajani. Quale ombrello riesce (e vuole) offrire l’azzurro alla premier, se si tratta ad esempio di ragionare seriamente di un futuro da alleati con il Ppe? È evidente che Tajani pesa nel gruppo dei popolari, conta molto e si muove conoscendone a perfezione gli equilibri. E dunque, non è passato inosservato il segnale lanciato qualche giorno fa da Manfred Weber, sulla carta disposto a sostenere un’intesa tra il Partito popolare e la presidente del Consiglio a Bruxelles: “Meloni non è sullo stesso piano dell’Afd – ha detto - ma nei prossimi mesi dimostri di essere al fianco di questa Europa”. Non proprio parole rassicuranti, che non sono infatti piaciute alla leader.
E si torna al tormento di partenza: come intende muoversi Meloni? Non può scegliere Salvini, non può scegliere Tajani. Deve restare in equilibrio, con il rischio che la battaglia tra i suoi vice sfibri il governo. E rovini quel che resta delle sue vacanze.
L’ultimo scorcio della missione un po’ nebulosa in Albania porta la leader nella città vecchia di Valona. Meloni si concede uno scatto con Edi Rama. “Sorella d’Albania, Fratello d’Italia, è stato un onore”, scrive su Facebook il premier albanese, con buona pace della sua lunga storia socialista. È il suo saluto caloroso, dopo tre giorni trascorsi di fronte alle coste pugliesi di cui si sa poco o nulla, se non che è stata ospite di Rama, che avrebbe visto Tony Blair e solcato i mari a bordo di un motoscafo. Neanche il rientro in Puglia, dove l’attende la masseria di lusso Beneficio, è chiaro: potrebbe avvenire all’alba di oggi. Stavolta, se davvero il mezzo scelto sarà un traghetto – e non un’imbarcazione privata – dovrebbe venire diffuso un video che immortala l’inedita traversata. Infine, a chiudere il soggiorno, una cena con i dirigenti di FdI. È caccia agli inviti, in queste ore. Assai ambiti. E ovviamente segreti.