Costa versus Carbone. Sulla separazione delle carriere si rompe ancora l’asse tra Azione e Italia viva
di Liana MilellaROMA - La separazione delle carriere dei giudici e dei pm. Un totem intoccabile per Enrico Costa. Un “finto problema” per Ernesto Carbone. Il primo responsabile Giustizia e vice segretario di Azione. Il secondo renziano doc, e da Renzi mandato al Csm come consigliere laico. Per lo più allineato con il centrodestra e con i magistrati conservatori di Magistratura indipendente. Che molto spesso trova una sponda nella centrista Unicost.
Ma non è il Csm stavolta il problema, dove il vice presidente leghista Fabio Pinelli e la forte pattuglia della destra, che conta sette laici su dieci Carbone compreso, si muove con scaltrezza e sta imparando anche a usare i media. Qui di mezzo c’è il rapporto politicamente sofferto tra Azione e Italia viva. Da una parte Costa lavora da sempre per separare nettamente le carriere dei giudici e dei pubblici ministeri. In piena sintonia con Roberto Giachetti di Italia viva, e non solo in questa legislatura. Al loro fianco ci sono le potenti Camere penali di …
ROMA - La separazione delle carriere dei giudici e dei pm. Un totem intoccabile per Enrico Costa. Un “finto problema” per Ernesto Carbone. Il primo responsabile Giustizia e vice segretario di Azione. Il secondo renziano doc, e da Renzi mandato al Csm come consigliere laico. Per lo più allineato con il centrodestra e con i magistrati conservatori di Magistratura indipendente. Che molto spesso trova una sponda nella centrista Unicost.
Ma non è il Csm stavolta il problema, dove il vice presidente leghista Fabio Pinelli e la forte pattuglia della destra, che conta sette laici su dieci Carbone compreso, si muove con scaltrezza e sta imparando anche a usare i media. Qui di mezzo c’è il rapporto politicamente sofferto tra Azione e Italia viva. Da una parte Costa lavora da sempre per separare nettamente le carriere dei giudici e dei pubblici ministeri. In piena sintonia con Roberto Giachetti di Italia viva, e non solo in questa legislatura. Al loro fianco ci sono le potenti Camere penali di Gian Domenico Caiazza. Tant’è che il 6 settembre sarà proprio questo l’argomento che verrà affrontato nella commissione Affari costituzionali della Camera, dove il presidente forzista Nazario Pagano ha dato le sue rassicurazioni. Stavolta non ci saranno né tentennamenti né rinvii. E a separare le carriere è d’accordo Forza Italia, più tiepida la Lega. I meloniani stanno con il Guardasigilli Carlo Nordio che vuole distinti pm e giudici e soprattutto vuole legare il suo nome a un importante disegno costituzionale.
Peccato che, all’improvviso, ecco una lunga intervista di Carbone al giornale “di famiglia”, il Riformista del direttore Matteo Renzi. E lì il 15 di agosto arriva il “veleno” nell’incipit dell’articolo. Perché Carbone dice proprio così: “Nessuna separazione delle carriere ma ‘commistione’ delle carriere”. E ancora: “La separazione fra pm e giudici è un finto problema. La separazione ci deve essere tra magistrati bravi e magistrati meno bravi“. Poi teorizza che il buon magistrato per cinque anni deve fare il giudice, e solo dopo può cambiare casacca.
È un colpo all’asse Azione-Italia viva in tema di giustizia. Basti pensare che proprio Renzi, annunciandolo di persona, si è fatto trasferire nella commissione Giustizia del Senato in vista del dibattito sul disegno di legge Nordio su abuso d’ufficio e intercettazioni. Dando la notizia che lui e Costa si erano sentiti e avrebbero d’ora in avanti fatto linea comune. Addirittura con un tour in Italia per parlare di giustizia. Poi litigano Calenda e Renzi, e il tour Costa decide di farlo con il renziano Luigi Marattin col quale aveva anche sollecitato i due leader ad evitare la rottura.
Adesso l’uscita di Carbone rischia di creare un nuovo problema, peraltro su un tema delicatissimo. Certo l’esponente renziano “respira” l’aria di palazzo dei Marescialli dove le toghe su tutto possono dividersi tranne che sulla separazione delle carriere. Lì marciano assieme. E a Carbone e al centrodestra guidato da Pinelli per certo non conviene “perdere” i quattro voti dei consiglieri di Unicost che nei casi più importanti - vedi la nomina, già fatta, del procuratore di Firenze, e quella ancora da fare del capo della procura di Napoli (in pole proprio con questi voti Nicola Gratteri) - fanno la differenza e garantiscono la vittoria. Tra incassare questo e “sognare” la separazione delle carriere non c’è proprio partita.