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Missioni ad alto rischio e sortite fuori dai ranghi. Chi è Roberto Vannacci, parà con tre lauree che imbarazza la destra

Roberto Vannacci

 
L’attuale presidente dell’Istituto geografico militare è finito al centro delle polemiche per il suo libro “Il mondo al contrario”, in cui attacca gay, femministe e migranti. Il militare dal 1992 ha passato quasi 30 anni in prima linea, dalla Somalia all’Iraq, dalla Costa d’Avorio al Rwanda
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Colpi di mano e colpi di testa. Il curriculum di Roberto Vannacci unisce missioni ad alto rischio e sortite fuori dai ranghi, tanto da ricordare la figura tenebrosa del colonnello Kurz di Apocalypse Now. Dopo l’accademia, Vannacci ha affrontato le selezioni per diventare incursore, entrando nell’élite combattente del reggimento Col Moschin di cui poi è stato comandante. Dal 1992 ha passato quasi trent’anni in prima linea. È stato in Somalia, dando la caccia ai depositi di armi di Mohammed Farad Aidid, quello che ha tenuto in scacco gli americani nella drammatica giornata di Black Hawk Down. Poi ha guidato le squadre speciali mandate a esfiltrare i civili italiani nel mezzo dei conflitti in Costa d’Avorio, Rwanda e Yemen. Anche a Nassiriya è stato a capo del team di incursori, incarico poi ripetuto per due volte in Afghanistan con la Task Force 45 che faceva irruzione nelle roccaforti talebane. Infine la direzione del contingente impegnato contro l’Isis e il comando della Brigata Folgo…

Colpi di mano e colpi di testa. Il curriculum di Roberto Vannacci unisce missioni ad alto rischio e sortite fuori dai ranghi, tanto da ricordare la figura tenebrosa del colonnello Kurz di Apocalypse Now. Dopo l’accademia, Vannacci ha affrontato le selezioni per diventare incursore, entrando nell’élite combattente del reggimento Col Moschin di cui poi è stato comandante. Dal 1992 ha passato quasi trent’anni in prima linea. È stato in Somalia, dando la caccia ai depositi di armi di Mohammed Farad Aidid, quello che ha tenuto in scacco gli americani nella drammatica giornata di Black Hawk Down. Poi ha guidato le squadre speciali mandate a esfiltrare i civili italiani nel mezzo dei conflitti in Costa d’Avorio, Rwanda e Yemen. Anche a Nassiriya è stato a capo del team di incursori, incarico poi ripetuto per due volte in Afghanistan con la Task Force 45 che faceva irruzione nelle roccaforti talebane. Infine la direzione del contingente impegnato contro l’Isis e il comando della Brigata Folgore. Ma è pure autore di testi dottrinari, ha tre lauree, due master e parla cinque lingue.

Assolutamente straordinario. Come lo sono state alcune iniziative. Nel 2017 ha presentato due esposti alla magistratura denunciando !gravi e ripetute omissioni nella tutela della salute” dei nostri militari in Iraq, sottolineando i pericoli per l’uranio impoverito e così smentendo la linea del ministero della Difesa. La sua carriera non ha subìto danni, ricevendo l’incarico prestigioso di addetto all’ambasciata di Mosca. Nei vertici dello Stato Maggiore infatti ha alcuni sostenitori, parà come lui, che comunque due mesi fa lo hanno destinato a una posizione secondaria – l’Istituto geografico militare – e difficilmente oggi potranno condividere la sua visione della società. Neppure a destra.

Viene fatto notare come Vannacci sia stato stretto collaboratore di Marco Bertolini, il generale che ha rinnovato le forze speciali e poi si è candidato con Giorgia Meloni nel 2019: un teorico del “militarmente scorretto”, critico sui temi dell’immigrazione ma che non ha mai pronunciato parole tanto dirompenti. Sparate come quelle di Vannacci infatti non hanno precedenti nella storia dell’Esercito.

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