Il generale Vannacci destituito dal comando dopo il suo libro omofobo e sessista. Ma il Pd: “Non basta”
di Matteo PucciarelliIl provvedimento alla fine è arrivato, con un dispaccio dello Stato Maggiore dell’Esercito questa mattina: dopo il suo libro dai contenuti omofobi e sessisti, il generale Roberto Vannacci è stato rimosso dalla guida dell'Istituto geografico militare di Firenze. Dal 20 agosto, cioè da dopodomani, gli subentra un altro generale, Massimo Panizzi, che in passato è stato portavoce dell’ammiraglio Giampaolo Di Paola quando quest’ultimo era ministro della Difesa del governo Monti. Non ci sarà alcuna cerimonia di avvicendamento, vista la delicatezza della situazione.
Adesso Vannacci viene trasferito a disposizione del Comando delle Forze operative terrestri, che ha sede Roma, anche se potrà restare di stanza a Firenze, particolare anticipato dal giornalista Gabriele Carrer e che trova conferme nel mondo militare. Senza quindi avere, per il momento, ruoli direttivi.
Una scelta che bypassa subito eventuali aperture di fascicoli disciplinari, che avrebbero dovuto prender…
Il provvedimento alla fine è arrivato, con un dispaccio dello Stato Maggiore dell’Esercito questa mattina: dopo il suo libro dai contenuti omofobi e sessisti, il generale Roberto Vannacci è stato rimosso dalla guida dell'Istituto geografico militare di Firenze. Dal 20 agosto, cioè da dopodomani, gli subentra un altro generale, Massimo Panizzi, che in passato è stato portavoce dell’ammiraglio Giampaolo Di Paola quando quest’ultimo era ministro della Difesa del governo Monti. Non ci sarà alcuna cerimonia di avvicendamento, vista la delicatezza della situazione.
Adesso Vannacci viene trasferito a disposizione del Comando delle Forze operative terrestri, che ha sede Roma, anche se potrà restare di stanza a Firenze, particolare anticipato dal giornalista Gabriele Carrer e che trova conferme nel mondo militare. Senza quindi avere, per il momento, ruoli direttivi.
Una scelta che bypassa subito eventuali aperture di fascicoli disciplinari, che avrebbero dovuto prendere in esame eventuali violazioni dell’articolo 1472 del Codice dell’ordinamento militare (“Libertà di manifestazione del pensiero”) e quella dei doveri del militare attinenti al giuramento di fedeltà alla Repubblica Italiana. Lui, per ora, si limita a dire: “Non replicherò a decisioni che arrivano da una catena gerarchica. Lo farò nelle sedi opportune”.
E pensare che sui social da ieri era pieno di commenti di militari ed ex che osannano le parole di Vannacci ("finalmente uno che dice la verità") e contestano da destra il ministro della Difesa Guido Crosetto, reo di essere andato dietro alle polemiche e che sempre oggi ribadiva che "in un mondo che si divide tra chi vorrebbe buttare il ‘Generale’ all’inferno e chi vorrebbe farne un martire, chi serve il paese guidando pro tempore un’istituzione come la Difesa deve solo limitarsi a mantenere distacco ed applicare le regole e le norme. Nulla più, nulla di meno". Per poi aggiungere: “Non è stato punito e non avrà punizioni esemplari sommarie perché, come ho scritto, ci sarà un regolare ‘esame disciplinare’. La Difesa ha le sue regole e Vannacci le conosce bene”. Ma il Pd non si accontenta del “semplice trasferimento” e rilancia: “La sua presenza ai vertici dell'Esercito continua a recare discredito e disonore alle forze armate, a cui va sempre il riconoscimento per difendere i valori costituzionali che lui offende", scrive sui social il deputato del Pd Alessandro Zan
"Me ne frego", "forza e onore", "molti nemici e molto onore". Le idee contro gay, femministe, ambientalismo e migranti esposte nel suo libro da parte di Vannacci sembrano infatti ben rappresentare il sentire di un pezzo di membri dell'esercito. "L’Associazione Nazionale Incursori dell’Esercito fa quadrato attorno al Generale Vannacci, come Comandante, come Incursore e come scrittore", scrive il gruppo del corpo. Ma anche presi singolarmente non sono pochi coloro che mostrano apprezzamento e difendono a spada tratta il comandante. Scrive l'ex colonnello oggi in congedo Fabio Filomeni: "Quando un militare scrive una verità scomoda viene subito attaccato dai cani da guardia del pensiero unico. L'ho provato personalmente e adesso è la volta di un mio caro commilitone e comandante di guerrieri. Vuol dire semplicemente una cosa: che si è colpito nel segno. Avanti così Vannacci, e come dicevano i nostri gloriosi predecessori, gli Arditi, dei quali abbiamo ereditato stemmi, mostrine e soprattutto lo spirito, gridiamo forte 'me ne frego'", noto motto fascista. Un altro ex colonnello, Ennio Druda, propone "di sostituire la lettura del Vangelo la domenica con passi di questo libro".
Nel frattempo sul gruppo ‘Pantere indomite’ si legge in un post che "il libro è stato censurato da molti politici, tra cui Zan, quindi deve aver colto nel segno; purtroppo, anche Crosetto si è schierato contro... Spicciatevi, prima che venga ritirato dal mercato".
Tutto l'esercito è così? Non proprio. Perché in queste ore l'imbarazzo - e la rabbia in taluni casi - è tanta per l'onta sulla divisa causata da Vannacci. Nel dietro le quinte ci si domanda (e ci si risponde) chi siano i protettori del generale. Le cui idee non erano per nulla ignote nel mondo militare (siamo "arditi in quanto diversi, e orgogliosi di esserlo. Arditi in quanto élite, unica”, scriveva nel 2017 in riferimento al gruppo d’assalto della Prima Guerra Mondiale, che poi in gran parte aderì al fascismo).
Riflette un graduato, dietro la garanzia dell'anonimato: "Suona strano credere che Vannacci lo abbia scritto e auto pubblicato senza chiedere, quantomeno, un parere a qualche decano". Peraltro, al di là di omosessuali e tutto il resto, il generale tocca un argomento assai sensibile per un militare di rango, cioè la Russia. Vannacci ne è stato fino a poco tempo fa addetto militare per la Difesa all’Ambasciata italiana a Mosca e impiega una pagina per sperticarsi in lodi per la gestione dell’immigrazione. Lì – scrive – “se non rispetti le leggi e la cultura locale vieni rispedito al mittente senza troppi complimenti”. Insomma, bravi loro, mica come in Italia e in Europa.
Dopodiché, prima ancora che la recensione di Repubblica facesse scatenare un putiferio, un analista noto come Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa ed ex Consigliere per le politiche di sicurezza di Matteo Salvini quando era ministro dell’Interno, aveva commentato con accondiscendenza il saggio: "In un mondo che sembra aver perso di vista la logica del buon senso il generale Vannacci sembra quasi volerci dire che vivere il quotidiano è oggi di per sé una 'operazione speciale'". E il già generale Marco Bertolini, sul sito dell'Associazione nazionale paracadutisti d'Italia, oggi scrive di contare "su un attento esame dei fatti che restituisca serenità all’autore nonché a tutti quanti si sentano coinvolti a qualsiasi titolo nella questione". Commento modificato dopo il gran baccano, perché prima Bertolini (che nel 2019 si era candidato con Fratelli d'Italia, critico feroce della sindacalizzazione dei militari) su Vannacci e il libro si esprimeva così: "Non si è messo in naftalina né col cervello, né con il cuore".
Resta il mondo là fuori, dove invece le parole di Vannacci continuano a provocare reazioni. Per la Cgil il generale "reca solo disonore alle Forze armate e a tutte e tutti coloro che svolgono i propri compiti istituzionali nel pieno rispetto dei valori democratici dello Stato". Mentre per Zan, tirato in ballo in più passaggi del volume, il ministro "deve porsi il problema del perché un generale dell'esercito si sia sentito legittimato a pubblicare un saggio dai contenuti apertamente eversivi e incostituzionali. È un suo dovere". Una risposta alla questione è data proprio dalle diverse reazioni di chi indossa la mimetica o l'ha fatto per decenni: le idee di Vannacci non sono per niente isolate.