Forza Nuova pronta a candidare Vannacci. E su Crosetto piovono attacchi da destra
di Giovanna CasadioRoberto Vannacci
(ansa)Il “caso Vannacci” diventa il “caso Crosetto”. Le affermazioni omofobe e sessiste del generale Roberto Vannacci rischiano di trasformarsi in una mina per il governo e per il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha duramente condannato parole e opere di Vannacci. Tra i fondatori di Fratelli d’Italia, il ministro viene ora attaccato proprio da destra (e apprezzato dalla sinistra). È accusato di essere “un censore in perfetto stile Zan” (dal consigliere regionale leghista emiliano-romagnolo Matteo Montevecchi) e di lasciare spazio d’espressione solo a Roberto Saviano e ai giudizi che furono di Michela Murgia. E poi c’è una stoccata indiretta del coordinatore meloniano, Giovanni Donzelli ed è forse la più affilata. Donzelli se la prende con il Pd, ma poi prosegue: “Non spetta al Pd decidere cosa si può scrivere o non scrivere nei libri. In una democrazia liberale non è compito della politica vagliare la correttezza morale dei contenuti degli scritti. Né del governo, né di un partito…
Il “caso Vannacci” diventa il “caso Crosetto”. Le affermazioni omofobe e sessiste del generale Roberto Vannacci rischiano di trasformarsi in una mina per il governo e per il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha duramente condannato parole e opere di Vannacci. Tra i fondatori di Fratelli d’Italia, il ministro viene ora attaccato proprio da destra (e apprezzato dalla sinistra). È accusato di essere “un censore in perfetto stile Zan” (dal consigliere regionale leghista emiliano-romagnolo Matteo Montevecchi) e di lasciare spazio d’espressione solo a Roberto Saviano e ai giudizi che furono di Michela Murgia. E poi c’è una stoccata indiretta del coordinatore meloniano, Giovanni Donzelli ed è forse la più affilata. Donzelli se la prende con il Pd, ma poi prosegue: “Non spetta al Pd decidere cosa si può scrivere o non scrivere nei libri. In una democrazia liberale non è compito della politica vagliare la correttezza morale dei contenuti degli scritti. Né del governo, né di un partito di minoranza”.
In questa tempesta perfetta innescata su Vannacci dalla destra - che evidentemente mostra di non comprendere la gravità delle dichiarazioni del generale - è quindi finito il ministro. Che replica e ammonisce in una lunga nota: “Non c’è nessuna limitazione della libertà per Vannacci, ma lo Stato e le istituzioni per me vengono prima di tutto. E voglio rassicurare tutti i miei critici, soprattutto quelli di destra, che io riesco a fare bene le due cose insieme: rispettare le leggi e la Costituzione e non essere appiattito sul pensiero unico”. Vannacci diventa portabandiera di una destra più a destra di FdI. Forza Nuova gli offre la candidatura alle politiche suppletive di Monza nel seggio che fu di Silvio Berlusconi. Il sospetto che il generale non sia stato uno sprovveduto sfidando le regole delle Forze armate e pubblicando il libro Il mondo al contrario, ma abbia un obiettivo politico, cresce.
E intanto trapela l’irritazione del ministro anche per le polemiche sulla rimozione del generale, che da oggi non è più alla guida dell’istituto geografico militare di Firenze, sostituito da Massimo Panizzi. Una destituzione senza ascoltarlo? Crosetto contrattacca per quei termini - “politicamente scorretto” o “politicamente corretto” – tirati in ballo: “Sono sempre stato in tutta la mia vita personale, intellettuale e politica ‘politicamente scorretto’” E Vannacci non è stato “né punito né sacrificato”, perché “sono un garantista, ligio alle leggi e alla Costituzione”. Però, e qui arriva la stoccata, il ministro rilancia: “Mi permetto di dolermi di quanto trovo davvero drammatico e cioè che, soprattutto chi si definisce di destra e si riempie la bocca dei concetti di Patria, Onore, Tradizione e Orgoglio nazionale dimostri di non conoscere cosa vuole dire avere senso dello Stato, delle istituzioni, rispetto delle leggi italiane e della Costituzione”.
Se il Pd con Alessandro Zan e Riccardo Magi di + Europa chiedono che il generale sia congedato, è l’ex ministro grillino Sergio Costa, generale dei carabinieri in aspettativa, a osservare che Vannacci probabilmente aspira a un ruolo politico. È sui social tuttavia che il Vannacci-pensiero spopola, con l’hashtag “iostoconVannacci” che ha raccolto 14 mila post. E anche il tam tam online ha tutta l’aria di una campagna orchestrata, in attesa del verdetto degli organismi disciplinari e delle decisioni delle Forze armate.