CEGLIE MESSAPICA (BR) — I soldi per una manovra elettorale non ci sono, anche se tornerebbero assai utili in vista delle Europee. Consapevole del problema, Giorgia Meloni si muoverà nelle prossime settimane progettando iniziative utili a difendere il consenso. Significa innanzitutto che non arretrerà sulla decisione di tassare gli extraprofitti delle banche: non è esclusa qualche limatura che potrà essere presentata da Antonio Tajani alla famiglia Berlusconi come segnale di buona volontà, ma l’esecutivo non rinuncerà ai due miliardi e mezzo che arriveranno dalla scelta. È questo il messaggio che ha trasmesso nelle ultime ore ai sottosegretari alla Presidenza del Consiglio. Anche se l’Europa dovesse contestare la misura, la premier tirerà dritto. Perché, sostiene in privato, «è una misura popolare».
Non è tutto così semplice, né così lineare. Dopo un primo crollo dei titoli azionari delle banche, si era registrato un parziale recupero. Vanificato però ieri, sull’onda delle indiscrezioni di una bocciatura europea del decreto. E poi ci sono i costi politici della mossa, perché restano le tensioni tra Meloni e il suo vice Tajani che porteranno presto a un incontro necessario per chiarirsi. Senza contare l’impatto della misura con l’Europa: è di ieri la precisazione con cui il ministero dell’Economia ha lasciato intendere di tenere in conto l’opinione delle istituzioni europee per quanto riguarda il metodo scelto per trattare il dossier. «La richiesta di valutazioni di competenza della Banca centrale europea» sull’eventuale prelievo straordinario, fa sapere, è stata inviata da Giancarlo Giorgetti alla presidente della Bce, Christine Lagarde, lo scorso 10 agosto. E dunque, soltanto nel giorno della pubblicazione del decreto in Gazzetta ufficiale. Resta il fatto che qualcosa potrebbe essere ritoccata, magari accogliendo alcune richieste di Forza Italia (che l’intervento sia una tantum, deducibile ed escluda alcune banche territoriali). La sostanza, comunque, non cambia: le banche saranno tassate, anche se nella misura massima dello 0,1 del totale attivo, dunque per un totale che non eccederà i 2,5 miliardi complessivi.
Siccome Meloni è assai consapevole dei rischi di una finanziaria magra, è decisa come detto a muoversi seguendo e inseguendo gli umori dell’opinione pubblica. Da qui la preoccupazione crescente per un altro dossier scivolosissimo: quello del caro carburanti. In questo caso, però, l’approccio sembra essere opposto a quello per gli extraprofitti: l’esecutivo non esclude infatti di mettere mano seriamente alla questione. I prossimi giorni serviranno a capire se la costante tendenza al rialzo frenerà con la fine delle ferie d’agosto, o se invece le vette di prezzo raggiunte negli ultimi quindici giorni non si ridurranno. Nel governo non si esclude più un intervento che limiti l’esborso dei cittadini, calmierando in qualche modo il costo. In teoria, il primo consiglio dei ministri utile è in agenda per il 28 agosto.
Non è una decisione facile, perché Meloni aveva fatto del mancato rinnovo del taglio delle accise — deciso dal governo Draghi — uno slogan politico ripetuto di frequente. Alla fine, il costo del carburante si era ridotto comunque. Ora, però, la dinamica al rialzo preoccupa, perché rischia di penalizzare Palazzo Chigi nei sondaggi. L’orientamento prevalente è immaginare una forma di compensazione mirata che metta un tetto al costo della benzina. Come? Tra le opzioni, quella di agire con qualche leva che riduca il prezzo in alcune regioni — soprattutto al Sud — in cui il rialzo dipende anche dalla poca concorrenza o dal limitato flusso di greggio consegnato dai fornitori. In alternativa, l’esecutivo studia una strada che è però giudicata da Meloni l’extrema ratio: cancellare qualche voce mirata delle accise. Non sarà comunque Adolfo Urso a gestire in esclusiva la partita: la premier non ha per nulla gradito — eufemismo — la gestione comunicativa dell’emergenza da parte del ministro.
Sono spine che un po’ rovinano la vacanza pugliese della Presidente del Consiglio. Ieri ha fatto rientro dall’Albania, sbarcando al porto di Brindisi. A bordo di un traghetto di linea, sembra testimoniare una foto postata sui social. La nave ha attraccato addirittura in anticipo, alle 5.30 del mattino. Poi per Meloni ancora riposo in masseria. A breve però cambierà location, per godersi altrove una coda di vacanza riservata e blindata. In barca, forse. Comunque tentando di restare fuori dai radar. Possibile però che prima di lasciare Ceglie Messapica debba cedere alle pressioni dei dirigenti locali (ieri attorno alle 18.30 ha incontrato l’amico e consigliere regionale Luigi Caroli) e organizzare una cena per celebrare il primo anno di Fratelli d’Italia al potere.