Gli echi della crisi sulla manovra. Dal governo addio ai sogni elettorali
di Valentina ConteGiorgia Meloni e il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti
ROMA — Una manovra da 25-30 miliardi improntata ad austerity e vasi comunicanti. Addio sogni elettorali: il governo Meloni si prepara a raschiare il barile dei conti pubblici, tagliando e cucendo tra poste e promesse. Di sicuro anche la seconda legge di bilancio dell’esecutivo di destra non abolirà la legge Fornero, non estenderà a tutti la flat tax, non alzerà le pensioni minime a mille euro. Palazzo Chigi anzi dovrà essere super attento a non sforare e rompere con Bruxelles: nel 2024 torna il patto di stabilità e le regole fiscali su deficit e debito, gonfiati a dismisura da pandemia, crisi energetica e guerra.
La notizia che Germania, Olanda e Ungheria sono entrate in recessione tecnica — con due trimestri consecutivi di Pil negativo — è suonata come un allarme nei palazzi romani. Il Pil italiano tra aprile e giugno è sceso a sorpresa dello 0,3%. Gli ordini di macchine utensili sono crollati di quasi un quarto nel primo semestre (-23%). Nello stesso periodo la cassa integrazione in…
ROMA — Una manovra da 25-30 miliardi improntata ad austerity e vasi comunicanti. Addio sogni elettorali: il governo Meloni si prepara a raschiare il barile dei conti pubblici, tagliando e cucendo tra poste e promesse. Di sicuro anche la seconda legge di bilancio dell’esecutivo di destra non abolirà la legge Fornero, non estenderà a tutti la flat tax, non alzerà le pensioni minime a mille euro. Palazzo Chigi anzi dovrà essere super attento a non sforare e rompere con Bruxelles: nel 2024 torna il patto di stabilità e le regole fiscali su deficit e debito, gonfiati a dismisura da pandemia, crisi energetica e guerra.
La notizia che Germania, Olanda e Ungheria sono entrate in recessione tecnica — con due trimestri consecutivi di Pil negativo — è suonata come un allarme nei palazzi romani. Il Pil italiano tra aprile e giugno è sceso a sorpresa dello 0,3%. Gli ordini di macchine utensili sono crollati di quasi un quarto nel primo semestre (-23%). Nello stesso periodo la cassa integrazione in edilizia è balzata del 19,7% e a luglio del 133%, dopo la frenata del Superbonus. Il turismo estivo non sta andando come sperato, la stagione forse chiuderà con un — 20%. L’incubo del governo insomma comincia a prendere forma. Il timore che il +1% del Pil previsto per quest’anno non sia più alla portata. E soprattutto il +1,5% del 2024, già messo in discussione dai previsori. Cosa succede a deficit e debito?
Si spiega così l’allerta fatta scattare dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Prima delle ferie estive ha chiesto ai ministri massima prudenza e oculatezza nel menù delle richieste da portare in manovra. Già solo a mettere in fila le misure che non possono non esserci il conto è robusto. In cassa ci sono 4 miliardi di maggior deficit deciso dal governo nel Def di aprile, alzato dal 3,5 al 3,7% nel 2024. Poi altri 300 milioni di tagli alla spesa dei dicasteri. E i proventi, al momento non quantificati, della tassa una tantum sugli extraprofitti delle banche. Si aggiunge infine un taglio da almeno 3-4 miliardi ai bonus fiscali per ridurre da 4 a 3 le aliquote Irpef. Totale coperture: 9-10 miliardi, a seconda di quanto affonderà la scure sulle banche, difese però da Forza Italia. Ne mancano 15-20.
Per fare cosa? Il taglio del cuneo contributivo ai lavoratori dipendenti va riconfermato: costa 8,5 miliardi, al netto delle tasse. Poi c’è un pacchetto minimo sulle pensioni che oscilla tra 1 e 2 miliardi, con i rinnovi di Quota 103, Opzione Donna, Ape sociale, minime a 600 euro per gli over 75 e conguaglio della rivalutazione delle pensioni del 2023. Si aggiunge un pacchetto welfare per i lavoratori dipendenti annunciato a più riprese, tra fringe benefit e detassazione di tredicesime, straordinari e produttività: può valere 2-3 miliardi. Poi le spese obbligatorie: altri 6 miliardi, tra missioni internazionali e vacanza contrattuale per i lavoratori pubblici.
Dove trovare le coperture? Di sicuro si useranno gli avanzi di spesa, come per Quota 103 e l’assegno unico per i figli. E si affonderà nei tagli. Confermando l’austerity non dichiarata, ovvero il congelamento della spesa pubblica. Significa non solo niente soldi extra per sanità, scuola e stipendi pubblici. Ma un taglio secco del 10-11% vista l’inflazione galoppante. Una super manovra silenziosa da 70-80 miliardi che consente al governo di scendere dall’8% del deficit 2022 a meno del 3% entro il 2025.
E se gli investimenti sono di fatto appaltati al Pnrr, sempre che si rimetta in moto la macchina, il governo dovrà decidere cosa fare del Superbonus che nel 2024 scende al 70%, se rimodularlo in base al reddito per non perdere la spinta dell’edilizia al Pil. E poi ci sono i poveri, rimasti senza Reddito di cittadinanza e di sicuro senza salario minimo, osteggiato dal governo. Alcuni di loro forse possono sperare nella social card alimentare da 382,5 euro una tantum. Ma va rifinanziata e serve mezzo miliardo.