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Il cardinale Zuppi: “Pace deve essere giusta e sicura”

Il cardinale Matteo Zuppi prima della celebrazione della messa di apertura del Meeting di Rimini (foto di Conchita Sannnino)

 
“Perché altrimenti creerebbe il presupposto di altro odio”. Il presidente delle Cei al 44esimo Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini: “Odi e razzismi armano cuori, menti e mani”
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RIMINI – "Pace non significa tradimento. Né delle ragioni, né della sicurezza. Una pace deve essere giusta, anche perché altrimenti creerebbe il presupposto di altro odio".

Matteo Zuppi, il presidente della Conferenza episcopale italiana, e cardinale di Bologna - protagonista a Rimini della prima giornata della 44esima edizione del Meeting di Comunione e Liberazione, dove aveva in mattinata celebrato la messa - torna a parlare della guerra in Ucraina e della missione affidatagli dal Papa di fronte ai morti e alle macerie seminati in ormai 18 mesi di guerra. "Dobbiamo cercare tutti gli strumenti che possano ricomporre i conflitti perché il dialogo non è tradire le ragioni, non è accettare una pace ingiusta", sottolinea Zuppi, durante il dialogo sull'enciclica "Fratelli Tutti", coordinato dal presidente della Fondazione Meeting Bernhard Scholz.

Zuppi usa anche l'arma dell'ironia, per rappresentare gli scetticismi (più o meno comprensibili ) che costellano la via verso la …

RIMINI – "Pace non significa tradimento. Né delle ragioni, né della sicurezza. Una pace deve essere giusta, anche perché altrimenti creerebbe il presupposto di altro odio".

Matteo Zuppi, il presidente della Conferenza episcopale italiana, e cardinale di Bologna - protagonista a Rimini della prima giornata della 44esima edizione del Meeting di Comunione e Liberazione, dove aveva in mattinata celebrato la messa - torna a parlare della guerra in Ucraina e della missione affidatagli dal Papa di fronte ai morti e alle macerie seminati in ormai 18 mesi di guerra. "Dobbiamo cercare tutti gli strumenti che possano ricomporre i conflitti perché il dialogo non è tradire le ragioni, non è accettare una pace ingiusta", sottolinea Zuppi, durante il dialogo sull'enciclica "Fratelli Tutti", coordinato dal presidente della Fondazione Meeting Bernhard Scholz.

Zuppi usa anche l'arma dell'ironia, per rappresentare gli scetticismi (più o meno comprensibili ) che costellano la via verso la pace. "Voglio vedere ora come se la sbrigano, vediamo come fanno", fa il verso il cardinale, aggiungendo: "Povero Papa Francesco".

Zuppi chiede di farsi guidare anche dallo struggimento. “Papa Francesco ci chiede di non abituarci alla guerra. A me ha commosso la commozione di papa Francesco l’8 dicembre in Piazza di Spagna. Dobbiamo continuare ad avere lo stesso struggimento: ogni giorno che passa vuol dire tante persone che muoiono, l’odio diventa più profondo, l’inquinamento diventa più insopportabile. È davvero una guerra mondiale, non solo a pezzi, che già coinvolge tanto”.

Quindi, per il vertice dei vescovi italiani, "occorre costruire una pace giusta e sicura, non con le armi ma con il dialogo. Questo credo che sia davvero indispensabile per questa tragica guerra in Ucraina".

“Odi e razzismi armano cuori, menti e mani”

Poche ore prima, richiamandosi al tema di questa 44 edizione - "L'esistenza umana è un'amicizia inesauribile - Zuppi seguendo lo stesso solco aveva avvertito : "Non si può avere paura dell'amicizia tra i popoli". Ma occorre alimentare “quel sogno degli inizi”. Mentre la guerra uccide ogni ora altri innocenti, Matteo Zuppi, il presidente dei vescovi italiani, celebrando nella Fiera di Rimini la messa che apre il 44mo Meeting di Comunione e liberazione, punta il dito contro gli odi, gli antagonismi e i razzismi che “non sono mai innocui e armano cuori, menti e mani” e parla di un mondo “pericolosamente individualista”. Quindi invita i cristiani a un incessante impegno “nella storia, per la comunione” con i fratelli. “Oggi il sogno di un’amicizia di tutti i popoli, che è quello dell’inizio - sottolinea il vertice della Cei - si scontra con la tentazione di innalzare confini, di chiudersi con antagonismi e polarizzazioni”. Muri che sono “amplificati dal digitale, con razzismi e integralismi mai innocui e inerti, e non si può dire che non lo sapevamo”.
Lo stesso cardinale Zuppi, arcivescovo di Bologna, aveva idealmente ‘aperto’ le riflessioni del Meeting 2023 spingendo sulla pace e bacchettando l’Europa. L’Unione Europea "fa troppo poco, dovrebbe fare molto di più. Deve cercare in tutti i modi di aiutare iniziative per la pace, seguendo l'invito di Papa Francesco a una pace creativa", aveva detto Zuppi in un’intervista a Ilsussidiario.net.

“Quanto c'è bisogno - invoca il cardinale da un affollato salone della Fiera - di un mondo che diventa amico, in cui ognuno può essere amico, costruendo comunione per l'intera famiglia umana. Certo, il sogno di un'amicizia di tutti i popoli si scontra ogni giorno con la tentazione di restare ripiegati su se stessi, o peggio di cercare sicurezza alzando nuove frontiere, con antagonismi e polarizzazioni che perdono l'insieme”. Per il cardinale a capo della Cei, invece i nemici sono “i pregiudizi, che ‘danno sicurezza’, e sono resistenti e amplificati dal digitale, con razzismi e intolleranze mai innocui e inerti, perché sappiamo quanto avvelenano e armano menti, cuori e mani. E non si può dire che non lo sapevamo". Zuppi mette quindi in guardia non solo i cristiani da quell’aria “inquinata da ‘epidemie d'inimicizia’ come vi ha scritto con tanta intelligenza Papa Francesco. E quando uno è un po' intossicato non se ne rende più conto: peggio, perché vuol dire che non ci sono più i sensori. È come quando l'aria diventa tutta elettrica: tu non te ne accorgi, e basta una scintilla perché scoppi tutto”.
Lo stesso arcivescovo di Bologna, nel pomeriggio, è protagonista, sempre in Fiera, del dialogo sull’enciclica Fratelli Tutti - Testimonianze di un’amicizia operativa sulle orme di Papa Francesco - moderato dal presidente della Fondazione Meeting, Berhanrd Scholz. Inevitabile toccare i temi della guerra, cui Zuppi aveva riservato parole nette nell’intervista all’organo della Fondazione per la Sussidiarietà. “Dovremmo cercare una ripresa dello spirito europeo, essere consapevoli di quanto questo sia indispensabile se vogliamo garantire ai nostri figli un futuro di pace - ammonisce, bacchettando l’Unione e anche alcune chiese ortodosse - Il problema dei nazionalismi, qualunque essi siano, è che se si collocano in un respiro ampio, universale, prima o poi diventano pericolosi perché contrappongono e dividono", analizza il vertice della Cei. Quindi, “l’amore per il proprio Paese è fondamentale e decisivo per tutti, ma questo deve collocarsi nel concerto delle nazioni. Mai dimenticarsi di far parte della famiglia umana. E anche le chiese ortodosse mi auguro che sappiano essere strumento di pacificazione, e trovare vie di dialogo”.
 

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