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“Salario minimo, 300 mila firme”. Schlein torna e riparte dal lavoro

(ansa)
La segretaria Pd alla Festa dell’Unità di Castiglione del Lago, in Umbria: “Il governo prende tempo perché non ha risposte"
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CASTIGLIONE DEL LAGO (PG) - Elly Schlein ricompare sulle sponde del Trasimeno, ex Umbria-rossa, dopo qualche giorno di stacco in Grecia, vacanza riservatissima, “dove sono stata con la mia compagna Paola”, dice a Repubblica la segretaria del Pd, in pausa sigaretta.

È il primo comizio dal ritorno dalle ferie, brevissime, c’è pur sempre l’estate militante. Località: al confine con la Toscana. Terre della ‘ditta’, dove l’aspettano 4-500 simpatizzanti, tanti capelli grigi, tutti di sinistra-sinistra che le dicono senza mezzi termini: “Ma meno male che gli ex Dc se ne vanno, da quando sei stata eletta! Noi li abbiamo sempre combattuti qua”. E lei, diplomatica, replica così: “Stiamo riportando la sinistra nel Pd. Io non voglio che se ne vada nessuno, ma che tornino in molti”.

Il comizio è alla festa dell’Unità della frazione di Villastrada, accanto a un cimitero. Per Schlein, è il modo per aprire il capitolo manovra, su cui il governo Meloni è in ambasce. “Saremo, sarò alla manife…

CASTIGLIONE DEL LAGO (PG) - Elly Schlein ricompare sulle sponde del Trasimeno, ex Umbria-rossa, dopo qualche giorno di stacco in Grecia, vacanza riservatissima, “dove sono stata con la mia compagna Paola”, dice a Repubblica la segretaria del Pd, in pausa sigaretta.

È il primo comizio dal ritorno dalle ferie, brevissime, c’è pur sempre l’estate militante. Località: al confine con la Toscana. Terre della ‘ditta’, dove l’aspettano 4-500 simpatizzanti, tanti capelli grigi, tutti di sinistra-sinistra che le dicono senza mezzi termini: “Ma meno male che gli ex Dc se ne vanno, da quando sei stata eletta! Noi li abbiamo sempre combattuti qua”. E lei, diplomatica, replica così: “Stiamo riportando la sinistra nel Pd. Io non voglio che se ne vada nessuno, ma che tornino in molti”.

Il comizio è alla festa dell’Unità della frazione di Villastrada, accanto a un cimitero. Per Schlein, è il modo per aprire il capitolo manovra, su cui il governo Meloni è in ambasce. “Saremo, sarò alla manifestazione della Cgil di Landini, senza bandiere, con convinzione”, annuncia nel retropalco. "È presto per dare giudizi” sulla Finanziaria, riprende, “ma di sicuro mancano 15 miliardi per mantenere le promesse che hanno fatto. Meloni sta diventando esperta a tradire quelle promesse. Pensiamo alle accise, gli slogan si stanno sciogliendo come ghiaccioli”.

Il Pd, racconta Schlein, sta preparando una contromanovra, con tre pilastri: "Mentre loro fanno favori a chi evade, noi continuiamo a dire che serve più progressività fiscale. E chiederemo di rendere strutturale il taglio del cuneo fiscale, di approvare il salario minimo e di mettere le risorse per i rinnovi contrattuali. Accanto a questo, sanità, istruzione e trasporto pubblico locale, su cui si possono investire gli extraprofitti delle accise”.

La benzina è l’altro chiodo su cui Schlein ha intenzione di battere, incuneandosi nelle contraddizioni della premier. "Meloni si è scordata della sua sbandierata coerenza. Faceva i video contro le accise, ora le aumenta. E lascia gli enti locali senza risorse, per scaricare la colpa sui sindaci, sul Pd”. E certo, “noi abbiamo fatto errori, altrimenti non sarei segretaria. Ma governano loro da 10 mesi”.

Discorso che vale anche per i migranti: "Il governo ha scaricato la sua insopportabile retorica contro di loro, non hanno idea di come gestire il fenomeno. Convochino subito i Comuni, che hanno ragione a protestare”. La leader del Pd sa che il fronte dell’immigrazione è caldo, che tanti sindaci dem, da Gori a Nardella, rumoreggiano, così come Stefano Bonaccini. “E a proposito di conti non pagati – aggiunge – c’è quello dei ristori per la Romagna”. Schlein a fine comizio suona la chitarra (rock, “Zombie”) e intanto le suona al governo con l’inflazione che galoppa e i pochi soldi in cassa. “Non basta prendersela con la Bce, che abbiamo criticato anche noi – avverte Schlein – Bisogna intervenire sui mutui”. Col resto delle opposizioni cercherà altre convergenze. È un lavoraccio, “ma dico sempre una cosa: vogliamoci bene di più, perché uniti siamo più efficaci, basta liti”.

Un monito anche al suo partito, che in parte le lavora ai fianchi dal debutto. “Sul salario minimo abbiamo superato le 300 mila firme – fa sapere la leader dem – È una misura che entra in casa anche all’elettorato della destra, per questo prendono tempo”. A Chigi forse tornerà, “perché non ci sottraiamo al confronto”. Ed è disponibile a dialogare, anzi “disponibilissima”, pure sul ddl contro i femminicidi, “purché aggiungano la formazione nelle scuole, con fondi ad hoc, per agire prima che il pregiudizio patriarcale si radichi nelle menti”. Con M5S, Azione e Avs, insiste, “ci sono diverse altre battaglie da fare insieme. Le più urgenti: sanità e Pnrr”. Un’agenda per il campo largo.

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