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Vannacci destituito, il soldato gay: “Io, ufficiale omosessuale per anni ho dovuto fingere. Ma il clima nell’esercito ora è cambiato”

Intervista a un militare in servizio da oltre 30 anni: “Feci coming out a 50 anni, il mondo si apriva. Ma in caserma ho sentito spesso battute”
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Lo chiameremo Andrea, è un ufficiale che lavora in un comando dell'Esercito, nel quale presta servizio da oltre trenta anni e con varie missioni all’estero. Un veterano insomma, e in carriera. Aggiungiamo un particolare di non poco conto: omosessuale dichiarato.

Partiamo da giovedì mattina: legge quelle parole del libro di Vannacci e pensa?

“Sincera verità: prima verifico e controverifico, perché mi dico: ma è impazzito? Di Vannacci non avevo mai sentito parlare. Avute le conferme ho provato un forte sdegno, come omosessuale e come soldato. Ho pensato a me stesso e a chi ha le spalle meno larghe delle mie. Ho pensato a un 18enne che magari non si arruola più. Poi si va per associazione: uno legge che un generale ha questa opinione e poi pensa che tutto l'esercito sia così”.

E non è così, dice lei.

“Leggere l'immediata presa di distanza dell'esercito e le parole del ministro mi ha rassicurato, anche se non avevo dubbi, di vivere in un contesto professionale che garantisce i diritti di …

Lo chiameremo Andrea, è un ufficiale che lavora in un comando dell'Esercito, nel quale presta servizio da oltre trenta anni e con varie missioni all’estero. Un veterano insomma, e in carriera. Aggiungiamo un particolare di non poco conto: omosessuale dichiarato.

Partiamo da giovedì mattina: legge quelle parole del libro di Vannacci e pensa?

“Sincera verità: prima verifico e controverifico, perché mi dico: ma è impazzito? Di Vannacci non avevo mai sentito parlare. Avute le conferme ho provato un forte sdegno, come omosessuale e come soldato. Ho pensato a me stesso e a chi ha le spalle meno larghe delle mie. Ho pensato a un 18enne che magari non si arruola più. Poi si va per associazione: uno legge che un generale ha questa opinione e poi pensa che tutto l'esercito sia così”.

E non è così, dice lei.

“Leggere l'immediata presa di distanza dell'esercito e le parole del ministro mi ha rassicurato, anche se non avevo dubbi, di vivere in un contesto professionale che garantisce i diritti di tutti. Quando sei in uniforme devi essere al di sopra di ogni commento personale, quel grado che hai davanti significa che sei pagato dai cittadini per aiutare la popolazione, per difenderla, per stare al servizio della comunità. Se esterno le mie idee politiche cambio la prospettiva del mio ruolo”.

A parte quella sugli omosessuali "non normali", quale altro passaggio l'ha ferita di più?

“Tipo che la gente dovrebbe essere divisa nel mondo per aree culturali. O leggere della Russia come di un Paese in cui si vive bene”.

Poi ha capito se le idee di Vannacci erano note nel vostro ambiente?

“A me no, il 9° reggimento paracadutisti è un mondo a sé stante, non è neanche corretto confonderli con la Folgore. Nelle basi vivono per conto loro, hanno equipaggiamenti differenti, fanno un mestiere tosto e del tutto diverso dagli altri”.

Uno si domanda: ma come ha fatto a diventare generale?

“Non ci si diventa per caso, specie se lo sei di divisione, a due stelle come nel suo caso. Carisma nel comando, capacità di risoluzione dei problemi e con rapidità, un ottimo rapporto con gli uomini, le qualità richieste sono queste. E probabilmente in pubblico non ha mai tirato fuori certe idee. La commissione di avanzamento è fatta di membri che non sono influenzabili, hanno mani libere”.

Vannacci si appella alla libertà di parola: ha ragione?

“Penso abbia torto. Se io mi chiamo Luca Rossi e sono un colonnello dell'esercito, domani esco con un libro e voglio parlare del problema delle api che diminuiscono, nella biografia non metto che sono militare. Teoricamente posso pubblicarlo senza avvertire nessuno, anche se io per scrupolo lo manderei in visione ai superiori. Ma se ne scrivo uno dove faccio molti riferimenti alle mie operazioni passate, sto mettendo in campo porzioni di storie avvenute in servizio. Già per quello devo chiedere l'autorizzazione. Quando lui parla di operazione "di pace" tra virgolette, quando parla di ambasciata a Mosca e ha favorito alcune persone per un visto, quello è parte del servizio”.

Avrebbe dovuto avvertire? O l'ha fatto?

“Considerato che il contenuto del libro parla anche, seppur marginalmente, di episodi operativi sarebbe stato obbligatorio mandare una bozza del libro per la visione. Ma è scritto in Costituzione: per militari e magistrati ci sono dei limiti ai propri diritti costituzionali derivanti dalla propria funzione”.

Qual è il clima nell'esercito dopo questa vicenda?

“Per quelli che ho sentito io e hanno fatto coming out, non sono tantissimi, più che arrabbiarsi si sono impauriti. Diciamo che ti fa guardare intorno con più sospetto, per loro leggere le parole dello stato Maggiore e del ministro è stato un enorme sollievo”.

Lei è mai stato discriminato in qualche modo?

“Assolutamente no. Feci coming out sulla soglia dei 50 anni, perché erano cambiati i tempi, il mondo finalmente si stava aprendo, l'Oms aveva finalmente cancellato il passaggio in cui definiva l'omosessualità disturbo della personalità. Prima ho fatto finta per anni di essere etero, ho sentito molte battute sui gay ma come le senti ovunque”.

Lei come fece coming out?

“Non c'è stata una dichiarazione solenne, non lo fai un giorno, ne fai tanti in contesti diversi, è un percorso. Ora non ho più problemi a dirlo. Però ritengo importante farlo sapere anche come esempio per i giovani. Magari senza vestiti sgargianti vado ai Pride, nella convinzione che un diritto in più per una categoria è un diritto in più per tutti. Così come uno in meno”.

Tornando a Vannacci: averlo trasferito, tolto dal comando, è abbastanza? O fosse per lei Vannacci non dovrebbe più portare la divisa?

“Parliamoci chiaro: di fatto la sua carriera militare finisce qui. Questo non è stato un esito disciplinare, è stato un provvedimento opportuno, poi leggo che ci sarà una commissione che proporrà una eventuale sanzione. Quella dell'articolo 1472 forse è la violazione più evidente e si può andare da una consegna di rigore, che è una grave macchia sul fascicolo disciplinare, fino alle sanzioni di Stato, che prevedono la sospensione dal servizio. Ci vorranno comunque delle settimane, di sicuro è un percorso più veloce della giustizia ordinaria”.

I paracadutisti comunque sono famosi per avere delle posizioni di estrema destra. Si tratta di un luogo comune?

“Lo è, ma si riferisce a fatti vecchi di decenni. Quando la leva era obbligatoria per tutti, per un iper-nazionalista andare a fare il militare era considerata un'esperienza positiva ed eccitante. I parà sono un corpo particolarmente ardimentoso, la cui fondazione risale ai tempi del fascismo questo anche per motivi storici, gli aerei in battaglia e relativi lanci si svilupparono all'epoca. Molti oggi fanno i parà perché è un'attività sportiva estrema, altri per ragioni geografiche, perché significa stare in Italia centrale, altri ancora per spirito di avventura. Che sia un covo di fascisti lo escludo. Chi fa il militare giura sulla Costituzione e la nostra Carta parla chiaro, un fascista che si arruola farebbe uno spergiuro”.

Il machismo rimane un problema nell'esercito?

“In alcuni ambienti della società rimane, nelle forze armate non è più un fenomeno tossico, l'introduzione delle donne dal 2000 ha cambiato tutto, oggi comandano battaglioni di 500 persone. C'è una forte componente di orgoglio ma riguarda il senso di appartenenza al corpo, tu sei l'extrema ratio di fronte alla crisi di qualsiasi tipo e questo inorgoglisce. Anche chi entra per cercare un lavoro poi dopo si fa trasmettere questo senso: aiuti alla popolazione dopo i terremoti, interposizione pacifica nei conflitti, in Romagna dopo l’alluvione abbiamo aiutato migliaia di persone. Ti senti al servizio dell'altro, questo è fare il soldato”.

Secondo lei perché Vannacci ha scritto quel libro? Non immaginava il putiferio?

“Non so quanto si guadagna a pubblicare un libro su Amazon. Sembra quasi un atto liberatorio di una persona che si è stufata. Non si immaginava una ribalta del genere e forse si aspettava in maniera sbagliata che qualche politico lo difendesse, invece non è stato così. Al massimo chi la pensa come lui sta in silenzio”.

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