Sulla manovra Calderone non sposa la linea del rigore: “Sul welfare attendiamo investimenti”
dalla nostra inviata Conchita SanninoMarina Calderone al Meeting di Rimini
RIMINI - “Salario minimo” non le piace. “Salario adeguato, giusto, che sia in contrapposizione al lavoro povero, anche attraverso la lotta al sommerso e al caporalato. Battaglia per la quale sono stati appena immessi altri 900 ispettori sul terreno”, è il concetto su cui ha insistito, ieri al Meeting, la ministra Marina Calderone. Ospite di una delle tappe incentrate sulla Generazione Lavoro (tra nuovi mestieri, transizioni, fenomeno Grandi dimissioni), Calderone però va al sodo e apre a una “piena disponibilità, fin da subito” per un incontro ”con le parti sociali. Credo che un confronto ci possa e si debba essere”. Una risposta anche alla lettera di Landini che, anticipata da Repubblica, annunciava la battaglia d’autunno e richiedeva alla premier Meloni “un confronto vero, dopo i tavoli finti”.
Per la Calderone, tuttavia, il dibattito sui giovani e il lavoro “non si può ridurre alla questione salariale”. “I ragazzi ci chiedono di essere convinti e ingaggiati su qualcosa di più alto”…
RIMINI - “Salario minimo” non le piace. “Salario adeguato, giusto, che sia in contrapposizione al lavoro povero, anche attraverso la lotta al sommerso e al caporalato. Battaglia per la quale sono stati appena immessi altri 900 ispettori sul terreno”, è il concetto su cui ha insistito, ieri al Meeting, la ministra Marina Calderone. Ospite di una delle tappe incentrate sulla Generazione Lavoro (tra nuovi mestieri, transizioni, fenomeno Grandi dimissioni), Calderone però va al sodo e apre a una “piena disponibilità, fin da subito” per un incontro ”con le parti sociali. Credo che un confronto ci possa e si debba essere”. Una risposta anche alla lettera di Landini che, anticipata da Repubblica, annunciava la battaglia d’autunno e richiedeva alla premier Meloni “un confronto vero, dopo i tavoli finti”.
Per la Calderone, tuttavia, il dibattito sui giovani e il lavoro “non si può ridurre alla questione salariale”. “I ragazzi ci chiedono di essere convinti e ingaggiati su qualcosa di più alto”. A testimoniarlo, a quel tavolo, anche i dati di una ricerca sul fenomeno Grandi dimissioni del Politecnico di Milano: secondo cui “il 41 per cento di coloro che hanno scelto di andarsene, quasi 1 su 2 - sottolinea Giorgio Vittadini - un anno dopo comunque non è soddisfatto. Segno che si cerca qualcosa che va anche oltre”.
Si discute di giovani, donne, pensioni. E c’è dialettica con Giorgetti, intervenuto poco prima. È il baratro demografico a pesare su futuro, pensioni e lavoro, come sostiene il ministro? O è soprattutto l’assenza di adeguate politiche di inclusione e welfare a costringere le donne a rinunciare alla maternità? Calderone non la pensa esattamente come il titolare del Mef. Da cui, lascia intendere, attende investimenti su questo settore.
“Il collega Giorgetti ha fatto una riflessione sull’importanza di sostenere il lavoro:: e allora da ministro del Lavoro e delle Politiche sociali dico che già ci siamo incontrarti, abbiamo presentato le nostre richieste al Mef e nei prossimi tempi andremo a delinearle”. Si trasformeranno in atti o resteranno al palo? La ministra tiene comunque a spiegare, anche da tecnico, il suo punto di vista sul dramma denatalità. “È un tema che si collega a quello del livello di crescita e di inclusione. Noi abbiamo sicuramente molto da fare per includere donne e giovani : e l’obiettivo della maggiore occupazione femminile passa necessariamente attraverso le politiche di sostegno alla conciliazione dei tempi”, sottolinea. La questione va quindi capovolta? “Va sicuramente considerato in una prospettiva molto più ampia - spiega la ministra a Repubblica - che è quella degli interventi che valorizzino l’esperienza delle persone”.
Perché “il tema natalità è fortemente legato a quello della conciliazione. Si deve investire in politiche di welfare che rendano più accessibile il lavoro ai giovani, alle donne e alle famiglie”.