Giorgio Mulè: “Crosetto ha ragione, no a giochi politici con l’esercito”
di Matteo PucciarelliGiorgio Mulè nel corso della conferenza stampa dei parlamentari di Forza Italia sulla reintroduzione dei voucher a Roma
Il forzista Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e sottosegretario alla Difesa del governo Draghi, non ha alcun dubbio: «Esprimo la mia più totale solidarietà a Guido Crosetto, che si è mosso da uomo delle istituzioni», dice rispetto al caso Vannacci e alla presa di distanza del suo operato di un pezzo di maggioranza.
Premessa, sennò poi i colleghi di coalizione le dicono “come fa a parlarne?”. L’ha letto il saggio del generale?
«Non lo leggerò, mi è bastata la quarta di copertina. I libri si leggono se ti danno l’impressione di arricchirti e questa opera al più ti impoverisce. Sono geloso del mio patrimonio culturale e quindi non posso perdere tempo. Basta la quarta di copertina».
Il ministro Crosetto ha fatto bene a rimuoverlo dall’incarico?
«Avendo fatto il sottosegretario con delega all’esercito parlo a ragion veduta: il ministro ha agito uniformandosi né più né meno da ciò che è scritto dal 2011, rispetto alla riservatezza che vincola i membri delle forze armate. Se ne impon…
Il forzista Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e sottosegretario alla Difesa del governo Draghi, non ha alcun dubbio: «Esprimo la mia più totale solidarietà a Guido Crosetto, che si è mosso da uomo delle istituzioni», dice rispetto al caso Vannacci e alla presa di distanza del suo operato di un pezzo di maggioranza.
Premessa, sennò poi i colleghi di coalizione le dicono “come fa a parlarne?”. L’ha letto il saggio del generale?
«Non lo leggerò, mi è bastata la quarta di copertina. I libri si leggono se ti danno l’impressione di arricchirti e questa opera al più ti impoverisce. Sono geloso del mio patrimonio culturale e quindi non posso perdere tempo. Basta la quarta di copertina».
Il ministro Crosetto ha fatto bene a rimuoverlo dall’incarico?
«Avendo fatto il sottosegretario con delega all’esercito parlo a ragion veduta: il ministro ha agito uniformandosi né più né meno da ciò che è scritto dal 2011, rispetto alla riservatezza che vincola i membri delle forze armate. Se ne impone una rafforzata su opinioni che possano in qualche modo creare una generalizzazione attorno all’esercito. Vannacci non è stato condannato né degradato, disciplinarmente poi si vedrà, cercando di capire se quanto ha fatto ha dato lustro o meno all’esercito».
Secondo lei no.
«No,Vannacci non parla dell’esercito per gli atti di eroismo, non parla di soldatesse che lasciano i bambini di due anni a casa per delle missioni all’estero. Si parla del suo libro per il sesso degli angeli. E se ne parla dopo che la Difesa italiana, prima ancora degli americani, oltre dieci anni fa accettò che due militari dello stesso sesso si sposassero. Siamo stati all’avanguardia. Ancora nel 2023 a parlare di questo? Mi viene il sangue al cervello, siamo nel medioevo?».
Il generale e i suoi sponsor, compresi pezzi della maggioranza, si appellano alla libertà di parola. Cosa risponde?
«Ma cosa c’entra? Un generale è un massimo dirigente dell’esercito, dovrebbe sapere che il corpo si fonda sull’obbedienza e sulla gerarchia. Se domani ogni militare si alza e dice la propria si perde ogni compattezza. E questa non è sottomissione, ma il dna stesso dell’essere militare. Poi se la cosa non piace più, se quei perimetri non vengono più riconosciuti, uno allora non fa più il militare».
In questi giorni nel suo partito che è Forza Italia, e che rappresenta il centro liberale della coalizione, nessuno ha detto una parola. Perché?
«Parlo per me: ho aspettato di leggere e vedere per bene, essendo stato sollecitato da centinaia di persone non ce l’ho fatta più. La mia non è una difesa d’ufficio, quel mondo lo conosco e lo frequento, so di cosa parlo».
Crosetto ora è isolato, smentito da personaggi di primo piano del suo partito e da un vicepremier: questo non è un problema per il governo?
«Abbiamo superato lo scoglio di un vicepremier che non è stato avvertito di un provvedimento fondamentale come gli extraprofitti, si figuri che problema può essere questo...».
In generale comunque per la destra questa vicenda crea imbarazzo: da una parte il senso delle istituzioni, dall’altra il richiamo della foresta, per così dire.
«Inquinare questo caso con la politica significa non avere rispetto per le forze armate, non si possono utilizzare i nostri soldati come strumento di battaglia politica. Ci sono delle regole chiare a tutela di un ordine democratico, altrimenti il tutto diventa anarchia».
Salvini chiama Vannacci: il generale finirà in politica?
«Non lo so e comunque non sarebbe il primo caso, il punto sta nel farlo o meno in maniera ordinata».