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Pd parte civile contro Delmastro, Azione: “Non distinguono la politica dalla via giudiziaria”

Saranno i singoli parlamentari, Orlando, Serracchiani, Verini e Lai a chiedere di entrare nel processo. Costa: “È più forte di loro”
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ROMA – La querelle Pd-Delmastro diventa sempre di più un caso politico. Stavolta è Azione, con il vice segretario e responsabile Giustizia Enrico Costa, a polemizzare con i Dem che chiederanno di essere parte civile nel processo. Che parte il 29 novembre con l’udienza preliminare. Si badi, non sarà il Pd, in quanto partito politico, a chiedere di assumere questo ruolo, bensì i singoli parlamentari coinvolti nel caso Cospito.

Ricordate? A metà gennaio – nel pieno della querelle sul caso di Alfredo Cospito, l’anarchico in quel momento già in sciopero della fame dal 20 ottobre – i deputati Andrea Orlando, Debora Serracchiani e Sergio Lai, con il senatore Walter Verini, visitano Cospito nel carcere di Bancali a Sassari. I servizi segreti delle patrie galere, Nic e Gom, registrano la visita, che coinvolge, oltre a Cospito, anche i tre detenuti di camorra e ‘ndrangheta che dividono le quattro celle contigue. Proprio quei brogliacci, inviati in via Arenula con la dicitura “riservat…

ROMA – La querelle Pd-Delmastro diventa sempre di più un caso politico. Stavolta è Azione, con il vice segretario e responsabile Giustizia Enrico Costa, a polemizzare con i Dem che chiederanno di essere parte civile nel processo. Che parte il 29 novembre con l’udienza preliminare. Si badi, non sarà il Pd, in quanto partito politico, a chiedere di assumere questo ruolo, bensì i singoli parlamentari coinvolti nel caso Cospito.

Ricordate? A metà gennaio – nel pieno della querelle sul caso di Alfredo Cospito, l’anarchico in quel momento già in sciopero della fame dal 20 ottobre – i deputati Andrea Orlando, Debora Serracchiani e Sergio Lai, con il senatore Walter Verini, visitano Cospito nel carcere di Bancali a Sassari. I servizi segreti delle patrie galere, Nic e Gom, registrano la visita, che coinvolge, oltre a Cospito, anche i tre detenuti di camorra e ‘ndrangheta che dividono le quattro celle contigue. Proprio quei brogliacci, inviati in via Arenula con la dicitura “riservato”, vengono dati (lui dice mostrati) dal sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove, che ha la delega ai penitenziari, al suo compagno di partito, e pure di casa, Giovanni Donzelli, capogruppo di FdI alla Camera nonché vice presidente del Copasir. Il quale li utilizza in aula, durante il dibattito su Cospito, per attaccare duramente il Pd con la battuta ormai famosa che suona così, “diteci se state dalla parte della mafia oppure dello Stato”.

E siamo a oggi. Dopo sette mesi in cui il Pd, tra Camera e Senato, non ha perso occasione per contestare Delmastro, uscendo dall’aula delle commissioni ogni volta che lui si presentava per rappresentare il ministero della Giustizia. E chiedendogli di scusarsi formalmente. Come ha ricordato, proprio con Repubblica, la capogruppo dei dem Chiara Braga, che pure ha condiviso la proposta di Delmastro, sempre su Repubblica, di “approvare in due mesi” i ddl anti-femminicidi del governo e della responsabile Giustizia della Lega Giulia Bongiorno.

Ma al coté politico si aggiunge quello giudiziario e l’intenzione – sollecitata dai due avvocati del Pd – l’ex vice presidente del Csm David Ermini, tornato al suo mestiere di avvocato, e il giurista e docente di diritto penale a Genova Mitja Gialuz – di presentarsi singolarmente come parte civile nel processo.

E qui arriviamo alla polemica politica di Costa che, via tweet, contesta ai dem proprio questa scelta: “Il Pd vuole costituirsi parte civile contro Delmastro nel processo per rivelazione di segreto d’ufficio. Non sanno distinguere la battaglia politica (anche aspra) dalla via giudiziaria, è più forte di loro. Per questo è impossibile dialogare politicamente con questo Pd”. Ma proprio Ermini spiega a Repubblica che non sarà il Pd, in quanto partito politico, a vestire i panni della parte civile, bensì i singoli parlamentari.

In realtà l’effetto politico è identico. Con una conseguenza però che sarà anche concretamente pratica. Perché se in discussione c’è il diritto di un deputato e di un senatore di visitare le carceri, a essere inammissibile è la decisione stessa dei Nic e dei Gom di controllare la visita facendone anche dei rapporti scritti. Perché le relazioni stesse, una volta depositate seppure in via riservata, rappresentano di per sé una violazione della libertà stessa del controllo parlamentare. Prestandosi anche a una battaglia politica infinita tra fazioni opposte proprio com’è accaduto tra Delmastro e il Pd.

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