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Contrordine di Ferragosto sui migranti, il governo blocca di nuovo i salvataggi multipli da parte delle Ong

Il diktat inviato alla Guardia Costiera: “Limitare le chiamate alle navi umanitarie”
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ROMA - La pax mediterranea tra le Ong e il governo Meloni si è interrotta a Ferragosto ed è ufficialmente finita questa settimana. Tre navi umanitarie in tre giorni sono state multate e bloccate in porto, conseguenza anche del richiamo alla Guardia costiera arrivato da Roma alla vigilia del 15 di questo mese. Richiamo che, all’osso, suona così: “Potete ricorrere all’aiuto delle Ong solo in caso di estrema necessità, quando il rischio di vita per le persone è imminente e non ci sono altre soluzioni”. Le tre navi in questione (la Aurora di Sea Watch, la Sea Eye 4 e l’imbarcazione di Open Arms) erano rientrate in Italia dopo aver salvato centinaia di naufraghi in acque libiche e tunisine, sia su richiesta della Guardia costiera, sia di propria iniziativa. Come avevano fatto nell’ultimo mese e mezzo, senza che da Roma nessuno avesse alcunché da obiettare. Ma a quanto pare il vento è cambiato di nuovo.

Il governo Meloni ha rimesso i panni che più gli sono consoni ed eccolo di nuovo ac…

ROMA - La pax mediterranea tra le Ong e il governo Meloni si è interrotta a Ferragosto ed è ufficialmente finita questa settimana. Tre navi umanitarie in tre giorni sono state multate e bloccate in porto, conseguenza anche del richiamo alla Guardia costiera arrivato da Roma alla vigilia del 15 di questo mese. Richiamo che, all’osso, suona così: “Potete ricorrere all’aiuto delle Ong solo in caso di estrema necessità, quando il rischio di vita per le persone è imminente e non ci sono altre soluzioni”. Le tre navi in questione (la Aurora di Sea Watch, la Sea Eye 4 e l’imbarcazione di Open Arms) erano rientrate in Italia dopo aver salvato centinaia di naufraghi in acque libiche e tunisine, sia su richiesta della Guardia costiera, sia di propria iniziativa. Come avevano fatto nell’ultimo mese e mezzo, senza che da Roma nessuno avesse alcunché da obiettare. Ma a quanto pare il vento è cambiato di nuovo.

Il governo Meloni ha rimesso i panni che più gli sono consoni ed eccolo di nuovo accusare implicitamente le Ong di essere i taxi dei migranti: “Noi facciamo applicare leggi che esistono da sempre — diceva ieri la premier, rispondendo a Elly Schlein che le chiedeva conto delle sanzioni alle navi umanitarie — non è consentito agevolare l’immigrazione illegale e favorire, direttamente o indirettamente, la tratta di esseri umani”. Anche se, nelle ultime settimane, le imbarcazioni civiche sembravano più i taxi del governo, visto che dopo aver effettuato i salvataggi richiesti sono state costrette dal Viminale non solo a fare rotta verso porti assegnati lontani almeno tre giorni di navigazione, ma anche a fare tappe intermedie per distribuire i naufraghi in diversi scali.

È un fatto che dai primi di luglio la flotta umanitaria era tornata a soccorrere barchini e gommoni a ripetizione, sotto il coordinamento del Centro di ricerca e soccorso di Roma, per l’evidente impossibilità delle motovedette e delle navi militari italiane di far fronte da sole alle decine di richieste di aiuto contemporanee. La stretta c’è stata alla vigilia di Ferragosto in coincidenza con il raggiungimento di quota 100.000 migranti arrivati in Italia nel 2023, e dopo 150 soccorsi multipli effettuati dalle Ong: sono vietati dal decreto Cutro se non si ha l’autorizzazione delle autorità marittime competenti ma, come detto, fin lì erano stati tollerati per evitare che il numero di morti sulla rotta tunisina (2.013 secondo l’ultima stima, per difetto, dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni) si impennasse ancora di più.

Tuttavia, dopo il salvataggio record della Ocean Viking (623 persone, la più grande operazione di sempre per Sos Méditerranée), avvenuto sotto il coordinamento della Guardia costiera italiana, da Roma è arrivato il richiamo a ridurre al minimo la collaborazione con le Ong.

Ecco perché nell’ultima settimana le tre navi che, incrociando nel Mediterraneo dopo il primo soccorso effettuato su richiesta di Roma, si sono imbattute in altri barchini in difficoltà e hanno fatto salire i richiedenti asilo che erano a bordo senza l’ok del Centro di coordinamento, sono state colpite da fermo amministrativo di 20 giorni e 10 mila euro di multa: prima l’Aurora, poi la barca di Open Arms, infine la Sea eye 4. Non solo: sia la Sea Watch sia la Open Arms prima di fare rotta verso l’Italia erano state invitate a rivolgersi alle autorità tunisine. Un inedito, non era mai accaduto prima.

A conferma dell’improvvisa sterzata, l’ultimo episodio rivelato dalla Open Arms, nave spagnola sequestrata dopo lo sbarco a Marina di Carrara di 195 migranti salvati in mare in tre interventi non coordinati da Roma. “Dopo il primo — raccontano gli spagnoli — abbiano ricevuto un’altra richiesta di aiuto da Alarm Phone, abbiamo comunicato al Centro di Roma la nostra posizione ma ci è stato detto di procedere verso il porto di Carrara perché quel gommone era già stato preso in carico. Non ci siamo fidati ed abbiano ritenuto di dover imbarcare lo stesso le persone a rischio naufragio. Abbiamo fatto bene: l’intervento è durato due ore e nessuna motovedetta è giunta a soccorrere il gommone”.

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