FdI, Milani: “Serve più coinvolgimento: vogliamo il congresso, non il potere”
di Giovanna CasadioC’è un caso Arianna, sorella di Giorgia Meloni, in ascesa in FdI con il ruolo di responsabile della segreteria politica e del tesseramento? «No, perché la nomina fotografa una situazione che c’è già, quindi non mi pare sconvolgente, è stata inoltre ampiamente annunciata», risponde Massimo Milani, deputato, della corrente dei “Gabbiani” che fa capo a Fabio Rampelli. Però Milani – che fu sostituito, a poche settimane dal voto alle Regionali del Lazio, alla guida della federazione romana di FdI da Meloni – chiede il congresso.
Milani, lei approva la nomina di Arianna Meloni. Ma Fratelli d’Italia è un partito blindato dalla premier?
«Non guido io il partito, quindi chi ha la maggiore responsabilità fa le sue scelte. Arianna sta esercitando quel ruolo da mesi, perciò vivaddio la nomina. Io mi limito a indicare la strada di costruzione e miglioramento del partito».
Chiede il congresso, perché?
«Di congresso se ne parla da tempo anche al nostro interno, ma sembra sparito dall’orizzonte. Eppu…
C’è un caso Arianna, sorella di Giorgia Meloni, in ascesa in FdI con il ruolo di responsabile della segreteria politica e del tesseramento? «No, perché la nomina fotografa una situazione che c’è già, quindi non mi pare sconvolgente, è stata inoltre ampiamente annunciata», risponde Massimo Milani, deputato, della corrente dei “Gabbiani” che fa capo a Fabio Rampelli. Però Milani – che fu sostituito, a poche settimane dal voto alle Regionali del Lazio, alla guida della federazione romana di FdI da Meloni – chiede il congresso.
Milani, lei approva la nomina di Arianna Meloni. Ma Fratelli d’Italia è un partito blindato dalla premier?
«Non guido io il partito, quindi chi ha la maggiore responsabilità fa le sue scelte. Arianna sta esercitando quel ruolo da mesi, perciò vivaddio la nomina. Io mi limito a indicare la strada di costruzione e miglioramento del partito».
Chiede il congresso, perché?
«Di congresso se ne parla da tempo anche al nostro interno, ma sembra sparito dall’orizzonte. Eppure servirebbe avere un maggiore slancio anche in vista delle Europee. Vanno ricomprese le diverse esperienze che sono entrate in FdI: penso a Giulio Tremonti o Raffaele Fitto che ha una tradizione centrista. FdI raccoglie oggi dalla scuola liberista a quella cattolica alla destra sociale. Non accomodiamoci sugli allori. Veniamo visti come i figli dei figli dell’Msi, ma è vero solo in parte. Abbiamo avuto in questi anni una grande capacità di aggregazione. Ricordo che l’ultimo congresso l’abbiamo fatto nel 2017».
Cos’è oggi Fratelli d’Italia?
«È il partito che vuole costruire una destra come c’è negli altri grandi Paesi Ue: conservatrice nei valori e moderna nell’azione di governo».
Una destra tuttavia erede del neo fascismo?
«C’è questo peso che gli avversari politici ci riversano addosso, senza conoscere il percorso di ciascuno di noi, reso possibile anche dalla leadership che abbiamo. La leadership di Giorgia Meloni non è assolutamente in discussione, questo mi pare scontato. Ovvio che questo percorso di maturazione non ha coinvolto tutti, come si vede in questi giorni, con le uscite di alcuni».
Si riferisce a Gianni Alemanno e al sostegno al generale Vannacci?
«Mi sento di dire che sono uscite strumentali. Il caso Vannacci rischia di diventare una bandierina su cui costruire una possibile alternativa a destra a Fratelli d’Italia. Ma non mi sembra ci sia lo spazio politico, se non marginale».
Donzelli dice che la vostra richiesta è solo voglia di uno trapuntino
«Non è una questione di potere, è tutt’altro come ho spiegato».