Ambiente e nuovi diritti, l’informazione al tempo della rivoluzione digitale. Molinari: “Giornalisti pionieri del cambiamento”
dalla nostra inviata Conchita SanninoRIMINI – “Noi siamo in realtà solo all’alba della rivoluzione digitale. Con tutte le opportunità e i rischi che sono connaturati agli albori di una rivoluzione, tecnologica, culturale, di costume”. Nella giornata che chiude l’edizione 44 del Meeting di Cl di Rimini, Maurizio Molinari, direttore di Repubblica, affronta con i colleghi Agnese Pini, Luciano Fontana, Roberto Sommella, il tema del giornalismo “che si fa continuamente futuro”, tra abbattimento di barriere, grandi opportunità e gravi rischi: dalla manipolazione delle notizie all’inondazione di fake news, fino alla gestione dell’Intelligenza artificiale.
“Per questo – sottolinea Molinari - dobbiamo iniziare ad imporre regole che possano traslare il nostro stato di diritto dalla realtà fisica a quella digitale. Dobbiamo impegnarci nella creazione e codificazione di una legislazione nella realtà virtuale”.
Ma è fatale che si cominci dal discorso di Mattarella. Che, con la sua incisività e visione strategica, occupa tutta la prim…
RIMINI – “Noi siamo in realtà solo all’alba della rivoluzione digitale. Con tutte le opportunità e i rischi che sono connaturati agli albori di una rivoluzione, tecnologica, culturale, di costume”. Nella giornata che chiude l’edizione 44 del Meeting di Cl di Rimini, Maurizio Molinari, direttore di Repubblica, affronta con i colleghi Agnese Pini, Luciano Fontana, Roberto Sommella, il tema del giornalismo “che si fa continuamente futuro”, tra abbattimento di barriere, grandi opportunità e gravi rischi: dalla manipolazione delle notizie all’inondazione di fake news, fino alla gestione dell’Intelligenza artificiale.
“Per questo – sottolinea Molinari - dobbiamo iniziare ad imporre regole che possano traslare il nostro stato di diritto dalla realtà fisica a quella digitale. Dobbiamo impegnarci nella creazione e codificazione di una legislazione nella realtà virtuale”.
Ma è fatale che si cominci dal discorso di Mattarella. Che, con la sua incisività e visione strategica, occupa tutta la prima parte del dibattito tra i vertici dei diversi giornali italiani: “La responsabilità del quotidiano. Protagonisti a confronto”, cui partecipano anche Pini, direttrice de La Nazione, Luciano Fontana, che guida Il Corriere della Sera e Roberto Sommella, al timone di Mf, Milano Finanza.
“Sono tre i punti, granitici, che il presidente Mattarella consegna al Paese con questo suo fondamentale discorso da Rimini”, segnala Molinari. “L’identità italiana come frutto di una lunga storia d’inclusione, spazzando via le parole di qualche improvvido generale. Il richiamo alla centralità della difesa dell’ambiente, non solo in terra d’alluvione, ma in un Paese la cui presidente del Consiglio non ha mai usato l’espressione ‘cambiamento climatico’. E poi il terzo e innovativo passaggio, tra gli altri: il diritto al perseguimento della felicità, che la Costituzione americana ha mutuato dal pensiero di Filangieri, come vero antidoto al disagio e alla rabbia. Da cui nascono i populismi che oggi aggrediscono le democrazie”.
Per Pini, “il Presidente ha cancellato anacronismi e nebbie di cui sembra spesso ostaggio tanta parte del discorso pubblico. E soprattutto mette in chiaro, senza mai citare il caso Vannacci, che non esiste e non potrà mai essere teorizzato un diritto all’odio”. Fontana mette l’accento sulla chiarezza con cui “il presidente Mattarella ci riporta all’essenza delle relazioni umane e del rispetto dell’ altro come unico terreno anche della vita pubblica ispirata alla nostra Costituzione” e plaude in maniera particolare alla lungimiranza con cui “il nostro Presidente ha spiegato ancora una volta che le politiche migratoria non sono l’emergenza, ma un fatto con cui dovremo fare i conti per i prossimi decenni”. E per Sommella: “Pensavamo che saremmo usciti dalla pandemia migliori: invece abbiamo ancora molto strada da fare. Tra divisioni e ostilità insensate la prima cosa che mi veniva da pensare, intimamente, senza retorica: che sono per questo Paese è poter contare sulla visione di Mattarella”.
L’informazione al tempo della rivoluzione digitale. L’assedio delle fake. La necessità di governare nuove tecnologie e Intelligenza artificiale. Il rischio d’esserne travolti. “Tutti noi su questo palco, come rappresentanti di testate, di sistemi informativi abbiamo perso potere - analizza Pini - perché non è più fondamentale la nostra intermediazione. Non è un male, nella misura in cui ci rende più umili e aperti al confronto. Ma è una perdita che tanto non distinguano più i fatti dalla manipolazione dei fatti, o che si confonda informazione e comunicazione. La comunicazione è il politico che ti dice che cosa vuole fare, nobile arte. L’informazione è quando il giornalista intermedia e racconta e spiega e verifica ciò che sta comunicando il Politico”.
Siamo in trincea, ribadiscono Fontana e Molinari. Per il direttore del Corriere della Sera, “la postura del giornalismo è rimasta la stessa, e deve coltivare le sue insuperabili qualità: la capacità di confronto, di generare dubbi. Io devo raccontarti quello che non ti aspetti, che magari non vuoi sentirti dire. E anche nei confronti del potere, stare attenti a non farsi convincere. Io non amo il politico che dice: sono come te, siamo uguali. No, Io come cittadino e professionista mi aspetto che tu sia migliore di me, più preparato, più attento, più pronto”.
Quella che vive il mondo dell’informazione, in ogni caso, ribadisce però Molinari, “resta una fase avvincente, abbiamo con noi l’entusiasmo, il senso della sfida e anche la vigilanza del pioniere”, sottolinea il direttore di Repubblica. “E sono due i fondamentali elementi che ci guidano: il primo è la conoscenza della nuova tecnologia, conoscere, studiare, con gruppi dedicati all’approfondimento; l’altro, è conservare la granitica qualità del buon giornalismo. Che significa sempre: andare sul porto, con occhi sgombri da pregiudizi, ascoltare, verificare. Mentre il racconto viaggia sulle piattaforme più disparate e raggiunge un pubblico straordinariamente trasversale".
E per Sommella : "Porto con me una data spartiacque: nel giugno 2020, le notizie false , le bufale, nel mondo hanno superato quelle vere. La grande rivoluzione digitale impone nuove conoscenze, nuovi profili. Ma le regole restano quelle. Non ho mai dimenticato la lezione del mio direttore Sergio Lepri: scrivere bene e farsi capire. E la freddura di Montanelli che avvertiva: il giornalista vuole spiegare agli altri quello che lui non capisce. Però anche la pubblica opinione deve fare il suo mestiere : fate un esercizio di democrazia, comprate un giornale, quello che vi piace, in edicola o con un clic”.