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Presidenzialismo addio, sì al premierato: la destra adesso strizza l’occhio a Renzi

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Svolta di FdI: il nuovo disegno di legge potrebbe arrivare in Consiglio dei ministri e poi in Parlamento se ci sarà il consenso anche di Salvini e Tajani
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ROMA – Non è più “o presidenzialismo o morte”, su cui in campagna elettorale tanto aveva insistito Giorgia Meloni. Ma è in arrivo il compromesso: la proposta di elezione diretta del premier. La annuncia il capogruppo di Fratelli d’Italia, Tommaso Foti, al Meeting di Rimini di Comunione e liberazione nel dibattito di giovedì tra maggioranza e opposizione, il cosiddetto intergruppo, sulle riforme istituzionali. È un invito pressante quello di Foti: «Dovremmo chiederci se dobbiamo spogliarci dei simboli di partito e delle spillette che portiamo sulla giacca oppure se devono prevalere le idee che sono state coltivate negli anni». Se fosse quest’ultima ipotesi ad avere la meglio, allora ci sarebbe il grido “o presidenzialismo o morte” di Fratelli d’Italia. Ma non è più così. Nazario Pagano, presidente forzista della commissione Affari costituzionali della Camera, ammette che «si sono in qualche modo ridotte le pretese del centrodestra, ma con il premierato si viene incontro alla volon…

ROMA – Non è più “o presidenzialismo o morte”, su cui in campagna elettorale tanto aveva insistito Giorgia Meloni. Ma è in arrivo il compromesso: la proposta di elezione diretta del premier. La annuncia il capogruppo di Fratelli d’Italia, Tommaso Foti, al Meeting di Rimini di Comunione e liberazione nel dibattito di giovedì tra maggioranza e opposizione, il cosiddetto intergruppo, sulle riforme istituzionali. È un invito pressante quello di Foti: «Dovremmo chiederci se dobbiamo spogliarci dei simboli di partito e delle spillette che portiamo sulla giacca oppure se devono prevalere le idee che sono state coltivate negli anni». Se fosse quest’ultima ipotesi ad avere la meglio, allora ci sarebbe il grido “o presidenzialismo o morte” di Fratelli d’Italia. Ma non è più così. Nazario Pagano, presidente forzista della commissione Affari costituzionali della Camera, ammette che «si sono in qualche modo ridotte le pretese del centrodestra, ma con il premierato si viene incontro alla volontà di mantenere la figura del presidente della Repubblica come istituzione terza e con un ruolo di garanzia».

I nodi sono tutt’altro che sciolti. Tra maggioranza e opposizione resta lo scontro sul premierato, con l’eccezione di Matteo Renzi che sul “premier sindaco d’Italia” ha presentato il primo di agosto la sua proposta di legge. Neppure l’ex partner Carlo Calenda però l’ha seguito. È nella coalizione di governo che il testo – preparato dalla ministra delle Riforme, Elisabetta Casellati, e già quasi pronto – va innanzitutto condiviso. La previsione è di presentare il disegno di legge sul premierato in Consiglio dei ministri, come già si fece con l’autonomia differenziata di Roberto Calderoli. Il metodo è quello. Poi il Parlamento aggiunge o sottrae. Deve perciò esserci l’accordo di Matteo Salvini e di Antonio Tajani e la premier pondererà bene per verificare la distanza tra la “messa a terra” dell’elezione diretta del capo del governo e il presidenzialismo invocato in campagna elettorale.

Foti al Meeting fa notare che «sarà difficile per molti fuggire dal tema dell’elezione diretta del capo del governo, visto anche che in Costituzione c’è già l’elezione diretta del presidente della Regione e si eleggono direttamente anche i sindaci». A discuterne a Rimini c’era Maria Elena Boschi per i renziani, ovviamente a favore. D’accordo Massimiliano Romeo, capogruppo leghista al Senato, collegato a distanza. Ok da Pagano che si augura l’esame questa volta inizi a Montecitorio. A Palazzo Madama c’è l’autonomia nella commissione presieduta dal meloniano, Alberto Balboni che giudica il premierato «la soluzione più condivisa». Ma da Pd e 5Stelle arriva l’altolà. Francesco Boccia dal Meeting schiera il Pd per il no e denuncia lo scambio autonomia/premierato. Così Stefano Patuanelli: «Sul premierato è no».

Nel Pd la questione è stata dibattuta, come spiegano il responsabile riforme Alessandro Alfieri e il capogruppo in commissione al Senato, Andrea Giorgis. La via non può essere quella dell’elezione diretta del presidente del Consiglio. Ma se si passasse a una riforma light, ovvero l’indicazione sulla scheda del capo della coalizione e premier in pectore? Per ora i Dem perseguono la proposta del rafforzamento dei poteri del premier e l’introduzione della sfiducia costruttiva. Però un premierato light rimescolerebbe le carte. La premier Meloni insiste: «Quella costituzionale è la madre di tutte le riforme». E nel primo vertice post ferie se ne parlerà, forse già con il testo alla mano.

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