Nuove scintille sul fronte governo. Ancora una volta i protagonisti sono Matteo Salvini e Antonio Tajani, entrambi vice di Giorgia Meloni. Ma questa volta non sono le alleanze europee a dividere i due ministri, bensì le politiche da attuare in sede di governo. Temi, insomma, di gran lunga meno aleatori del difficile puzzle delle alleanze a Bruxelles in vista della tornata del prossimo anno.
La questione riguarda le recenti esternazioni del ministro degli Esteri, secondo cui per far fronte alla penuria di risorse in vista della manovra, l’Italia dovrebbe intraprendere un piano di privatizzazioni sul modello di quelle fatte durante gli anni ‘90. Tajani aveva lanciato l’idea pochi giorni fa dal Meeting di Rimini ed è tornato a ribadire il concetto con un’intervista pubblica stamattina sulla Stampa, in cui dice: "Il mio riferimento ai porti parlando al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini era un esempio della necessità di riaprire un processo di liberalizzazione dei servizi nel nostro Paese, proprio come negli anni Novanta. Premetto e so bene che questo non è un tema nel programma di governo. Ma è un'idea politica, una proposta, che vogliamo discutere all'interno del nostro partito, una grande forza di ispirazione liberale. E portarla quindi al centro della discussione: potremmo valutare anche un disegno di legge in questo senso".
Secondo Tajani, sarebbe necessario privatizzare, oltre ai porti, anche il trasporto pubblico locale, la gestione dei rifiuti e, in generale, le municipalizzate, "ambiti – sostiene – in cui talvolta sappiamo si nascondono un pò dei carrozzoni”. Ma la replica del segretario leghista non si è fatta attendere. Salvini, che è anche ministro dei Trasporti, e dunque titolare del dossier sui porti, risponde secco: "No, non è nell'agenda del governo". Una freddezza spiegabile con il fatto che il ministro ha già incaricato il suo vice ai trasporti Edoardo Rixi una riforma del sistema portuale che, al momento, non prevede alcun tipo di privatizzazione sul modello-Tajani. Ma il capo della Farnesina sembra avere già lo schema pronto, il quale comprende “un’Authority spa con una quota di garanzia da parte della Cassa Depositi e Prestiti” e “i provati tra gli azionisti”. Di più: “Si potrebbe sondare l’interesse dei fondi pensione e incentivare l’investimento con piani individuali di risparmio a lungo termine".