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Vannacci, generale Bettelli “Chi indossa l’uniforme ha il dovere della moderazione. C’è il rischio di esporre l’esercito”

(ansa)
Intervista al generale di corpo d’armata della riserva: “Un allievo militare leggendo il libro potrebbe formarsi un’idea sbagliata di cosa sia il coraggio”
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Sul caso Vannacci il generale di corpo d’armata della riserva Antonio Bettelli ha scritto due lunghe riflessioni sul sito di settore Perseo, di cui una chiara sin dal titolo - “Il contrario del mondo al contrario” - dove si spiega che “i proclami alla diseguaglianza di Vannacci sono in realtà essi stessi una vera contrarietà rispetto all’ordine naturale della vita, che è dono per tutti e verso il quale correrebbe un obbligo di riconoscenza, ancor più per chi abbia l’onore di servire lo Stato”.

Generale Bettelli, intanto: ha letto il libro?

«Quasi tutto, poi ho compreso che non aveva neanche senso arrivare fino in fondo, era il solito schema concettuale. Ad ogni argomento vi era sempre un’appendice che sottende un approccio ideologico di destra-destra».

Quindi i giornali non hanno estrapolato ed estremizzato alcune parti, come alcuni fanno intendere?

«I giudizi dati nei primi momenti, per quel che mi riguarda, trovano conferma della lettura integrale. Ma ancor prima dei contenuti sono …

Sul caso Vannacci il generale di corpo d’armata della riserva Antonio Bettelli ha scritto due lunghe riflessioni sul sito di settore Perseo, di cui una chiara sin dal titolo - “Il contrario del mondo al contrario” - dove si spiega che “i proclami alla diseguaglianza di Vannacci sono in realtà essi stessi una vera contrarietà rispetto all’ordine naturale della vita, che è dono per tutti e verso il quale correrebbe un obbligo di riconoscenza, ancor più per chi abbia l’onore di servire lo Stato”.

Generale Bettelli, intanto: ha letto il libro?

«Quasi tutto, poi ho compreso che non aveva neanche senso arrivare fino in fondo, era il solito schema concettuale. Ad ogni argomento vi era sempre un’appendice che sottende un approccio ideologico di destra-destra».

Quindi i giornali non hanno estrapolato ed estremizzato alcune parti, come alcuni fanno intendere?

«I giudizi dati nei primi momenti, per quel che mi riguarda, trovano conferma della lettura integrale. Ma ancor prima dei contenuti sono stato sorpreso dai modi e dai tempi».

In che senso?

«Se hai un grado e sei in servizio questo produce una eco. Probabilmente le stesse opinioni, se fossero state espresse nella mia attuale posizione, avrebbero avuto un effetto completamente diverso. Quelle del generale sono opinioni molto forti, e mi viene da dire che un lettore che non abbia una solida esperienza di servizio o di vita, penso ad esempio a un nostro allievo degli istituti di formazione militare, a seguito di questa storia possa formarsi un’idea del coraggio non del tutto corretta. Il coraggio non è quello di dire cose definite scomode che possono mettere in difficoltà la catena gerarchica».

Coraggio e onore cosa sono, per un militare?

«Valori morali che fanno riferimento alle norme della Repubblica, quindi della Costituzione. In questi giorni di confusione ho sentito il bisogno di rileggere i primi 12 articoli della nostra Carta, consiglio tutti a farlo: le istituzioni perseguono l’eguaglianza con il contrappeso della libertà».

Le idee di Vannacci sono minoritarie nell’esercito?

«Ritengo di sì, non sempre il maggior clamore è espressione della maggioranza. Nell’esercito la maggioranza è quasi per definizione silenziosa, i più preferiscono non esporsi proprio per non turbare il dialogo oltre quanto già non lo sia stato. L’esercito è perlopiù composto da persone animate da un reale buonsenso, alla ricerca di valori con i quali identificarsi, legati al servizio per la comunità e al senso dello Stato, ispirati a principi democratici e non alla ricerca di visibilità e protagonismo».

Si dice: c’è la libertà di parola e vale anche per i militari.

«C’è. Poi nel caso delle pubblicazioni di norma si chiede sempre un placet ai superiori. Dopodiché ai servitori dello Stato è richiesto un approccio di moderazione, ancor più se si indossa l’uniforme e si ha la possibilità di far valere la propria autorità in situazioni estreme. Penso sia un tratto distintivo del buon militare, non è un codice formale ma deontologico. Il rischio è che i nostri concittadini confondano le opinioni di un singolo con tutta l’istituzione».

Che reazioni ha avuto dopo aver pubblicato le sue riflessioni?

«In molti casi positivi, ma mi ha colpito un messaggio di un sottufficiale il quale mi ha detto: condivido al 99 per cento ciò che ha scritto ma mi lasci riportare la mia esperienza: sono gravemente malato, ho difficoltà a curarmi, ho uno stipendio molto basso e quindi mi è difficile non sposare le tesi di Vannacci. Idee che suscitano emozioni, reazioni e attecchiscono dove c’è un malessere. I problemi quindi ci sono, ma affrontiamoli nelle sedi opportune, tocca alla politica farsene carico e speriamo che questa vicenda possa rappresentare una spinta positiva in questo senso».

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