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Ong sotto attacco, riparte la guerra del governo alla flotta civile: “Siamo capri espiatori”. Appello all’Ue: “Intervenga contro l’Italia”

(reuters)
Riparte la guerra dell’esecutivo contro le navi umanitarie. E il sistema dell’accoglienza è al collasso. Casarini (Mediterranea): “Gli unici blocchi navali che riescono a fare sono quelli contro chi salva vite”
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Navi bloccate per aver salvato troppe persone, obbligate a raggiungere porti lontani o a toccarne due per far sbarcare i naufraghi soccorsi. L’ondata di arrivi record che in meno di due giorni si è tradotta in più di novanta sbarchi a Lampedusa, dove l’hotspot è arrivato ad ospitare fino a 4.300 persone, non ha indotto il governo a fare passi indietro. Con la flotta civile, che adesso chiede aiuto e interventi all’Ue “per evitare una nuova ecatombe”,  è di nuovo guerra aperta. Ma forse è l’unico punto su cui le varie anime dell'esecutivo concordino.

“Serve un nuovo decreto sicurezza”, chiede Salvini, dimenticando che la Cassazione ha polverizzato i precedenti e mentre il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ribadisce “l’immigrazione non si cancella con i muri”. Scarica la responsabilità su Bruxelles e invoca un aiuto dall’Europa il ministro Adolfo Urso a Lampedusa, mentre accanto a lui il sindaco dell’isola Filippo Mannino scandisce: “Al governo la questione immigr…

Navi bloccate per aver salvato troppe persone, obbligate a raggiungere porti lontani o a toccarne due per far sbarcare i naufraghi soccorsi. L’ondata di arrivi record che in meno di due giorni si è tradotta in più di novanta sbarchi a Lampedusa, dove l’hotspot è arrivato ad ospitare fino a 4.300 persone, non ha indotto il governo a fare passi indietro. Con la flotta civile, che adesso chiede aiuto e interventi all’Ue “per evitare una nuova ecatombe”,  è di nuovo guerra aperta. Ma forse è l’unico punto su cui le varie anime dell'esecutivo concordino.

“Serve un nuovo decreto sicurezza”, chiede Salvini, dimenticando che la Cassazione ha polverizzato i precedenti e mentre il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ribadisce “l’immigrazione non si cancella con i muri”. Scarica la responsabilità su Bruxelles e invoca un aiuto dall’Europa il ministro Adolfo Urso a Lampedusa, mentre accanto a lui il sindaco dell’isola Filippo Mannino scandisce: “Al governo la questione immigrazione è esplosa in mano, nessun problema è stato risolto”. Fa appello all’Ue anche il vicepremier Tajani, che chiede “una strategia europea in tutto il continente africano, il rischio è che ci siano sempre più migranti da sud verso il nord del mondo”.

Toni e approcci diversi, echi di una grana che potrebbe esplodere oggi in consiglio dei ministri, il primo dopo l’estate e con già sul piatto una serie di nodi da sciogliere a partire da un bilancio con la coperta troppo corta per soddisfare esigenze (e promesse elettorali) dei diversi partiti.

“Usare le ong come specchietto per le allodole per distrarre dall’incapacità di ‘bloccare le partenze’, come promesso all’elettorato di destra, ormai non convince più nemmeno chi questo governo lo ha votato”, tuona Giorgia Linardi di Sea Watch. La loro Aurora è stata la prima a pagare la fine della cosiddetta “tregua di ferragosto”, quel paio di settimane o poco più in cui Guardia costiera e ong sono tornate a lavorare gomito a gomito nel salvataggio in mare. E dal porto di Lampedusa, dove è stata bloccata per 20 giorni per aver disobbedito all’ordine di affrontare trenta ore di traversata per raggiungere l’approdo indicato, ha potuto solo guardare le motovedette sempre più affanno nel rispondere alle innumerevoli richieste di aiuto.

“Tra luglio e agosto la Guardia Costiera di Lampedusa è rimasta senza carburante e per questo siamo stati coordinati su quindici operazioni di salvataggio consecutive. Evidentemente l’eco mediatica della cosa al governo non è piaciuta. Ancora una volta siamo vittime della politica dello spettacolo”, si arrabbia Oscar Camps, fondatore di Open Arms, mentre la sua Open 1 è bloccata in porto per un salvataggio di troppo. Stessa sorte affronta Sea Eye 4, mentre un garbuglio burocratico tutto italiano imbriglia la Mare Jonio di Mediterranea, che con le medesime certificazioni ma una bandiera diversa da quella italiana potrebbe già essere in mare.

Persino la Ocean Viking, chiamata nei giorni scorsi in soccorso dalla Guardia costiera, stremata dalle troppe richieste d’aiuto cui non aveva uomini e mezzi per rispondere, a emergenza in mare finita è stata spedita a Genova. Solo il maltempo ha indotto Roma a modificare la rotta e autorizzare l’attracco a Napoli, ma non prima di un pit stop a Vibo Valentia per far sbarcare parte dei naufraghi soccorsi. Perché non tutti lì? Nessuno ha risposto, mentre da Nord a Sud i sindaci sono in rivolta.

Ovunque il sistema di accoglienza, che decreto dopo decreto, ha visto sparire quasi quarantamila posti in cinque anni, è al collasso. Mancano i posti nei centri per minori che rimangono per settimane prigionieri di hotspot in cui non dovrebbero stare, non ci sono più spazi, camere, mediatori e servizi nel sistema di prima e seconda accoglienza, tensostrutture e tendopoli spuntano come funghi nei pressi dei principali approdi, mentre ong e associazioni tuonano per la “reiterata violazione dei diritti umani di chi arriva” e annunciano esposti e ricorsi.
La Caritas, già impegnata a offrire supporto, cibo, assistenza e strutture “già oltre la convenzione” si è offerta di dare una mano. “Ma occorre cambiare metodo – dice il direttore, don Marco Pagnatiello dalle pagine di Avvenire – Occorre ragionare tutti insieme per concordare soluzioni efficienti, a partire dal reperimento degli spazi idonei per accogliere dignitosamente queste persone. Da parte nostra questo comporta una maggiore assunzione di responsabilità, ma da parte di chi governa occorre il coraggio di superare la logica emergenziale per accogliere bene favorendo ad esempio il ritorno dell'accoglienza diffusa". Parole cadute nel vuoto.

“Il governo torna a creare capri espiatori, uno sono i migranti, l’altro le ong. Suggerire l’immagine dell’invasione, di un sistema fuori controllo – dice Luca Casarini, capomissione di Mediterranea Saving Humans – serve anche a distogliere l’attenzione da altre questioni che riguardano l’economia italiana, la mancanza di crescita vera, l’aumento del numero dei poveri in questo Paese. Poi però tocca fare i conti con la realtà, che dimostra che non è possibile bloccare le partenze immaginando blocchi navali o cose del genere. Gli unici blocchi navali che riescono a fare sono quelli contro chi salva vite”. E solo sulla rotta del Mediterraneo centrale, che dalla sponda Sud punta alla Sicilia, si contano già quasi 2.100 vittime. Numeri approssimati per difetto.

"Chiediamo all’UE e ai suoi Stati membri di agire con urgenza e di fermare il blocco illegittimo delle navi del soccorso civile in Italia. Tutte le navi Sar devono essere rilasciate immediatamente e le multe previste dalla legge devono essere annullate. La legge italiana che limita le attività di ricerca e soccorso delle ong nel Mediterraneo centrale deve essere revocata immediatamente”, recita l’appello firmato da tutte le anime della flotta civile, come da almeno una trentina di associazioni impegnate sul fronte delle migrazioni, dall’accoglienza all’assistenza sociale, legale e logistica, fra cui Asgi. Alarm phone, Recosol.

A causa dei fermi, sono saltate almeno 160 giornate di attività di salvataggio in mare, senza contare quelle buttate via in almeno sessanta casi per raggiungere porti lontani. A dispetto della teoria del “pull factor”, secondo cui la presenza delle ong in mare favorirebbe le partenze, il Mediterraneo svuotato di assetti civili di soccorso non ha fermato le partenze. Gli arrivi, conferma il cruscotto statistico del Viminale, sono in costante aumento. Ma a lievitare è stato soprattutto il numero di vittime. “La Commissione europea deve contrastare la crescente violazione dei principi fondamentali dello Stato di diritto da parte dei suoi Stati membri alle frontiere esterne dell’Ue”, si legge nel testo. “Gli Stati dell’UE devono creare corridoi legali e sicuri per evitare che le persone siano costrette ad imbarcarsi su navi non idonee alla traversata”.

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