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Furfaro: “Sulle spese militari serve un progetto dell’Ue”

Marco Furfaro, deputato del Pd 

 

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Il responsabile welfare della segretaria del Pd: “Voteremo ancora sì per il sostegno a Kiev. Ma si può risparmiare sui fondi per le armi rilanciando la Difesa comune europea”
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A fine anno, quando la pratica tornerà in Parlamento, «il Pd voterà sì all’invio di nuove armi all’Ucraina», dice Marco Furfaro, uno dei deputati più vicini a Elly Schlein e responsabile Iniziative politiche nella segreteria dem. «Ma il pacifismo è nel dna di Elly, come del mio», aggiunge, «e il sostegno a un popolo invaso, come quello ucraino, e l’aumento delle spese militari al 2% del Pil sono due discorsi diversi».

Schlein è favorevole a un rinvio dell’aumento delle spese militari. Ma c’è in gioco la credibilità internazionale dell’Italia, hanno fatto notare in tanti, anche nel Pd, da Zanda a Guerini. Non è così?

«Fatico a immaginare che Scholz metta a rischio la credibilità internazionale della Germania. Mi pare evidente che si sia mosso in raccordo con gli alleati. Scholz ha posto due temi, per spiegare questa scelta: la questione sociale e l’inflazione che sta mordendo anche in Germania. Dobbiamo capire le priorità. Il rispetto degli impegni internazionali deve esserci…

A fine anno, quando la pratica tornerà in Parlamento, «il Pd voterà sì all’invio di nuove armi all’Ucraina», dice Marco Furfaro, uno dei deputati più vicini a Elly Schlein e responsabile Iniziative politiche nella segreteria dem. «Ma il pacifismo è nel dna di Elly, come del mio», aggiunge, «e il sostegno a un popolo invaso, come quello ucraino, e l’aumento delle spese militari al 2% del Pil sono due discorsi diversi».

Schlein è favorevole a un rinvio dell’aumento delle spese militari. Ma c’è in gioco la credibilità internazionale dell’Italia, hanno fatto notare in tanti, anche nel Pd, da Zanda a Guerini. Non è così?

«Fatico a immaginare che Scholz metta a rischio la credibilità internazionale della Germania. Mi pare evidente che si sia mosso in raccordo con gli alleati. Scholz ha posto due temi, per spiegare questa scelta: la questione sociale e l’inflazione che sta mordendo anche in Germania. Dobbiamo capire le priorità. Il rispetto degli impegni internazionali deve esserci, ci mancherebbe, ma qui il tema è un altro».

Quale?

«Il rilancio del progetto di una difesa comune dell’Ue, che produrrebbe due risultati: risparmi, perché con 27 eserciti diversi c’è una proliferazione di costi. E poi è chiaro che una moneta e un esercito comuni sono le premesse per un’unità anche politica dell’Ue».

Però torniamo al punto. Alle critiche all’aumento delle spese militari. Perché intervenire oggi, se in Italia già Draghi ha rinviato l’obiettivo al 2028, a differenza di quanto aveva fatto Berlino?

«Perché appunto le parole di Schlein riguardavano non solo la condivisione della decisione di Scholz, ma anche il rilancio di una difesa comune europea. Non voglio fare retorica sulle spese militari, perché dentro quel capitolo c’è la tecnologia, le spese per il personale, non è che si parla solo di baionette, ma anche di ricerca, sviluppo, lavoro».

Appunto.

«Non c’è un pregiudizio. Il tema è dentro quale prospettiva le inseriamo. Se è tutto avvitato sullo Stato nazionale che per darsi un tono spende in carri armati, è miopia. Se invece c’è un coordinamento europeo, nel solco di Spinelli e David Sassoli, ha tutto un altro senso».

Se Schlein rilancia oggi il tema è anche per strizzare l’occhio a quel pezzo di sinistra che vive con difficoltà il sostegno all’Ucraina?

«Sia io che Elly siamo cresciuti nel movimento pacifista. E per questo siamo convinti che ogni popolo oppresso debba avere il diritto di resistere. Quindi sosteniamo Kiev. Ciò che manca però nella discussione pubblica è la parola pace. Che non significa resa dell’Ucraina, ma cessate il fuoco e ritiro delle truppe di Putin dal territorio ucraino. Serve uno sforzo diplomatico dell’Ue».

A fine anno il Pd voterà sì al nuovo invio di armi a Kiev?

«Sì, continueremo a stare dalla parte del popolo ucraino, fino a una pace giusta».

Ciani da una parte, Guerini dall’altra. Il partito non rischia di spaccarsi?

«No, non credo che ci siano spaccature, siamo tutti europeisti».

Vi spaventa una lista arcobaleno di Santoro?

«Io credo che l’offerta in politica sia sempre benvenuta, poi sono gli elettori e le elettrici a stabilire qual è la migliore. Noi dobbiamo imporre la bontà della nostra».

Le posizioni di Schlein sono più vicine a quelle di Conte rispetto al vecchio Pd?

«Noi abbiamo una linea chiara, che non misuriamo con i centimetri di distanza dalle altre forze politiche».

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