Da Moratti a Castelli, Cateno De Luca tenta un insolito listone di centro. E tratta anche con Emiliano
di Matteo PucciarelliCateno De Luca, sindaco di Taormina e leader di Sud chiama Nord
'Scateno' che litiga con Matteo Renzi, 'Scateno' che litiga con Carlo Calenda ("io ho i calli nelle mani, lui nel culo", "curati", "sbarellato"), 'Scateno' che trama accordi con Michele Emiliano e Roberto Castelli. La calda estate di Cateno De Luca, oggi sindaco di Taormina (dopo Messina), deputato regionale siciliano e creatore del partito Sud chiama Nord, non è ancora finita: domani lo aspettano a Monza, vuole candidarsi pure lì, al seggio del Senato lasciato vuoto da Silvio Berlusconi. Lui, carattere esplosivo e un discreto pacchetto di voti in Sicilia - un 2 per cento su scala nazionale, assicura - guarda avanti: le Europee del prossimo anno e il traguardo del 4 per cento.
La sua area di riferimento, non stando "né a destra né a sinistra", è il centro. Un posto dove di galli nel pollaio ce n'è già parecchi (appunto: da Renzi a Calenda) e lo spazio è poco. "Per noi il matrimonio d'interessi vale se fatto con il Terzo Polo in versione integrale per come si è presentato alle elezioni…
'Scateno' che litiga con Matteo Renzi, 'Scateno' che litiga con Carlo Calenda ("io ho i calli nelle mani, lui nel culo", "curati", "sbarellato"), 'Scateno' che trama accordi con Michele Emiliano e Roberto Castelli. La calda estate di Cateno De Luca, oggi sindaco di Taormina (dopo Messina), deputato regionale siciliano e creatore del partito Sud chiama Nord, non è ancora finita: domani lo aspettano a Monza, vuole candidarsi pure lì, al seggio del Senato lasciato vuoto da Silvio Berlusconi. Lui, carattere esplosivo e un discreto pacchetto di voti in Sicilia - un 2 per cento su scala nazionale, assicura - guarda avanti: le Europee del prossimo anno e il traguardo del 4 per cento.
La sua area di riferimento, non stando "né a destra né a sinistra", è il centro. Un posto dove di galli nel pollaio ce n'è già parecchi (appunto: da Renzi a Calenda) e lo spazio è poco. "Per noi il matrimonio d'interessi vale se fatto con il Terzo Polo in versione integrale per come si è presentato alle elezioni politiche, non siamo interessati a singole ''fuitine con Renzi o Calenda, proposte dall'uno e dall'altro", è il De Luca pensiero, il quale non difetta di sincerità. Allora adesso l'idea è quella di un listone civico nazionale: in Puglia c'è appunto Emiliano, in rotta di collisione con il Pd, che potrebbe offrirgli i voti dei suoi non riconducibili ai dem. In Campania c'è Vincenzo De Luca, un altro presidente di Regione ai ferri corti col Pd, e anche lì c'è l'idea di un mezzo matrimonio (di convenienza). In Lombardia ci sono Letizia Moratti e i leghisti-ex leghisti che non si ritrovano più nel corso nazionalista di Matteo Salvini, l'incontro pubblico con gli autonomisti del già ministro Roberto Castelli c'è già stato. Insomma: prendi uno 0,5 per cento di qui, un altro zero virgola di là, e magari il quorum arriva. Un risultato che consentirebbe a De Luca di accreditarsi come oggetto del desiderio sia di centrodestra che di centrosinistra in vista delle future Politiche.
Il personaggio di sicuro sa come far parlare di sé. Tra dirette social e trovate comunicative sembra tenere bene il palcoscenico della politica. Vanta un buon rapporto con Vittorio Sgarbi, ha stretto un patto e poi ha litigato con Dino Giarrusso, ora a seguirgli l'organizzazione c'è un'altra ex 5 Stelle come Laura Castelli. In Sicilia lo conoscono tutti e piace (alle regionali del 2022, da solo, ha preso il 24 per cento, più del centrosinistra e più del M5S; alle Politiche ha conquistato dei collegi), fuori dall'isola ha ancora parecchia strada da fare. Ma la politica italiana ha insegnato che tutto, ormai, può diventare possibile.