Autonomia, gli standard minimi per tutti troppo onerosi da finanziare. Valgono fino a 100 miliardi. Ecco cosa sono i Lep
a cura di Conchita SanninoRoberto Calderoli e la premier Girgia Meloni
(ansa)L’underdog ferma il caterpillar, per ora. Meloni non ha mai dato l’incondizionato via libera che il ministro Calderoli chiedeva sull’Autonomia differenziata. E con il percorso tutto in salita della manovra, l’obiettivo è messo in coda: FdI consolida paletti, manda segnali e conferma emendamenti. Che danno ragione ai reiterati allarmi dell’opposizione (e ai rilievi discretamente mossi, in tempi addietro, perfino dal Colle). Ma su tutto pesa il macigno rappresentato dai Lep, gli standard minimi dei servizi. Bisogna infatti ancora definirli. Ma soprattutto: finanziarli.
Che cosa sono i Lep?
I Lep sono i “Livelli essenziali delle prestazioni”. Cioé: l’obbligo per lo Stato di garantire a tutti i cittadini italiani, ovunque si nasca, la “quota” o i “livelli” accettabili di servizi, per lo stesso trattamento nei diritti sociali e civili. Sono 23 in tutto le materie su cui le regioni possono chiedere l’autonomia. Per alcune, senza i Lep nonsi può procedere .
Concretamente, cosa significa?
Occ…
L’underdog ferma il caterpillar, per ora. Meloni non ha mai dato l’incondizionato via libera che il ministro Calderoli chiedeva sull’Autonomia differenziata. E con il percorso tutto in salita della manovra, l’obiettivo è messo in coda: FdI consolida paletti, manda segnali e conferma emendamenti. Che danno ragione ai reiterati allarmi dell’opposizione (e ai rilievi discretamente mossi, in tempi addietro, perfino dal Colle). Ma su tutto pesa il macigno rappresentato dai Lep, gli standard minimi dei servizi. Bisogna infatti ancora definirli. Ma soprattutto: finanziarli.
Che cosa sono i Lep?
I Lep sono i “Livelli essenziali delle prestazioni”. Cioé: l’obbligo per lo Stato di garantire a tutti i cittadini italiani, ovunque si nasca, la “quota” o i “livelli” accettabili di servizi, per lo stesso trattamento nei diritti sociali e civili. Sono 23 in tutto le materie su cui le regioni possono chiedere l’autonomia. Per alcune, senza i Lep nonsi può procedere .
Concretamente, cosa significa?
Occorre fissare in numeri e percentuali per abitanti, ad esempio, la soglia al di sotto della quale non si può andare, su vari versanti: dal tempo pieno in una scuola alle siringhe in ospedale, fino al servizio trasporto dei disabili.
Oggi, su questi servizi, esiste una ricognizione che riguarda il Paese?
La ricognizione più importante c’è, realizzata dalla Spa pubblica Sose (Soluzioni per il Sistema Economico), datata 2017 ed era prevista dai decreti attuativi della Costituzione. Essa conferma che il territorio nazionale presenta dati assolutamente disomogenei: con regioni del Sud o aree interne che ricevono poco e offrono servizi inesistenti o molto fragili.
Fissare e finanziare i Lep significa colmare i divari?
È l’obiettivo per cui i Lep sono previsti nella Carta. E per cui la Corte Costituzionale definisce i Lep “elemento imprescindibile”.
Ma quanto occorrerebbe per finanziare i Lep?
Per finanziare i Lep in modo da colmare i divari occorre una cifra notevolissima. Secondo studi dello Svimez, tra gli 80 e i 100 miliardi di euro. Analisi di recente ribadita in Senato dal capogruppo Pd Francesco Boccia, e già agli atti della Commissione bicamerale “Questioni regionali” della scorsa legislatura.
Cosa prevede il Ddl Calderoli?
« La riforma Calderoli prevede in teoria la soglia “costituzionalmente necessaria” per rendere effettivi i diritti di cittadinanza. Ma nei fatti i Lep non sono definiti, né finanziati.
Che cosa è il Clep e perché è nato?
Il 23 marzo scorso è stato istituito, su idea di Calderoli e decreto firmato da Meloni, il Clep: “Comitato per i Livelli essenziali di Prestazioni”. Calderoli sceglie Sabino Cassese come “capo” e altri 60 saggi (giuristi, costituzionalisti, economisti) che dovranno definire i Livelli essenziali, assicura che possano compiere il lavoro in un anno.
Il Clep ha mantenuto i piani?
No, è stato un flop. Importanti membri hanno lasciato il Clep.
In quanti si sono dimessi?
Almeno sette. Alcuni spiegandone le ragioni, altri no. I primi a lasciare sono i dem Luciano Violante e Anna Finocchiaro. Poi abbandonano Giuliano Amato, Franco Bassanini, Franco Gallo e Alessandro Pajno. Tra le autorevoli defezioni, anche quella dell’ex ministra Paola Severino.
Ma perché lasciano?
In particolare, Amato, Bassanini, Gallo e Pajno rilevano il rischio che che le poche risorse previste non basteranno mai a garantire i livelli minimi di servizi nelle materie che potranno essere “liberate” per le Regioni.