Open to Meraviglia, la Venere-influencer di Santanchè è costata mezzo milione di euro (senza gara)
di Lorenzo De CiccoQuanto è costata alle casse dello Stato la Venere-influencer di Santanché su cui oggi indaga la Corte dei Conti? Altro che 130mila euro, come era emerso finora. Molto di più. Oltre mezzo milione. Una ridda di micro-affidamenti, senza gara, destinati al progetto “Open to meraviglia” del Ministero del Turismo. La Procura regionale del Lazio, come raccontato da Repubblica, ha appena deciso di aprire un fascicolo, per capire come mai la Venere digitale, che avrebbe dovuto rilanciare il turismo nel Belpaese, sia scomparsa dai social per oltre due mesi e in piena stagione turistica: dal 27 giugno, per poi ricomparire ieri notte dopo la notizia dell’indagine. I magistrati contabili chiederanno chiarimenti al dicastero guidato dalla meloniana Daniela Santanché e potrebbero delegare gli accertamenti alla Polizia postale.
Ma intanto dalle carte degli affidamenti, sull’asse Ministero del Turismo-Palazzo Chigi, iniziano ad affiorare i costi del progetto, che in poche settimane si è aren…
Quanto è costata alle casse dello Stato la Venere-influencer di Santanché su cui oggi indaga la Corte dei Conti? Altro che 130mila euro, come era emerso finora. Molto di più. Oltre mezzo milione. Una ridda di micro-affidamenti, senza gara, destinati al progetto “Open to meraviglia” del Ministero del Turismo. La Procura regionale del Lazio, come raccontato da Repubblica, ha appena deciso di aprire un fascicolo, per capire come mai la Venere digitale, che avrebbe dovuto rilanciare il turismo nel Belpaese, sia scomparsa dai social per oltre due mesi e in piena stagione turistica: dal 27 giugno, per poi ricomparire ieri notte dopo la notizia dell’indagine. I magistrati contabili chiederanno chiarimenti al dicastero guidato dalla meloniana Daniela Santanché e potrebbero delegare gli accertamenti alla Polizia postale.
Ma intanto dalle carte degli affidamenti, sull’asse Ministero del Turismo-Palazzo Chigi, iniziano ad affiorare i costi del progetto, che in poche settimane si è arenato. La Armando Testa Spa, la società di comunicazione che ha ideato la Venere influencer, ha ricevuto due affidamenti diretti. Entrambi quasi dello stesso importo: 136.620 euro dal Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri. Più altri 138mila euro da parte dell’Enit, l’ex ente nazionale turismo, che fa capo al ministero di Santanchè. Occhio all’importo: la soglia per le gare europee è di 140mila euro. Dunque entrambe le commesse, per poche migliaia di euro, casualità, si sono potute affidare direttamente, senza passare per una procedura pubblica. Fosse stato un unico appalto, da quasi 275mila euro, il governo avrebbe dovuto bandire una gara.
Il contratto dell’Enit, siglato il 13 aprile scorso (codice 97308252D2), è stato giustificato così: “Servizi creativi di Brand identity per il Ministero del Turismo e creazione di una campagna sul brand Italia”. Quello del dipartimento editoria di Palazzo Chigi (codice 9770741E88) invece aveva ad oggetto “il servizio di ideazione e realizzazione di un video promozionale”, da innestare “nella campagna di comunicazione istituzionale per la valorizzazione dell’immagine dell’Italia”. Con una scadenza che va molto oltre il 27 giugno scorso, quando la Venere social ha sospeso le attività: “19/04/2024”, si legge nel “dettaglio sulla procedura di affidamento” nei documenti di Palazzo Chigi. È stata la ministra Santanché in persona, con una lettera del 30 marzo, a chiedere alla Presidenza del Consiglio di attivarsi per affidare l’ordine per la realizzazione del video. Anche se la Armando Testa Spa in quel momento, c’è scritto nelle carte del dipartimento editoria, “non era presente sul Mercato elettronico della Pubblica amministrazione”. A queste due commesse, se ne aggiungono altre due per le spese di affissione, affidate ad altre due società, rispettivamente da 130mila e 135mila euro, sempre Iva esclusa. Totale: 540mila euro, più Iva.
Resta da capire perché la Venere di Santanché, nonostante questo esborso, sia scomparsa dai social per oltre due mesi, poche settimane dopo l’avvio della stagione turistica. Col profilo su Twitter cancellato e irreperibile su Facebook e TikTok. Il ministero ha parlato finora di “scelta ponderata”. E a Repubblica risulta che la pubblicazione materiale dei contenuti sul profilo della Venere non fosse in capo alla società esterna, ma fosse gestita direttamente dallo staff di Santanché. Dunque da chi è dipeso lo stop? “Nuove avventure ci aspettano”, è l’ultima promessa virtuale, nel post di ieri. E c’è chi giura che siano pronte nuove card, anche per la stagione invernale, con la Venere a Cortina, in tuta da sci.