Minoranze, patria e Resistenza: il controcanto di Mattarella alla retorica della destra
di Concetto VecchioÈ da qualche mese che Sergio Mattarella ha intensificato i suoi interventi sui valori fondanti della nostra democrazia. Messi in fila, a partire da quello di Cuneo del 25 aprile (“ora e sempre Resistenza”), questi discorsi compongono un controcanto ideale rispetto alla retorica della destra al potere. Se ne è avuta prova anche oggi a Torre Pellice, con un’uscita che si può riassumere con quattro parole chiave: minoranza, patria, Resistenza, Europa.
Inaugurando una targa per ricordare che qui tenne il suo primo discorso europeista Altiero Spinelli, ha ricordato ai valdesi la forza della loro presenza con parole significative: "La vostra comunità sa cosa significhino parole come "esiliati", "rifugiati", "accolti", "ritornati". Di cosa significhino "esilio" e "ritorno"”.
E il pensiero corre fatalmente agli esiliati e ai rifugiati del nostro tempo.
Le piccole patrie, ha detto, di Torre Pellice, “arricchiscono l’identità del nostro Paese”. Estensivamente vale per molti altri.
Quindi ha def…
È da qualche mese che Sergio Mattarella ha intensificato i suoi interventi sui valori fondanti della nostra democrazia. Messi in fila, a partire da quello di Cuneo del 25 aprile (“ora e sempre Resistenza”), questi discorsi compongono un controcanto ideale rispetto alla retorica della destra al potere. Se ne è avuta prova anche oggi a Torre Pellice, con un’uscita che si può riassumere con quattro parole chiave: minoranza, patria, Resistenza, Europa.
Inaugurando una targa per ricordare che qui tenne il suo primo discorso europeista Altiero Spinelli, ha ricordato ai valdesi la forza della loro presenza con parole significative: "La vostra comunità sa cosa significhino parole come "esiliati", "rifugiati", "accolti", "ritornati". Di cosa significhino "esilio" e "ritorno"”.
E il pensiero corre fatalmente agli esiliati e ai rifugiati del nostro tempo.
Le piccole patrie, ha detto, di Torre Pellice, “arricchiscono l’identità del nostro Paese”. Estensivamente vale per molti altri.
Quindi ha definito gli antifascisti, come Spinelli, patrioti. Offrendo così un significato opposto rispetto all’uso corrente che ne fa la destra: patriota è stato colui si è opposto al regime nazifascista.
Ha precisato Mattarella: “Dopo la contraffazione operata dal fascismo si comprese come il valore della patria non si esaurisce nella aspirazione a una storia comune ma come rilevi la capacità di costruire il futuro del nostro popolo, di una comunità responsabile, espressione autentica dei valori dei cittadini del nostro Paese”.
Il Piemonte è stato decisivo per la Liberazione dal nazifascismo, ci ha tenuto a ribadire, con passaggi ripetuti più volte, ricordando uno degli eroi di quella rivolta, Duccio Galimberti. Ora ci avviciniamo a grandi passi verso l’ottantesimo anniversario dell’8 settembre, che segnò anche l’avvio della Resistenza. Sergio Mattarella tra una settimana sarà a San Paolo, a Roma, dove nel 1943 militari, donne e uomini, furono impegnati nella strenua difesa di Roma minacciata dall’avanzata dei nazisti. Mattarella, nel chiamare l’applauso al partigiano Giulio Giordano presente in sala, ha precisato che l’8 settembre “fu anche l’ora del riscatto”.
Infine, a pochi mesi dall’avvio dalla campagna elettorale per le Europee, Mattarella ha ricordato che non possiamo fare a meno di questa Europa: un implicito invito a non disfarsene, nell’illusione di piegarla ai propri egoismi, “perché la Ue è soprattutto un insieme di valori”. Affrontare le crisi da soli è ormai è improponibile, l’ha ripetuto ancora una volta. L’Europa, pur nel viluppo delle sue contraddizioni, ha fatto la sua parte, prima durante la crisi finanziaria, e poi contro il Covid, (“e la salute – ha ricordato - non appartiene strettamente alla competenza comunitaria”), sottolineando l’importanza decisiva del Pnrr.
Molte cose sono già cambiate nell’ultimo anno, un picconare lento ed inesorabile ha cambiato il paesaggio politico, culturale e sociale dell’Italia. L’annunciato premierato, che renderebbe di fatto onorifica la funzione del Capo dello Stato, rappresenterebbe un colpo mortale al nostro sistema fatto di contrappesi.
Insomma, è come se Mattarella avvertisse una lenta erosione dei valori, strisciante, inesorabile; da qui l’intensificarsi di una pedagogia repubblicana sempre più allarmata.